Salus Hospital / 02 dicembre 2022

Pressione arteriosa: si misura così

Pressione arteriosa: si misura così
La pressione arteriosa è la pressione esercitata dal sangue, pompato dal cuore, sulla parete delle arterie che distribuiscono il sangue stesso nell’organismo. Essa dipende sia dalla quantità di sangue pompato dal cuore, sia dalla resistenza opposta al flusso sanguigno. In Italia l’ipertensione arteriosa coinvolge in media il 33% degli uomini e il 31% delle donne. Una persona su tre. Ma quasi la metà degli ipertesi non sa di esserlo.

Ma quali sono i valori soglia dell’ipertensione e come si misura correttamente la pressione arteriosa? Lo abbiamo chiesto al dott. Giovanni Adornini, Responsabile dell’U.O di Cardiologia presso il Salus Hospital di Reggio Emilia.

Dal momento che il cuore batte ad intervalli regolari – spiega il dott. Adornini – è possibile distinguere una pressione “massima” o “sistolica” che corrisponde al momento in cui il cuore pompa il sangue nelle arterie, e una pressione “minima” o “diastolica” che corrisponde alla pressione che rimane nelle arterie momento in cui il cuore si ricarica di sangue per il battito successivo.

La pressione arteriosa viene comunemente misurata a livello dell'arteria del braccio – l’arteria omerale – con il paziente in posizione seduta, il braccio appoggiato su un piano orizzontale all'altezza del cuore. La misurazione, recitano le linee guida, va fatta quando si è tranquilli, a riposo da almeno 5 minuti, a mezz’ora dall’ultimo pasto abbondante, caffè, sigaretta o sforzi.

L'unità di misura è il millimetro di mercurio (mmHg). Secondo le ultime Linee guida della Società Europea dell’Ipertensione e della Società Europea di Cardiologia, si ritiene normale una pressione sistolica inferiore ai 130 mmHg e la diastolica inferiore a 85 mmHg. Superate le soglie dei 140 e 90 mmHg si parla invece di ipertensione. La pressione bassa o ipotensione, invece, si riscontra in un soggetto in cui si rileva una pressione sanguigna arteriosa “massima” inferiore ai 100 mmHg.

Lo strumento utilizzato per misurare la pressione è lo sfigmomanometro, un apparecchio costituito da un bracciale di tela provvisto di camera d'aria, da una pompa con valvola per gonfiare e sgonfiare la camera d'aria, e da una colonna graduata a mercurio (da 0 a 300 millimetri) dove si leggono i valori di pressione. Esistono anche apparecchiature elettroniche automatiche, ma lo sfigmomanometro a mercurio è ancora considerato lo strumento più preciso e affidabile e resta quello generalmente utilizzato dai medici. I misuratori digitali, più pratici da usare, sono adatti per l'auto-misurazione domiciliare effettuata dallo stesso paziente.

Come misurare la pressione

La misurazione – continua il dott. Adornini – viene effettuata applicando il manicotto di gomma dello sfigmomanometro al braccio del paziente, tra l’ascella e la piega del gomito. All’altezza di quest’ultima, dove si apprezza la pulsazione dell’arteria del braccio posiziona la campana del fonendoscopio, cioè dello strumento destinato a raccogliere e trasmettere all’orecchio i rumori generati dal passaggio di sangue nell’arteria stessa. Contemporaneamente si palpa il polso dal lato del pollice, per percepire la pulsazione dell’arteria radiale.

Si inizia la misurazione gonfiando il bracciale di gomma con la pompetta ad esso collegata arrivando fino al punto in cui la pulsazione dell’arteria del polso scompare ed il fonendoscopio non trasmette più alcun rumore. A questo punto si insuffla ancora un po’ di aria nel bracciale, superando di circa 20 mmHg il punto in cui il polso radiale è scomparso. Agendo poi sulla piccola valvola presente sulla pompetta, si fa uscire molto lentamente l’aria dal bracciale. Indicativamente, la colonnina di mercurio deve scendere di circa 2 millimetri al secondo. quando la pressione dell’aria nel bracciale sarà uguale a quella arteriosa, un po’ di sangue riuscirà a passare nell’arteria producendo un rumore: il primo rumore udito chiaramente corrisponderà alla pressione sistolica. Riducendo ulteriormente la pressione i rumori diventeranno inizialmente più intensi, quindi via via più deboli: la completa scomparsa dei rumori corrisponderà alla pressione diastolica.

Di norma dovrebbe misurarla il medico ma è bene abituarsi anche a misurarla a casa, questo perché i valori della pressione arteriosa non sono un “numero magico”, ma variano a seconda delle esigenze dell’organismo. Un modo per farsi un’idea attendibile della propria pressione arteriosa è questo: per una settimana, effettuare due misurazioni al mattino, appena svegli, e due prima di cena. Poi si scartano i dati del primo giorno e si fa una media dei 24 valori restanti: se si ottiene una media superiore a 135-85 mm Hg, si è in presenza di ipertensione. Poi, si porta tutto al proprio medico, che ripeterà le misurazioni ma avrà già uno strumento utilissimo per valutare se e come intervenire.

È importantissimo sottolineare tuttavia che, benché esistano alcuni fattori di rischio genetici che predispongono all’ipertensione, prima di considerare una terapia farmacologica è utile intervenire sui fattori di rischio ambientali e quindi prevenire o ritardare l’insorgenza dell’ipertensione, attraverso la correzione del proprio stile di vita.
 
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Revisione medica a cura di: Dott. Giovanni Adornini
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