Incontinenza urinaria maschile e femminile: sintomi, diagnosi e trattamenti

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L'incontinenza urinaria è l’emissione involontaria e incontrollata di urina che affligge le donne in misura maggiore rispetto agli uomini.  Ne parliamo con il prof. Giovanni Muto, specialista in Chirurgia Urologica alla Clinica Santa Caterina da Siena e Maria Pia Hospital di Torino.

L’incontinenza urinaria si può manifestare in diverse forme?

L'incontinenza urinaria è una disfunzione che si può differenziare nelle seguenti tipologie:
  • Incontinenza da stress, provocata da uno stimolo, come un colpo di tosse, una risata improvvisa, uno starnuto, uno sforzo che esercita una pressione sulla vescica.
  • Incontinenza da urgenza, l’improvvisa esigenza di urinare, talvolta anche di notte, causata da una contrazione involontaria e incontrollabile della vescica 
  • Incontinenza da rigurgito o ostruttiva, è caratterizzata dal riempimento eccessivo della vescica oltre le sue capacità, per un ostacolo che ne impedisce lo svuotamento completo durante la minzione

Quali sono le principali cause di insorgenza dell’incontinenza urinaria femminile e maschile?

Nelle donne, i fattori responsabili possono essere la gravidanza, il parto, la menopausa o l'intervento di rimozione dell'utero (isterectomia), cistiti frequenti acute o croniche (cistite interstiziale). Negli uomini, invece, può essere causata da un aumento del volume della prostata o da un post-intervento di rimozione della prostata. Altre possibili cause possono essere infezioni batteriche del tratto urinario, stipsi (stitichezza), presenza di calcoli, patologie neurologiche quali ictus, Alzheimer, Parkinson che possono interrompere o alterare la comunicazione tra cervello e vescica, oppure danni ai nervi causati da diabete, sclerosi multipla o lesioni del midollo spinale.

Quali sono i sintomi?

Il sintomo tipico è il bisogno incontrollato di urinare non solo di giorno ma anche di notte, con conseguenti perdite di urina e minzione dolorosa. Questi sintomi compromettono la qualità della vita, lo stato emotivo, sociale e relazionale dei pazienti.

Come si diagnostica?

Dopo aver raccolto l’anamnesi del paziente, lo specialista passa all’esame obiettivo e alla prescrizione di alcuni test clinici specifici:
  • analisi delle urine, per individuare eventuali infezioni 
  • ecografia pelvica
  • uroflussometria con residuo post-minzionale, per misurare il flusso minzionale e valutare la funzionalità dello svuotamento della vescica 
  • esame urodinamico, per esaminare la funzionalità della vescica e dell’uretere 
  • cistoscopia, per escludere o confermare disfunzioni del tratto urinario

Quali sono i trattamenti per gestire questa disfunzione?

Le opzioni di trattamento differiscono in relazione all’età, alla severità dello stadio di incontinenza, allo stile di vita e al quadro clinico del paziente:
  • terapia riabilitativa per rinforzare il pavimento pelvico, esercizi specifici e personalizzati 
  • elettrostimolazione, utilizza un’elettro-sonda in vagina per tonificare i muscoli pelvici
  • biofeedback, è una ginnastica attiva, di contrazione e di decontrazione muscolare, la paziente, grazie ad una sonda inserita in vagina, osservando un monitor, impara a eseguire in modo corretto questi movimenti
  • terapia farmacologica, si basa sugli anticolinergici che inibiscono le contrazioni della vescica
  • chirurgia

Qual è la tecnica chirurgica utilizzata per l’incontinenza urinaria femminile?

L’approccio chirurgico di elezione, per l’incontinenza urinaria femminile, è l’inserimento, con un apposito ago e una piccola incisione vaginale, di uno Sling, piccola banderella in materiale biocompatibile che viene posizionata, senza tensione, sotto l’uretra in modo da creare un supporto per l’uretra stessa. 
I vantaggi di questo approccio chirurgico, eseguito in anestesia loco-regionale, sono:
  • minima invasività e conservazione dei tessuti circostanti 
  • ridotta degenza, in day surgery, la paziente viene dimessa nello stesso giorno o entro le 24 ore
  • riduzione del dolore postoperatorio
  • ripresa rapida delle normali attività della vita quotidiana
  • ripristino della continenza nel 90% dei casi

A quale terapia chirurgica, invece, si può ricorrere per l’incontinenza urinaria maschile?

Il gold standard della chirurgia per l’incontinenza urinaria maschile è l’inserimento di uno sfintere artificiale, una protesi impiantabile che ripristina il controllo urinario. E’ formato da 3 elementi:
  • serbatoio, un palloncino che viene collocato vicino alla vescica
  • cuffia, un manicotto che si sgonfia e si gonfia all’occorrenza, posizionata intorno all’uretra
  • pompa, inserita a livello dello scroto in maniera che sia avvertita al tatto
Questi componenti sono collegati da alcuni tubicini per la circolazione del liquido all’interno.
Il funzionamento è semplice, se la protesi è in modalità attiva, la cuffia è piena di liquido ed esercita una delicata pressione sull’uretra chiudendola, impedendo all’urina di uscire. Se il paziente sente il bisogno di urinare, preme la pompa un paio di volte così, il liquido presente nella cuffia, passa nel serbatoio. In questo modo si riduce la pressione sull’uretra e può iniziare la minzione. Al termine della minzione il liquido torna nuovamente nella cuffia e, comprimendo nuovamente l’uretra, ripristina la continenza.

Come si svolge la procedura chirurgica?

La procedura è mininvasiva e si esegue, generalmente, in anestesia loco-regionale. Vengono praticate due incisioni, la prima sotto lo scroto, per inserire la cuffia nel sacco scrotale in modo che il paziente possa sentirla al tatto e gestirla in autonomia, la seconda a livello addominale dove viene inserito il serbatoio. La degenza è di circa 2/3 giorni; dopo circa un mese, il paziente può riprendere anche l’attività sportiva e sessuale.
Nel post-intervento, la protesi, deve restare inattiva per circa 30 giorni, dopodiché l’urologo la attiva e ne controlla il corretto funzionamento.
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CLINICA SANTA CATERINA DA SIENA MARIA PIA HOSPITAL
Revisione medica a cura di: Prof. Giovanni Muto
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