Città di Lecce Hospital / 28 giugno 2022

Una procedura ibrida per salvare un 69enne con cuore e sistema circolatorio severamente compromesso

Una procedura ibrida per salvare un 69enne con cuore e sistema circolatorio severamente compromesso
I pazienti con patologie cardiache concomitanti fino a qualche tempo fa erano considerati a rischio elevato di intervento e talvolta inoperabili. Oggi esistono procedure innovative cosiddette “ibride” che, attraverso un meticoloso studio pre-operatorio e un approccio mininvasivo, riducono il rischio operatorio.

È il caso di un 69enne operato presso Città di Lecce Hospital, dove è presente una sala operatoria ibrida, una delle poche della Puglia, che permette di eseguire - in un’unica seduta - interventi complessi e multidisciplinari che vedono alternarsi sul campo operatorio gli specialisti dell’Heart Team: un’équipe composta da cardiochirurghi, emodinamisti, cardiologi clinici, cardio anestesisti che lavorano in sinergia per individuare la migliore opzione di trattamento per ogni singolo caso.

Il 69enne presentava un quadro clinico molto complesso:
  • carotidi gravemente ostruite, ed ad un elevato fattore di rischio per ictus
  • severa stenosi della valvola aortica e occlusione coronarica, con conseguente aumentato rischio di insorgenza di un infarto
  • aterosclerosi diffusa, che provocava problemi della deambulazione.

Dato il quadro estremamente compromesso abbiamo discusso il caso a livello multidisciplinare per individuare una procedura che combinasse la risoluzione curativa e non palliativa delle problematiche, riducendo al minimo i rischi delle procedure – spiega il prof. Giuseppe Santarpino, co-responsabile dell'U.O di Cardiochirurgia di Città di Lecce Hospital –. Siamo intervenuti con uno stent carotideo con paziente sveglio, seguito da un’operazione cardiochirurgica combinata di sostituzione della valvola danneggiata e di bypass”.

L’équipe multidisciplinare è dunque intervenuta seguendo un programma in 2 step, delineato insieme all’Heart Team:

La prima parte dell'intervento

Per la prima parte, è stato adottato un approccio endovascolare, senza taglio chirurgico; attraverso dei cateteri è stato riaperto il vaso ostruito che porta il sangue al cervello ed inserito quindi uno stent nella carotide. Il paziente era sveglio, costantemente monitorato in modo da controllare che non vi fossero problematiche di tipo ischemico e complicanze cerebrali.

La seconda parte dell'intervento

Durante la stessa seduta operatoria, il paziente è stato poi addormentato in anestesia generale per sostituire la valvola stenotica con una protesi biologica ed effettuare un bypass aortocoronarico.

Questa procedura si è dimostrata estremamente efficace – racconta il dott. Santarpino –. Il paziente dopo l’intervento è stato portato in Terapia Intensiva e dopo poche ore respirava autonomamente. Al secondo giorno post operatorio è stato trasferito in reparto e le dimissioni sono avvenute tre giorni dopo. Ci sarà ora una fase di convalescenza ridotta grazie alla procedura ibrida. Il paziente dovrà continuare ad assumere la terapia farmacologica, degli antiaggreganti piastrinici, dovrà mantenere un livello basso di colesterolo e sottoporsi a controlli periodici”.

Tra i medici che hanno permesso il successo dell’operazione vi sono il prof. Giuseppe Speziale, coordinatore delle Cardiochirurgie di GVM Care & Research, il dott. Luigi Specchia, responsabile del reparto di Cardiochirurgia, il dott. Kia Vaziri, responsabile della Cardiologia, il dott. Marcello Melone, responsabile del reparto di Anestesia e Terapia intensiva, a Città di Lecce Hospital, e il dott. Flavio Fiore, responsabile dei reparti di Anestesia e Terapia Intensiva ad Anthea Hospital di Bari.

La presenza di un Heart Team fa ormai parte delle linee guida europee e internazionali - commenta il dott. Specchia -. La discussione collegiale tra specialisti è un concetto che ha rivoluzionato il modo di gestire il paziente, che gode così di maggiori vantaggi, come ad esempio la possibilità di un trattamento completo, dalla diagnosi al follow up passando per il trattamento, con un percorso seguito da diverse figure che concorrono tutte alla sua salute. Ormai da diversi anni, qui a Città di Lecce Hospital ci riuniamo ogni mattina proprio per discutere i casi più complessi. Tutto ciò ci aiuta a prendere la decisione giusta, ovvero a scegliere e ad adattare la strategia migliore per il singolo paziente”.

Fondamentale continua ad essere anche la collaborazione con le Strutture Ospedaliere territoriali con le quali Città di Lecce Hospital opera in sinergia per rispondere alle esigenze sanitarie dei pazienti salentini.
La volontà è quella di dare un servizio unificato alla popolazione del Salento relativamente alla cardiochirurgia. Al centro del nostro lavoro deve esserci il paziente e così organizziamo le agende degli ospedali del territorio in modo da avere sempre un’équipe specialistica per le urgenze. E vorrei sottolineare la qualità dell’offerta sanitaria che abbiamo qui in Puglia: i dati lo dimostrano, i cittadini sanno di poter trovare delle eccellenze anche nel loro territorio senza rivolgersi a strutture del Nord. A Città di Lecce Hospital, ad esempio, eseguiamo circa i due terzi degli interventi di cardiochirurgia del Salento e i dati Agenas confermano gli ottimi esiti” conclude il dott. Specchia.

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