G.B. Mangioni Hospital / 09 novembre 2022

Diabete e sistema gastrointestinale: qual è la relazione?

Diabete e sistema gastrointestinale: qual è la relazione?
Il diabete mellito coinvolge il 5,9% della popolazione italiana e il dato è in crescita (fonte: Epicentro ISS). La prevalenza del diabete nella popolazione aumenta con l’età (il 16% dopo i 65 anni). 

Quali sono le relazioni con le problematiche a danno del sistema gastrointestinale? Lo abbiamo chiesto al dottor Sergio Brunati, della Gastroenterologia di G.B. Mangioni Hospital, ospedale polispecialistico di Lecco - accreditato SSN.

Gli effetti del diabete sulle funzioni dei vari apparati del nostro organismo

Circa metà dei pazienti con diabete sviluppa neuropatie: il termine neuropatia indica qualsiasi danno a carico di un mervo periferico. Il diabete può compromettere i nervi periferici sostanzialmente in due modi:
  • alterazione circolatoria (vasculopatia o arteriopatia periferica) dovuta a una riduzione dell’apporto di sangue (ischemia) a livello dei capillari nervosi;
  • alterazione metabolica, quando si verifica un danno metabolico diretto alle fibre nervose, come un accumulo di zuccheri che nel tempo, se persiste, provoca rigonfiamento (edema) del nervo o alterazioni della guaina protettiva di mielina (demielinizzazione) che lo riveste. Ne consegue un danno alla capacità del nervo di portare gli stimoli, così come accadrebbe a un cavo elettrico con la guaina danneggiata.
Approfondiamo un particolare tipo di neuropatia: la neuropatia autonomica, che danneggia i nervi involontari (autonomi) del sistema nervoso simpatico e parasimpatico: sono quelli che collegano i tessuti del corpo al cervello e al midollo spinale, regolando funzioni come la respirazione, la frequenza cardiaca, la digestione e le funzioni del tubo digerente, il sudore ecc. 

I danni a carico del sistema gastrointestinale

Quando è colpito il sistema gastrointestinale (stomaco, intestino e altri organi della digestione) i sintomi sono aspecifici: bruciori di stomaco, dolori addominali, difficoltà di digestione, nausea, vomito dopo il pasto, turbe dell’alvo (incontinenza, diarrea, stipsi prolungata, occlusione intestinale, perdita di appetito, senso di sazietà precoce. 
 
Le alterazioni riguardano soprattutto lo stomaco e il piccolo intestino (digiuno e ileo). Purtroppo però non risparmiano tutti gli altri distretti del tubo digerente.

L'incidenza sull'esofago e la disfunzione motoria esofagea

Questa particolare disfunzione si manifesta con la riduzione o l’assenza di onde peristaltiche primarie in più del 50% pazienti diabetici. Tipicamente, osserviamo un’aumentata durata delle contrazioni, che possono essere spontanee e ripetitive o  contrazioni aperistaltiche. 
Risulta ridotta anche la pressione dello sfintere esofageo inferiore (che inibisce il passaggio tra esofago e stomaco) e diminuisce l’ ampiezza delle contrazioni faringee e esofagee, quindi diventa più frequente il reflusso esofageo.

Una complicanza secondaria può essere l’esofagite da candida. I diabetici ne sono predisposti, specie in un diabete non ben controllato.

La disfunzione faringea può essere anche più frequente di quella esofagea e provoca disturbi della deglutizione, quali difficoltà di progressione del bolo (cibo) dalla faringe all'esofago e aspirazione tracheobronchiale dello stesso.

Le conseguenze sull'ntestino crasso

La stipsi è presente nel 60% dei diabetici con neuropatia a causa di una anormalità nei meccanismi di controllo nervoso, mentre l’attività muscolare è intatta. 

Le alterazioni delle funzioni ano-rettali

Questa alterazione è nella quasi totalità dei casi una forma di incontinenza fecale: il disturbo è caratterizzato dalla perdita involontaria di feci e gas intestinali. Chi ne soffre non riesce a controllare, del tutto o in parte, la defecazione e lo sfintere anale

La relazione con il fegato

L'epatopatia da accumulo di glicogeno

L’aumento di glicogeno epatico si rileva in una percentuale sino 80% dei pazienti diabetici. Coesiste spesso  l’epatomegalia. Si attenua con la normalizzazione dei livelli di insulina.

La steatosi e steatoepatite - cirrosi

Il cosiddetto fegato grasso può svilupparsi per diversi motivi e coinvolge molti meccanismi biochimici, spesso dipendenti da una sindrome metabolica (come l’obesità, il diabete mellito tipo 2, una dislipidemia con aumento di trigliceridi e/o colesterolo).

Causa differenti tipi di danno epatico. Può provocare flogosi (infiammazione) secondaria e fibrosi (tessuto privo di funzione, composto da un ammasso di fibre collagene). Se la steatosi si trasforma in steatoepatite non alcolica (NASH) può provocare cirrosi e ipertensione portale. Ne soffre il 50 % di pazienti con diabete tipo 2, obesi.

L'emocromatosi

E' l'intolleranza ai carboidrati da sovraccarico di ferro del fegato e del pancreas. Si tratta infatti di una malattia ereditaria determinata da difetti nei meccanismi di regolazione del metabolismo del ferro, che conducono al progressivo accumulo di ferro nell'organismo. Potrebbe quindi essere geneticamente associata.

La relazione con le patologie del pancreas

Il diabete aumenta il rischio di pancreatite acuta causata delle alterazioni vascolari del pancreas. La funzione pancreatica esocrina è ridotta in un'elevata percentuale di pazienti diabetici (specie tipo uno). La colangio pancreatografia retrograda endoscopica è un esame che studia le vie biliari: risulta anomala nel 40% del diabete tipo 1 e 26% del tipo 2.

La relazione tra diabete e celiachia

La celiachia è un’enteropatia auto–infiammatoria permanente, con tratti di auto-immunità, scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti. 

Il glutine è la frazione proteica di grano, orzo, segale e si trova principalmente in alimenti a base di frumento come pane, pasta, pizza, biscotti e snack dolci e salati. La celiachia causa una risposta infiammatoria abnorme a livello dell’intestino tenue. La risposta immunitaria genera un’infiammazione cronica che, a sua volta, danneggia i tessuti dell’intestino e porta alla scomparsa dei villi intestinali, importanti per l’assorbimento dei nutrienti. 

Un celiaco quindi, oltre al danno diretto, subisce un consistente danno indiretto perché non è in grado di assorbire sostanze nutritive e quindi rischia la malnutrizione.
Il 3,5-10% delle persone affette da celiachia sviluppa nel corso della vita il diabete di tipo 1, e viceversa. Per questo motivo, alla diagnosi di una delle due patologie, segue solitamente il consiglio ad effettuare lo screening per l'altra.
I sintomi sono diarrea gonfiore addominale, dolori addominali, perdita di peso, malassorbimento intestinale. La diarrea può precedere l’esordio clinico del diabete. In questo caso è spesso assente la neuropatia periferica.
Sono invece presenti episodi di ipoglicemia in concomitanza con l’aggravamento della diarrea.
Gli esami diagnostici da eseguire sono la gastroscopia con biopsie duodenali e la ricerca di anticorpi.
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Revisione medica a cura di: Dott. Sergio Brunati
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