Negli ultimi anni la medicina interventistica ha compiuto importanti passi avanti, offrendo alternative sempre meno invasive alla chirurgia tradizionale: in senologia, una delle tecniche più innovative è la crioablazione. Si tratta di una procedura che sfrutta il freddo estremo per distruggere selettivamente il tessuto patologico, preservando in maniera ottimale la struttura e l’estetica del seno.
Utilizzata principalmente nel trattamento dei fibroadenomi mammari e attualmente oggetto di studi in ambito oncologico, la crioablazione rappresenta una soluzione efficace, sicura e ben tollerata dalle pazienti, con tempi di recupero rapidi e minime complicanze.
La dott.ssa Laura La Barbera, specialista in Radiologia senologica e di genere presso Ospedale San Carlo di Nancy di Roma, ci spiega cos’è la crioablazione, come funziona, quali sono i criteri di selezione delle pazienti, i principali vantaggi rispetto alla chirurgia tradizionale e le prospettive della tecnica.
Cos’è la crioablazione?
La crioablazione è una metodica interventistica mininvasiva, alternativa alla chirurgia, che utilizza temperature estremamente basse con lo scopo di distruggere le cellule tumorali delle regioni interessate. Attualmente, viene impiegata in caso di lesioni benigne come i fibroadenomi mammari.
Utilizza un gas refrigerante, argon o azoto, che consente di raggiungere temperature molto basse, meno 170-190 gradi, rilasciato da una criosonda posizionata sotto guida ecografica al centro del nodulo mammario. La formazione progressiva di una palla di ghiaccio, la cosiddetta iceball, ingloba il nodulo congelandolo e provocando la necrosi del tessuto.
I criteri di scelta delle pazienti
La crioablazione si utilizza soprattutto per il fibroadenoma mammario. Primo tra i criteri di scelta della paziente la sicurezza che il nodulo sia un fibroadenoma, che per questo viene caratterizzato con una biopsia e un esame istologico per la diagnosi. In seguito, è eseguita una valutazione ecografica e clinica, in quanto sulle lesioni superiori a 4/4,5 cm l’efficacia di questa tecnica può essere ridotta.
Altro criterio è la distanza del nodulo dalla cute, che deve essere almeno di circa 1 cm, per evitare il congelamento dell’epidermide. Generalmente, vengono trattati anche fibroadenomi con distanza leggermente minore dalla cute, 0,7-0,8 cm, grazie all’utilizzo durante la procedura di un “cuscinetto” di soluzione fisiologica iniettata tra la superficie e l’iceball. Si possono trattare con efficacia i noduli profondi, fino alla parete toracica.
Sempre col fine di proteggere la cute dal congelamento, si utilizzano direttamente sulla pelle delle garze sterili imbevute di soluzione fisiologica calda.
I vantaggi per la paziente
Rispetto alla chirurgia tradizionale, i vantaggi per la paziente sono diversi.
I principali:
- Beneficio estetico, in quanto si evita la cicatrice dell’incisione.
- Assenza di dolore post procedurale.
- Assenza di depressione sul sito dell’asportazione.
- Eventuali assimmetrie post-intervento.
Quando si tratta di noduli di una certa dimensione, infatti, per esempio sopra i 3 centimetri, specialmente in mammelle piccole, portando via una parte di tessuto si può verificare una depressione sul profilo cutaneo, che con la crioablazione non è presente.
Dopo la procedura mininvasiva, nel giro di sei mesi circa, il tessuto va in necrosi e viene fisiologicamente riassorbito nel tempo. Di conseguenza, i volumi si riadattano allo spazio mantenendo la normale estetica e forma del seno. Con la crioablazione si limitano anche alcune complicanze dell’intervento tradizionale, come dolore, infezioni, raccolte post-chirurgiche (accumuli di liquidi come siero, sangue, pus, che si formano sotto la pelle o internamente).
Come si svolge la procedura
La procedura è ambulatoriale e dura circa un’ora, dalla preparazione alla conclusione. Prevede, dopo la disinfezione della cute, un’anestesia locale nel punto d’ingresso della criosonda (un ago simile a quello utilizzato per la biopsia, a volte più piccolo), che viene inserita senza l’utilizzo del bisturi.
Con la guida ecografica è possibile seguire passo passo il tragitto della criosonda attraverso la cute, tra il tessuto mammario e fino al centro del nodulo. È importante che la criosonda sia al centro della lesione, circostanza che è verificata con precisione proprio grazie alla guida ecografica. Una volta posizionato l’ago, si avvia un primo congelamento di 10 minuti, seguito da uno scongelamento e da una seconda fase di congelamento.
La procedura è indolore e si conclude con l’ultimo scongelamento, l’estrazione della sonda e la medicazione della paziente, con somministrazione in sede di un antibiotico. La paziente resta in osservazione circa un’ora, in seguito è dimessa e può tornare a casa.
Follow-up
Si esegue una prima valutazione ecografica a 3 mesi dall’intervento, poi a 6 mesi e a 12 mesi. Il tessuto nodulare viene riassorbito lentamente nel tempo, può rimanere un “fantasma”, come una cicatrice interna, ma non sono segnalate recidive.