Pianificare tempestivamente il percorso di riabilitazione neurologica è fondamentale per il recupero o la compensazione delle funzioni cognitive, sensoriali e motorie compromesse quando si affrontano patologie del sistema nervoso centrale o periferico: eventi ischemici ed emorragici cerebrali –
ictus -
neuropatie, traumi cranici o spinali, malattie degenerative progressive come il Parkinson e la sclerosi multipla. L’ictus, in particolare, è un evento neurologico piuttosto comune: in Italia ogni anno si registrano circa 185.000 nuovi casi e quasi 45.000 sopravvivono con esiti neurologici gravi e invalidanti - deficit cognitivi, linguistici e motori.
Ne abbiamo parlato con
la Dottoressa Lucia Colli specialista in
Medicina Fisica e Riabilitativa a
G.B. Mangioni Hospital - struttura polispecialistica di Lecco accreditata SSN.
La visita fisiatrica: il primo passo
Il percorso di riabilitazione inizia già proprio con la visita fisiatrica – spiega la Dottoressa. Nel corso della valutazione iniziale, lo specialista procede con l’esame obiettivo del paziente, esamina la storia clinica, la documentazione sanitaria disponibile e gli eventuali esiti di patologie neurologiche o di eventi acuti.
L’obiettivo della visita è delineare il quadro clinico-funzionale della persona. Lo specialista valuta in particolare
le capacità motorie, cognitive e funzionali residue, identificando eventuali
deficit che possono riguardare il movimento, l’equilibrio, la coordinazione, il linguaggio o altre funzioni neurologiche.
Tenendo conto delle informazioni mediche acquisite, lo specialista imposta il programma riabilitativo più opportuno.
Programmare interventi riabilitativi differenziati per il recupero funzionale e l’autonomia
Dopo la valutazione specialistica,
viene elaborato un percorso riabilitativo individualizzato, che definisce obiettivi, priorità d’intervento e modalità terapeutiche. Il paziente viene quindi indirizzato ai percorsi riabilitativi più appropriati, selezionati tra le diverse tipologie di terapia disponibili in relazione alla natura e alla gravità delle compromissioni rilevate.
Non tutti i pazienti necessitano delle stesse terapie riabilitative - continua la Dottoressa -
la logopedia è indicata nei casi in cui sono presenti disturbi del linguaggio, della comunicazione o della deglutizione, mentre
la terapia occupazionale è utile quando è necessario supportare il recupero dell’autonomia nelle attività della vita quotidiana e favorire il reinserimento del paziente nel contesto sociale e lavorativo.
Le tecniche di facilitazione neuromotoria, invece, sono indicate per pazienti con compromissione delle capacità motorie, dell’equilibrio o della mobilità articolare. Serve a migliorare la stabilità posturale, la deambulazione, la forza muscolare e il range of motion (ROM), cioè l’ampiezza dei movimenti articolari, supportando il recupero funzionale e l’autonomia della persona.
Questo approccio, se intrapreso tempestivamente, è associato a esiti significativamente più favorevoli, consentendo di
ridurre l’incidenza di complicanze secondarie e di incrementare i livelli di autonomia funzionale della persona. Il cervello, infatti, nelle fasi immediatamente successive al danno, attiva meccanismi biologici che favoriscono i processi di neuroplasticità - capacità di riorganizzare le proprie connessioni per compensare le funzioni compromesse - e di neurogenesi, ossia la produzione di nuove cellule nervose.
Consente, inoltre, di agire contemporaneamente su diversi ambiti funzionali — motorio, cognitivo, comunicativo ed emotivo — favorendo il progressivo recupero dell’autonomia.
Il ruolo attivo del paziente nel percorso di recupero
L’efficacia della riabilitazione dipende anche dalla
partecipazione attiva del paziente, non solo dalle terapie.
La motivazione e la continuità nell’eseguire gli esercizi sono infatti elementi fondamentali per ottenere risultati significativi.