2019 - Taranto

È normale

Racconto scritto da: Luisa - Paziente dell'Ospedale Santa Maria di Bari
“Ha detto che c’è qualcosa, un nodulo, piccolo, però! Mi ha fatto un ago aspirato!”
“Ma cosa è?” interrompe Aldo, il viso vicinissimo al mio e, finalmente, la mente acquista consapevolezza di ciò che ha ascoltato. “Ha detto che è un tumore” e gli occhi si riempiono di lacrime, “dobbiamo tornare tra qualche giorno per conoscere l’esito dell’esame”. So che la voce trema, so che le altre donne mi stanno osservando, hanno capito e so che ciascuna di loro sta dicendo a se stessa: “Poverina! Spero che non succeda anche a me.”

In quel momento, nel preciso istante in cui ho pronunciato quella parola, il suo nome, sono stata diversa: non ero più Laura, ma il cancro di Laura.

Siamo usciti, ci simo fermati vicino all’auto parcheggiata proprio al belvedere della valle splendente di trulli, in piedi vicino alla portiera non riesco a parlare né a piangere. Cosa si prova ad avere la propria vita tra le mani e un attimo dopo sentire che quella vita non è più la tua, non la dirigi più tu ma il cancro, non sarai tu a decidere, sarà lui a farlo, da ora in poi. Nel cervello una sola parola e una unica frase: tumore, ho un tumore.

...

Non so se sia stato egoismo il mio, forse sì, non tutti sanno essere forti, almeno non io, non sempre.

La sera abbiamo telefonato a nostra figlia, le abbiamo spiegato; ha urlato il dolore, la rabbia per ciò che avevamo taciuto per mesi, ha chiuso la chiamata. Dopo un po' ha ritelefonato: aveva trovato un volo, avvertito l’azienda, sarebbe arrivata la mattina dopo, due giorni prima del mio intervento.

Il 10 marzo dello scorso anno era una giornata bellissima, quasi estiva. Siamo andati verso il mare fermandoci in un bar all’aperto, al sole già caldo. La testa piegata verso quella di Irene, gli occhiali da sole a nascondere gli sguardi preoccupati: i miei, i suoi, quelli di Aldo.
Mi hanno ricoverato la mattina dell’11 marzo, una serie di esami e mi hanno chiamato per una mammografia preparatoria; ho rivisto la mia senologa, gli occhi vividi e fermi, mi ha accolto abbracciandomi. “Signora, come sta? Ma oggi è il suo compleanno, auguri!”
Compivo 59 anni, compleanno in ospedale, in sala operatoria, per un cancro al seno.
Ho ringraziato la dottoressa, le ho dato affettuosa due baci sulle guance; non dimenticherò quel momento e il suo abbraccio.  Mi ha fatto la mammografia, ha controllato ogni cosa con l’usuale puntigliosa precisione, una vera fortuna, per noi donne, e per me.

L’intervento è andato bene.  La prima cosa che mi hanno sussurrato all’orecchio mentre mi risvegliavo dall’anestesia, è stato: “Signora tutto bene, il linfonodo sentinella è negativo”, credo di aver mormorato un “grazie” tra la veglia e il sonno liberatorio dal dolore. Ho visto per un momento Irene e Aldo, mentre mi riportavano nella stanza di degenza, ho sorriso alzando il pollice in su, poi oblio, infermiere, medici, medicazioni, dolore, ferita, medicazioni di nuovo; sono uscita. Mia figlia è partita quello stesso giorno, la mattina presto; Aldo mi è venuto a prendere, siamo tornati a casa.
Il cancro non c’era più.

....

Estratto dal racconto di Luisa. 

 
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