Città di Lecce Hospital

Breast Unit: il dottor Antonio Nardella, premiato per l’approccio umano alle pazienti

05 dicembre 2019
Il responsabile della Radioterapia della Breast Unit di Città di Lecce Hospital – il dottor Antonio Nardella - è arrivato tra i finalisti della terza edizione del Premio “Laudato Medico”, istituito da Europa Donna Italia, per l’attenzione alla umanità e alla empatia mostrata nei confronti delle pazienti affette da tumore al seno e in cura presso l’ospedale di GVM a Lecce.
 
Sono state le pazienti ad esprimere il loro giudizio tramite una votazione on line, tenendo conto di  cinque criteri di valutazione: disponibilità a interagire, ascolto attento ai bisogni, comunicazione chiara, empatia dimostrata e sostegno ricevuto. Abbiamo chiesto al dottor Nardella come viene fornito il supporto alle pazienti e in cosa si traduce l’approccio umano.
 
Dottor Nardella, quale è il significato di umanizzazione delle cure?
“L’umanizzazione è uno dei più recenti indicatori di qualità fissati a livello ministeriale per migliorare i processi di cura e assicurare una qualità delle prestazioni. Questo significa che la professionalità non basta per ricoprire il ruolo di medico, è necessario stabilire un rapporto di fiducia ed empatia con la paziente in modo tale da offrirle non solo l’iter terapeutico migliore ma darle quella forza necessaria per affrontare l’aspetto emotivo, inevitabilmente legato alla patologia oncologica”.
 
Per la radioterapia esistono raccomandazioni specifiche?
“La radioterapia rappresenta nell’iter di cura un passaggio delicato. Le pazienti hanno un carico emotivo importante, in quanto sono state già operate o hanno già affrontato cicli di chemioterapia. Arrivano dunque spaventate, e il nostro obiettivo è quello di rassicurarle specie in riferimento ai benefici e alla assenza di rischi del trattamento radioterapico”.
 
Quali sono le paure più frequenti?
“Hanno molto spesso paura di essere radioattive subito dopo il trattamento e di non poter condurre una vita normale al di fuori dell’ospedale. E’ qui che subentra l’umanità, la presa in carico a 360 gradi, e l’attenzione a mettere la paziente e la donna al centro della assistenza. La  patologia è uguale ma il paziente è diverso, così come sono diverse percezioni, emozioni e stati d’animo. Sosteniamo le donne nelle loro fragilità stando anche attenti a restituire la dignità che spesso temono di aver perso a causa degli effetti della malattia”.
 
Anche le famiglie delle pazienti vengono coinvolte nella umanizzazione?
“L’attenzione all’aspetto umano parte proprio dall’ambiente famigliare. La patologia ha riflessi inevitabili sulla famiglia ed è per questo ad esempio che io invito la paziente a farsi accompagnare in ospedale dal marito o da un parente, con l’intento di coinvolgere le figure più vicine della sfera affettive e fare in modo che si costruisca una rete di sostegno psicologico”.
 
 
Per maggiori informazioni contatta la struttura allo 0832.229111 oppure scrivici
 

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