Primus Forlì Medical Center

Teniasi, un'infezione intestinale da non sottovalutare

18 settembre 2018
Teniasi, un'infezione intestinale da non sottovalutare
Il consumo di cibi contaminati da tenia, un verme in grado di vivere e crescere nell’intestino umano, provoca la teniasi, un disturbo che si manifesta con debolezza, nausea, vomito, diarrea o al contrario stitichezza, eccesivo dimagrimento, diminuzione dell’appetito, dolore ombelicale e addominale,  prurito anale. Ecco come riconoscerla e affrontarla con tempestività, con i consigli e le indicazioni del Dott. Nicola Castaldini, Direttore Sanitario di Primus Forlì Medical Center.
 
Che cos’è la tenia e come si contrae la teniasi?
 
La teniasi è un’infezione dovuta a un parassita, conosciuto comunemente come verme solitario. Quando infetta l’intestino si ciba del cibo ingerito, provocando un’alterazione della flora batterica e dell’assorbimento dei nutrienti essenziali per l’organismo, in particolare di vitamine e minerali, che dà origine a un’infiammazione e ad un malassorbimento dei nutrienti; nei casi più gravi anche a un’ostruzione intestinale. Talvolta l’infezione può coinvolgere il cervello, sviluppando sintomi neurologici.
 
Quali sono le possibili cause? 
 
La trasmissione avviene attraverso l’ingestione di pesce o di carne (specie bovina o suina), crudi o non adeguatamente cotti, affumicati o in salamoia, infettati dal parassita. Ma può dipendere anche dal consumo di acqua potabile contaminata da feci di animali o dalla scarsa igiene. Per ridurre il rischio di trasmissione il consiglio è di lavare sempre le mani prima di mangiare e di cuocere bene i cibi o di congelarli per almeno dieci giorni prima di consumarli.
 
Una volta individuata, qual è la procedura terapeutica per contrastare l'infezione?
 
Quando compaiono i primi sintomi (nausea, diarrea, debolezza, perdita di peso nonostante la fame, dolore addominale spesso localizzato in un punto preciso) è importante rivolgersi subito a uno specialista gastroenterologo o internista che, attraverso  l’analisi delle feci e del sangue, potrà diagnosticare la presenza del parassita. In caso di cisti è necessario sottoporsi anche a un’ecografia, a una TAC o a una Risonanza Magnetica nei dubbi di infezione cerebrale. Per curare l’infezione si può ricorrere a farmaci antiparassitari a base di albendazolo (tranne in gravidanza), niclosamide o mebendazolo, in associazione a lassativi che favoriscono l’eliminazione del parassita attraverso le feci. Trascurando il problema, invece, si può rischiare la vita.
 
Qualche consiglio per tutti i giorni, dopo la terapia. 
 
Per favorire il ripristino della flora batterica e accelerare la guarigione è importante prestare particolare attenzione all’alimentazione, privilegiando cibi dall’azione antiparassitaria come aglio, cipolle e spezie (in particolare curcuma e zenzero), quelli ricchi di fibre (cereali integrali, frutta e verdura), che aiutano a ripulire l’intestino e di vitamina C (kiwi, limone, pompelmo, arancia e molti altri) che hanno un’eccellente azione antinfiammatoria.



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