Ospedale Santa Maria / 07 gennaio 2021

Protesi all’anca bilaterale mininvasiva: i vantaggi per il paziente

Protesi all’anca bilaterale mininvasiva: i vantaggi per il paziente
L’intervento di protesi all’anca bilaterale, grazie all’approccio anteriore mininvasivo, offre numerosi vantaggi al paziente, primo tra tutti un migliore e più veloce recupero post operatorio.

Il Dott. Giovanni Vavalle, Responsabile dell’Unità di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale Santa Maria di Bari, da circa 2 anni ha implementato l’attività chirurgica con questa procedura innovativa, che trova il suo impiego elettivo proprio nella protesi all’anca bilaterale.
 

Dott. Vavalle, quali patologie vengono trattate con la protesi all’anca?

La principale indicazione per cui si ricorre alla chirurgia protesica è la coxartrosi primaria, ossia quella forma di artrosi dell’anca in cui non è possibile definire una causa specifica, che è anche la forma più comune.
Il trattamento chirurgico protesico può essere, però, la scelta più adatta anche in caso di altre forme di coxartrosi, le coxartrosi secondarie, come quelle displasiche, le post traumatiche, le reumatiche, la necrosi della testa del femore, che portano a un progressivo deterioramento dell’articolazione dell’anca tanto invalidante da richiedere l’impiego di una protesi.
 

In quali casi è indicato un intervento bilaterale e in quali è sconsigliato?

L’intervento bilaterale è indicato quando il paziente presenta una forma di artrosi grave che colpisce entrambe le anche in maniera simile, tanto invalidante e dolorosa da richiedere il trattamento. Trattandone una sola, infatti, avrebbe difficoltà nella ripresa e nella deambulazione, per cui sarebbe comunque dopo 3 o 4 mesi a un secondo intervento. Ci sono ovviamente dei requisiti: il paziente deve essere relativamente giovane, in generale tra i 50 e i 65 anni, e non avere importanti patologie cardiovascolari o renali.
 

Quali sono le caratteristiche della chirurgia con approccio anteriore mininvasivo?

La via di accesso chirurgica anteriore è caratterizzata dal grande vantaggio di evitare il danneggiamento di muscoli e tendini, che non vengono distaccati come negli interventi con metodo tradizionale, ma semplicemente divaricati. Salvaguardando i tessuti nobili, non solo si rispetta l’anatomia della articolazione, ma il trauma chirurgico derivato è estremamente ridotto, con minore dolore e minore sanguinamento post-operatorio
L’intervento viene eseguito con il paziente in posizione supina e non sul fianco, incidendo la cute subito sotto l’addome: proprio per questo è possibile eseguire interventi di protesi di anca bilaterale, operando prima un’anca e poi l’altra. È capitato anche, in alcuni pazienti, di poter intervenire contestualmente su un problema al ginocchio, sempre per merito della posizione supina.
 

I vantaggi per il paziente

I vantaggi per il paziente, legati alla tecnica mininvasiva, sono:
  • trauma chirurgico ridotto;
  • minor dolore e minor sanguinamento post-operatorio;
  • recupero veloce;
  • rapida dimissione;
  • minore zoppia;
  • pronta ripresa delle normali attività quotidiane.
La posizione supina, inoltre, consente un maggiore controllo da parte del chirurgo della lunghezza degli arti e la rilevazione di una eventuale dismetria da ridurre, un fattore di difficile valutazione se il paziente viene operato sul fianco.
 

I tempi di recupero

Il ricovero per l’intervento di protesi all’anca bilaterale con tecnica mininvasiva dura 4 giorni. Generalmente, il paziente riesce ad alzarsi dal letto e a camminare già il giorno successivo all’operazione, grazie all’utilizzo di due supporti. Dopo 15 giorni solitamente abbandona il primo e dopo un mese anche il secondo, conquistando una buona autonomia e un buon controllo della deambulazione.
 

Per ulteriori informazioni, è possibile telefonare allo 080.5040111 o compilare il form di richiesta

Revisione medica a cura di: Vavalle Giovanni
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