L’attività dell’ambulatorio di Endoscopia diagnostica e operativa del
Maria Cecilia Hospital mira a sfatare la paura di esami tradizionalmente temuti come colonscopia e gastroscopia. Raggiungere questo risultato è possibile anche grazie all’utilizzo delle tecnologie più innovative, come conferma il
dottor Pietro Fabbri, gastroenterologo di Maria Cecilia Hospital a Cotignola.
«Gran parte del nostro impegno è diretto ad affermare l’accettabilità delle indagini endoscopiche, verso cui tanti nutrono un autentico terrore. Spesso, infatti, si tendono a evitare gastroscopia e colonscopia in quanto li si considera esami dolorosi, disagevoli, per nulla confortevoli. Nella nostra struttura, ci spendiamo, invece, affinché siano il più possibile a misura d’uomo, in modo tale che siano vissuti con la massima serenità e tranquillità».
Ciò significa non solo avvalersi dell’assistenza dell’anestesista, comunque sempre più richiesta, ma ricorrere, ad esempio, a tecniche di sedazione. D’altra parte, si tratta di indagini fondamentali, che se eseguite in tempi adeguati, permettono di attuare cure e trattamenti che prevengono lo sviluppo di varie patologie anche gravi.
«Per quanto riguarda la colonscopia, l’età consigliata per effettuarla è a partire dai 50 e i 60 anni perché considerata più a rischio e questo è valido per tutta la popolazione generale anche senza alcun sintomo né familiarità. In questo senso ha molto aiutato il progetto di screening del sangue occulto fecale.
Negli ultimi anni si è registrato un fenomeno in crescita: un aumento significativo del riscontro di polipi e tumori in pazienti giovani al dì sotto dei 50 anni. Pertanto, in presenza di sintomi, tracce ematiche, turbe dell’alvo (cambiamento nelle normali abitudini intestinali, come ad esempio andare in bagno più o meno spesso del solito, avere feci molli o dure) o in caso di familiarità per patologie rilevanti del colon, è opportuno eseguire la colonscopia a scopo di prevenzione; anche un semplice sangue occulto negativo non garantisce l’assenza di patologie».
Sul versante della gastroscopia, invece,
«non vi è un obbligo così stringente rispetto all’età in cui effettuarla». Tuttavia,
«ci troviamo in Romagna, regione che rappresenta la punta dell’iceberg per lo sviluppo delle malattie dello stomaco, non solo in Italia, ma in tutta Europa». Pertanto,
«qualora si soffra, anche in forma modesta, di bruciori o dispepsia, ovvero cattiva digestione, mi sento di suggerire, a scopo preventivo, intorno ai 50 anni, di sottoporsi comunque a una gastroscopia».
Grazie all’introduzione di strumentazioni di ultima generazione, da settembre scorso presso Maria Cecilia Hospital è stato potenziato il servizio di endoscopia digestiva con un nuovo sistema endoscopico avanzato: l’Olympus X con strumenti della serie 1100.
«Questa tecnologia permette di ingrandire le immagini ad altissima definizione, aiutando a distinguere con precisione le aree di tessuto sano da quelle potenzialmente malate, che possono così essere rimosse durante lo stesso esame (one-time).
Il sistema utilizza un particolare fascio di luce chiamato Nbi, che cambia la colorazione delle immagini - un po’ come se si osservasse tutto con luce ultravioletta - rendendo visibili anche le più piccole irregolarità della mucosa. Questa innovazione si è dimostrata estremamente utile nell’individuare polipi molto piccoli nel colon, aree di gastrite anomale e lesioni precoci dell’esofago. Inoltre, un esame condotto con maggiore accuratezza ha una validità più lunga nel tempo, permettendo così di ridurre sia la frequenza che il numero degli esami necessari. Grazie a queste nuove tecnologie, oggi è possibile asportare piccole aree sospette e analizzarle subito: una possibilità che non era disponibile con gli strumenti tradizionali».
A Maria Cecilia Hospital, particolare attenzione è riservata alla relazione con il paziente, che non si esaurisce con l’esecuzione dell’esame.
«Dedichiamo sempre il tempo necessario per fornire spiegazioni, consigli terapeutici o indicazioni sui controlli da seguire, siamo fermamente convinti dell’importanza del contatto umano».