Maria Eleonora Hospital / 20 novembre 2020

Lo psicologo in reparto: un supporto per pazienti e i familiari

Lo psicologo in reparto: un supporto per pazienti e i familiari
La salute non è solo assenza di malattia, ma uno stato di completo benessere fisico. È questa la definizione che l’OMS dà del concetto di salute, ed è questo il principio che ispira il servizio di supporto psicologico che è stato introdotto a Maria Eleonora Hospital di Palermo, Ospedale di Alta Specialità accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale.

Il servizio è la risposta concreta al bisogno di poter contare su un supporto psicologico sia per i pazienti sia per i caregiver, ovvero coloro che se ne prendono cura, che siano familiari o no.  Il lavoro delle psicologhe è anche quello di facilitare, attraverso un supporto a distanza, la gestione del carico emotivo dei familiari dei ricoverati che, a causa della lontananza, non riescono a comprendere chiaramente le reali condizioni del paziente.

L’attività, fortemente voluta dalla direzione sanitaria della struttura, è portata avanti dalla dott.ssa Vitalba Lamia e dalla dott.ssa Fabrizia Rubino, entrambe psicologhe che lavorano in stretta sinergia con specialisti, infermieri e fisioterapisti, condividendone informazioni, linguaggi e saperi in maniera integrata e facilitando la comunicazione con il paziente e i suoi famigliari relativamente alla sua situazione clinica e al suo percorso di cura. Ma spesso, queste figure svolgono anche un’importante funzione di mediazione per facilitare la comunicazione tra paziente e personale sanitario e di supporto per l’équipe sanitaria..

Dott.ssa Lamia, che tipo di lavoro svolgete in reparto?
Accompagniamo i pazienti e i loro familiari dal momento del ricovero e sino alle dimissioni, con la presa in carico globale della persona. Nel nostro reparto trattiamo pazienti lungodegenti, che spesso hanno subìto interventi complessi di cardiochirurgia, talvolta sono stati operati in stato di incoscienza e che al loro risveglio non sono orientati nello spazio e nel tempo. Questo è motivo di grande stress. A ciò si aggiunge che in questo momento storico particolare non possono avere accanto i loro cari, elemento che aumenta la percezione di solitudine e fragilità. Noi lavoriamo su queste fragilità, attraverso la relazione, individuale o in piccoli gruppi, ma anche con strumenti terapeutici quali laboratori creativi, la musica, le tecniche di rilassamento o il disegno, che si rivela un modo spesso molto efficace per riuscire a comprendere il mondo interiore e che ci consente di inquadrare il percorso da fare insieme”.

Dott.ssa Rubino, qual è l'obiettivo della vostra attività con i pazienti?
I pazienti ricoverati nel nostro reparto sono spesso persone anziane, che faticano a interloquire con i medici. Inoltre, dopo un’esperienza provante come quella della malattia, tendono a lasciarsi andare. A questo si aggiunge il delicato passaggio da un primo stato di paura nei confronti del ricovero e dell’intervento, seguito da un improvviso stato di euforia per l’esito positivo dell’intervento, al fisiologico calo del tono dell’umore che subentra come un effetto rebound. Noi li spingiamo a superare questa condizione psicologica negativa, invitandoli a diventare protagonisti del percorso di cura, a fare dei progetti per il futuro, a immaginare una vita nuova, a porsi degli obiettivi. E questo dà risultati molto positivi in termini di aderenza alla terapia farmacologica e dei nuovi stili di vita prescritti, un miglioramento generale del tono dell’umore e una ripresa ottimale in minor tempo”.

Una volta dimessi, i pazienti continuano nel percorso di supporto psicologico?
Le dimissioni possono essere un momento molto delicato per i pazienti perché questi si trovano ad affrontare una serie di cambiamenti di vita, con il carico di timori, insicurezze e incognite. Lavoriamo per accompagnarli al momento delle dimissioni, guidandoli attraverso un’analisi del percorso fatto durante la degenza e spingendoli a fissare nuovi obiettivi per il futuro. Per i casi più delicati stiamo elaborando, in via sperimentale, un follow up del paziente, da effettuarsi presso le strutture GVM Care & Research del territorio italiano”.

Il servizio di psicologia opera nell'ecosistema del Reparto di riabilitazione cardiologica della dott.ssa Concetta Matassa e con il supporto del Coordinatore infermieristico della riabilitazione cardiologica,Cinzia Aiello che si è occupata insieme alle psicologhe dell'attivazione dei laboratori creativi e della loro realizzazione, e di tutta l'Equipe di fisioterapisti che lavorano in sinergia con l'intero gruppo di riabilitazione cardiologica.

 
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