Ospedale Santa Maria

Artrosi dell’anca bilaterale: oggi è possibile impiantare due protesi in un unico intervento

10 giugno 2019
Quando l’artrosi interessa entrambe le anche, è possibile intervenire impiantando due protesi ad entrambe le articolazioni in un solo intervento. All’Ospedale Santa Maria è stato eseguito per la prima volta un intervento di protesizzazione bilaterale dell’anca per via anteriore, su un paziente di 54 anni, affetto da una grave forma di coxartrosi. Come avviene l’intervento? Quanto tempo passa prima di tornare a camminare normalmente? Lo abbiamo chiesto al responsabile dell’Ortopedia di Ospedale Santa Maria, il dottor Giovanni Vavalle. 

Dottor Vavalle quando è possibile eseguire l’intervento simultaneo di entrambe le anche?
“Nelle forme gravi e degenerate dell’artrosi dell’anca bilaterale è possibile trattare la patologia con l’innesto di due protesi ad entrambe le articolazioni. Si tratta di un intervento riservato a pazienti relativamente giovani, in buona salute, in assenza di patologie cardiache, renali ed ematologiche, con una buona struttura muscolare e forti motivazioni psicologiche. Nella maggior parte dei casi, l’artrosi anche se interessa solo una delle due anche, con il passare del tempo, diventa bilaterale. Inoltre intervenire soltanto su un lato vuol dire creare delle difficoltà al paziente nella ripresa delle attività lavorative e quotidiane”.

Come si esegue l’intervento?
“Eseguiamo due incisioni, di appena 10 centimetri, su entrambe le anche. La peculiarità della via anteriore sta nel fatto che muscoli e tendini vengono soltanto scollati e non distaccati come in passato. L’osso dunque viene mantenuto integro e la capsula che avvolge l’articolazione non viene più rimossa, ma semplicemente richiusa. Questo perché il tessuto capsulare è pieno di recettori che consentono di migliorare la coordinazione del paziente e la sua percezione del movimento”.

Quale è la differenza rispetto al passato?
“L’intervento di protesi d’anca viene eseguito con il paziente in posizione supina e non laterale, sul fianco, come di solito. Ciò premette di valutare attentamente eventuali differenze di lunghezza degli arti inferiori, ma anche di poter eseguire un intervento bilaterale simultaneo, dove si limita anche il rischio di sanguinamenti rispetto alla posizione laterale”.

Quali sono i vantaggi?
“L’accesso chirurgico mini-invasivo anteriore dell’anca non consiste soltanto nella ridotta incisione, ma comporta numerosi vantaggi, legati al modo di intervenire sulla articolazione. La possibilità di passare attraverso i muscoli senza distaccare i relativi tendini consente di ridurre il dolore post-operatorio, limitare le perdite ematiche intra e post-operatorie, nonché offrire al paziente una più pronta e rapida ripresa funzionale, più facilità nei movimenti, in quanto biomeccanica e cinematica non vengono stravolte ma viceversa tutelate”.

In quanto tempo un paziente torna a camminare normalmente?
“Grazie alla riduzione del dolore post operatorio, il paziente inizia a muoversi già a distanza di 24 ore dall’intervento, con l’aiuto di un tutore. Già in seconda e terza giornata ha la possibilità di camminare con l’ausilio di due bastoni. Poi per 15 giorni segue un programma di riabilitazione, ed entro il mese recupera la deambulazione”.
 
L’intervento richiede all’ortopedico una particolare competenza?
“La via anteriore ha una curva di apprendimento più lenta, richiede una certa manualità da parte dell’operatore e soprattutto tanta esperienza, legata al volume di interventi eseguiti ogni anno. La procedura presuppone anche un lavoro in team da parte di tutta una equipe, formata da ortopedici e anestesisti”.
 
 
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