Salus Hospital

Articolazioni riparate senza l’innesto della protesi: il plasma ricco di piastrine (PRP)

06 maggio 2019
Ginocchio, caviglia, muscoli delle gambe rappresentano per chi fa agonismo ai massimi livelli o per passione, i distretti anatomici trattati più frequentemente sotto il profilo chirurgico, fisioterapico e riabilitativo. Mininvasività ed innovazione hanno modificato il modus operandi in ambito specialistico, ora si riparano grazie alla medicina rigenerativa. Ne abbiamo parlato con il dott. Rodolfo Rocchi, Responsabile dell’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia del Salus Hospital di Reggio Emilia.
 
Dottor Rocchi, cos’è la medicina rigenerativa e quando si applica alla chirurgia ortopedica?

Preferirei chiamarla, come indicano alcuni colleghi anglosassoni, “medicina riparativa”. La presunzione di rigenerare in modo perfetto un tessuto - stiamo parlando di cartilagini articolari, quindi con precise caratteristiche meccaniche e biochimiche - rimane ancora un obiettivo difficile. Attraverso l’adozione di provvedimenti specifici siamo però in grado di riparare, cioè di far “rigenerare”, un tessuto che abbia peculiarità biochimiche e soprattutto meccaniche molto simili alla cartilagine primaria, o ialina.

Quando è necessario intervenire?

Ci troviamo davanti a una volontà molto sentita in ortopedia sia dai chirurghi sia dai pazienti. Personalmente, credo sia il chirurgo a dover informare e indirizzare il paziente, proprio allo scopo di non creare false aspettative. Laddove il percorso terapeutico viene preparato con la massima attenzione, il recupero funzionale è davvero molto buono. La scelta della chirurgia e dell’utilizzo di un materiale specifico è importante in rapporto al tipo di lesione e all’età dell’individuo. Occorre distinguere tra lesioni che conseguono ad un trauma e lesioni degenerative, da usura, tipiche dell’artrosi, specie se dobbiamo affrontare un’artrosi conclamata diffusa il cui trattamento è senz’altro protesico. Intendiamo quindi danni a livello della cartilagine comunque di un certo rilievo, in pazienti con caratteristiche meccaniche  dell’articolazione tali da rendere confacente la riparazione.

Che cos’è il plasma ricco di piastrine?

La sigla PRP (Platelet-Rich Plasma) definisce i fattori di crescita di derivazione piastrinica. Estratti dal sangue dello stesso paziente e purificati con particolare tecnica di centrifugazione, vengono utilizzati in alcune specifiche patologie dell’apparato muscolo scheletrico, al fine di accelerare il naturale processo di guarigione e di favorire la rigenerazione tissutale nei tendini, muscoli e cartilagine articolare. Il sangue processato, lavorato e nuovamente iniettato in alcune aree del corpo può infatti stimolare e facilitare la rigenerazione tissutale. È quello che fa il PRP, che sfrutta i fattori di crescita delle piastrine e che qui al Salus Hospital utilizziamo in ambito ortopedico nelle patologie degenerative della cartilagine articolare di ginocchio, anca o caviglia. Le piastrine sono cellule presenti nel nostro sangue che, fisiologicamente, liberano sostanze - fattori di crescita - capaci di riparare i tessuti del corpo umano (pelle, ossa, tendini) se danneggiati.

Qual è l’utilizzo del PRP in ambito ortopedico?

I fattori di crescita piastrinici possono essere iniettati nel ginocchio con una certa facilità e svolgono già di per sé un’azione antinfiammatoria e di pro-riparazione dei tessuti. E questo senza far ricorso all’artroscopia. Ma vi sono regole, concentrazioni e modalità d’utilizzo che non s’improvvisano. L’uso dei fattori di crescita piastrinici non è “solo un’iniezione”. Possono essere impiegati nella sutura di un menisco: aiutano a riparare in quanto i punti di sutura possono cedere. Possono essere applicati in lesioni parziali, rarissime, del crociato anteriore. Qui i fattori di crescita piastrinici intralegamentosi favoriscono la riparazione - cicatrizzazione - del legamento che torna ad essere pienamente efficiente.

Come si esegue il trattamento?

La base necessaria è il sangue del paziente, che viene prelevato e sottoposto a duplice centrifugazione con apposito sistema per separare dal sangue la parte ricca di fattori di crescita, il gel piastrinico. Questo viene poi iniettato nella sede di lesione articolare, tendinea o muscolare. I fattori di crescita funzionano da catalizzatori, promuovendo la riparazione tissutale e influenzando il comportamento di altre cellule al fine di modulare l’infiammazione, regolare l’omeostasi tissutale e i processi rigenerativi.
Solitamente si effettuano più applicazioni, distribuite nell’arco di qualche settimana, e gli effetti del trattamento si possono apprezzare dopo 2-3 mesi dalla prima seduta.

I vantaggi di questa tecnica risiedono nella scarsissima invasività della procedura, che è semplice da effettuare e può essere ripetuta, e nell’elevato potenziale antinfiammatorio, che si aggiunge a quello rigenerativo nel determinare un risultato ottimale.
 

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