Clinica Privata Villalba

Il trattamento delle tendinopatie degenerative del tendine d'Achille

05 settembre 2019
Il tendine d’Achille è il tendine più grande e più forte del nostro corpo, connette i muscoli del polpaccio - il gastrocnemio e il soleo - al calcagno, l'elemento osseo che costituisce il tallone. Questi muscoli hanno come funzione quella di estendere la caviglia, sia a ginocchio esteso che flesso, azione fondamentale per camminare, correre e saltare.

“Il tendine – spiega il dott. Michele Risi, specialista in Ortopedia e Traumatologia e Chirurgia del Piede e Caviglia di Clinica Privata Villalba di Bologna – è avvolto per tutto il suo decorso in una guaina chiamata “peritenonio”, un strato sottile di tessuto connettivo denso di spessore variabile, le cui fibre che avvolgono il tendine e penetrano dentro di esso per conferirgli compattezza.
La vascolarizzazione del tendine avviene sia attraverso arterie interossee provenienti dal calcagno che da arterie intramuscolari, ma la zona di tendine sopra l’inserzione calcaneare, tra il secondo e il sesto centimetro, è una zona scarsamente vascolarizzata. Tale scarsezza di circolazione lo rende in quest’area più vulnerabile a lesioni e a degenerazione”.

“Bisogna distinguere due tipi di tendinopatie, riferite soprattutto in corrispondenza della protuberanza postero laterale del calcagno:
  • Tendiniti non inserzionali: solitamente interessano la porzione critica del tendine sopra l’inserzione calcaneare. È tipica di pazienti giovani che praticano attività sportiva, in particolare la corsa e il salto, durante la quale le forze che insistono nell’area del tendine possono aumentare sino a 10 volte rispetto al peso del corpo, causando micro-rotture delle fibre tendinee. Tali lesioni, se trascurate, possono portare anche alla rottura completa del tendine.
     
  • Tendiniti inserzionali: coinvolgono la porzione più distale del tendine, quella che va ad inserirsi sul calcagno, non sono legate alla pratica di attività sportiva e sono frequenti anche in pazienti anziani.
"Possono associarsi ad un escrescenza ossea sul versante superiore del calcagno, nota come “deformità di Haglund”, e a una borsite calcaneare, un’infiammazione riconoscibile dai sintomi tipici che includono gonfiore, calore e un punto dolente sulla parte posteriore del tallone. Frequente è anche la formazione di uno sperone calcaneare all’interno o lungo la periferia dell’inserzione del tendine stesso.
Possiamo invece distinguere tre stadi di tendinopatia:
  • Stadio I: in cui è presente un infiammazione che interessa le strutture tendinee che lo avvolgono, mentre il tendine è integro, viene chiamata anche peritendinite.
     
  • Stadio II: in cui al processo infiammatorio che interessa le strutture tendinee si associa anche una degenerazione del tendine, prende il nome di peritendinite con tendinosi.
     
  • Stadio III: in cui è presente solo una tendinosi, cioè la degenerazione asintomatica del tendine senza infiammazione concomitante. In questo caso può svilupparsi una rottura interstiziale, parziale o una rottura acuta completa.
     
"Tra le cause più comuni abbiamo sindromi da sovraccarico funzionale legate a microtraumatismi, perdita di elasticità del tendine a causa dell’invecchiamento e problemi posturali come iperpronazione – eccessiva rotazione del piede verso l'interno - o varismo dell’avampiede. Ancora, allenamenti su superfici irregolari o eccessivamente dure o in discesa, prominenza abnorme della porzione posteriore del calcagno (il già citato Morbo di Haglund) e l’uso di calzature inadeguate”.

“I pazienti lamentano tipicamente un dolore nell’area della porzione distale del tendine, solitamente sotto forma di fitte. Il dolore spesso si sviluppa con le prime attività mattutine e può aumentare con l’esercizio fisico, ed essere avvertito sia nella semplice deambulazione che durante la corsa. Nei casi più avanzati è presente tumefazione, riduzione dei movimenti della caviglia, ispessimento del tendine, arrossamento e aumento della temperatura cutanea”.

“Nella maggior parte dei casi il dolore al versante posteriore del tallone viene trattato con pieno successo utilizzando trattamenti conservativi, non chirurgici, quali terapie farmacologiche, sedute di fisioterapia - in particolare Tecar (Trasferimento Energetico Capacitivo-Resistivo) - ultrasuoni e onde d’urto, infiltrazioni con acido ialuronico e gel piastrinico e immobilizzazione con tutori diurni e notturni. Uno dei fattori più significativi che influenzano la prognosi e la guarigione con trattamento conservativo è la durata dei sintomi: se una tendinosi è stata presente per sei mesi o più, la patologia è più difficile da trattare in modo non chirurgico”.

“Quando la terapia conservativa non è sufficiente, il paziente deve sottoporsi a intervento chirurgico. Lo scopo è quello di rimuovere l’infiammazione e i tessuti eccessivamente degenerati e di rigenerare il tessuto tendineo. Il trattamento tradizionale consiste nell’esporre la porzione di tendine degenerato per poi procedere alla resezione del peritenonio e allo sbrigliamento del tendine”.

“Il trattamento innovativo che svolgiamo in Clinica Privata Villalba consiste nell’effettuare, con procedura mininvasiva ambulatoriale, delle scarificazioni - piccole lesioni superficiali - longitudinali e parallele al decorso delle fibre tendinee, eseguite in modo percutaneo senza ferita chirurgica utilizzando un bisturi da microchirurgia. Nelle piccole "trincee" ottenute iniettiamo i fattori di crescita presenti nel gel piastrinico prelevato e ottenuto dalla centrifugazione del sangue. Nei casi più severi ricorriamo all’innesto di grasso addominale, ricco di cellule mesenchimali, prelevato con una piccola cannula e processato secondo il sistema Lipogems, in modo da potenziare i processi di rigenerazione e riparazione tissutale”.
 
 
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