Villa Torri Hospital

Stress sul lavoro: la sindrome da Burnout

05 settembre 2019
Pressione, agitazione, ansia da prestazione sono solo alcune delle sensazioni spiacevoli che possono manifestarsi nella vita quotidiana di un lavoratore. A volte si pensa che questi disagi nascano da cause di tipo fisico, ma in molti casi il responsabile è semplicemente lo stress. Già da molti anni gli psicologi del lavoro hanno evidenziato che nell’uomo moderno il contesto sociale e lavorativo è quello maggiormente in gradi di attivare risposte di stress, sia dal punto di vista comportamentale che fisiopatologico.

Dover affrontare una situazione difficile può infatti indurre una reazione di adattamento nel soggetto coinvolto, e quest’ultima può cristallizzarsi in una vera e propria sindrome, chiamata “Burnout Syndrome”, o “sindrome da esaurimento da lavoro”. Per andare a fondo della sua natura abbiamo parlato con la dott.ssa Ildegarda Gardini, psicologa, psicoterapeuta e Istruttrice Senior di protocolli Mindfulness BasedVilla Torri Hospital di Bologna.

“Il termine “burnout” indica una condizione di esaurimento emotivo, depersonalizzazione e derealizzazione personale derivante dallo stress dovuto alle condizioni di lavoro e a fattori della sfera personale e ambientale. Secondo un approccio specificatamente psicologico, viene definito come un processo nel quale lo stress si trasforma in un meccanismo di difesa e una strategia di risposta alla tensione, con conseguenti comportamenti di distacco emozionale, difficoltà di adattamento ai cambiamenti e nell’affrontare le conseguenze che l’evento stressante comporta, con sensazioni di maggiore vulnerabilità e peggioramento della qualità della vita, anche dal punto di vista sociale e relazionale”.

“In genere, colpisce coloro che sono impiegati nelle professioni di aiuto, nelle sanitario e nel sociale, come medici, assistenti sociali, insegnati, ma può colpire anche altre categorie che hanno un contatto frequente con un pubblico, come impiegati e poliziotti. Queste categorie di lavoratori sono più esposte rispetto ad altre principalmente a causa della peculiarità dell’utenza per la quale lavorano, ma anche per cause di diversa origine, come quelle riconducibili alla struttura degli ambienti, a tempi e organizzazione del lavoro, oppure ai rapporti relazionali con colleghi e superiori, nonché alle non infrequenti ambiguità e contraddizioni relative al proprio ruolo”.

“I sintomi associati alla sindrome sono complessi e possono riguardare tre ambiti diversi:
  • Sfera psichica: il soggetto sperimenta una vera e propria disaffezione al proprio lavoro, caratterizzata da insofferenza, delusione, indifferenza e cinismo, che portano a una caduta dell’autostima, a un crollo delle energie psichiche e motivazionali ed episodi di comportamento autodistruttivo.
     
  • Il comportamento: il burnout può stimolare comportamenti che costituiscono un rischio per la salute come eventi autodistruttivi (alcolismo, tabagismo, uso di stupefacenti), comportamenti eterodistruttivi (atti violenti o crudeli verso gli utenti/pazienti) e/o che testimoniano un forte disimpegno sul lavoro.
     
  • Sfera psicosomatica: la sindrome provoca, o più spesso aggrava, alcuni disturbi di tipo psicosomatico, come disturbi del sonno, sessuali, calo dell’appetito e disfunzioni a carico del Sistema Nervoso Centrale”.
“Un programma mirato a prevenire lo stress da lavoro deve iniziare con la rilevazione dell’effettiva diffusione del fenomeno, dei suoi effetti nel breve, medio e lungo termine, e dei suoi costi nei tre “livelli”, ovvero quello delle persone interessate, quello della struttura del lavoro e quello dell’intera collettività. Alla base della prevenzione deve esserci quindi una corretta conoscenza. Le singole strutture o aziende dovrebbero pertanto svolgere, con cadenza programmata, delle indagini interne per rilevare e analizzare il fenomeno, secondo standard condivisi, al fine di adottare provvedimenti per la salute degli operatori eventualmente interessati”.

“L’aiuto maggiormente efficace per la singola persona è sicuramente un intervento da parte di un professionista competente in materia che possa fornire strumenti cognitivi, favorire una maggiore comprensione e consapevolezza del problema, aiutare a comprendere le relazioni esistenti tra il comportamento personale, il proprio vissuto ed il contesto di vita e lavorativo, modificare il proprio comportamento e i propri atteggiamenti in coerenza con quanto acquisito.
La prevenzione dello stress si realizza anche apportando semplici cambiamenti privi di costo, o a costo contenuto, agli assetti organizzativi e/o al contenuto del lavoro. Le strategie per aumentare l’impegno sono quelle che accrescono l’energia, il coinvolgimento e l’efficacia, sostenendo i lavoratori, permettendo loro di affermarsi tra i loro colleghi, lasciando loro dell’autonomia nelle decisioni da prendere ed offrendo loro un’organizzazione del lavoro chiara e coerente”.
 

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