Endometriosi: 6 cose da sapere

Endometriosi: 6 cose da sapere
L’endometriosi è una patologia ginecologica cronica che, secondo i dati riportati dal Ministero della Salute, colpisce in media il 10-15% delle italiane in età fertile e il 30-50% delle donne che hanno ricevuto una diagnosi di sterilità.

È caratterizzata dalla presenza di cellule endometriali (che normalmente si trovano all’interno della cavità uterina, e formano l’endometrio, cioè la mucosa di rivestimento dell’utero) al di fuori della sede fisiologica, naturale, in sede ectopica. Questa mucosa va a insediarsi in altri organi come ovaie, tube, intestino, vescica, vagina, o sul rivestimento peritoneale degli organi. Una situazione che genera uno stato infiammatorio dei tessuti e una conseguente alterazioni delle strutture (per esempio una stenosi delle tube), che può comportare l’infertilità.

6 cose da sapere sull’endometriosi

Alla dott.ssa Annamaria Parisi, ginecologa presso Villa Lucia Hospital, a Conversano, abbiamo chiesto cosa è importante sapere su questa patologia per conoscerla.

1 Le cause non sono ancora accertate

Le cause dell’endometriosi non sono ancora scientificamente accertate. L’ipotesi più accreditata è che, anche sulla base di una predisposizione genetica, a innescarla sia la mestruazione retrograda. In questo caso, durante la mestruazione, parte del flusso mestruale con frustoli di tessuto endometriale, invece che fuoriuscire dall’utero alla vagina, si muove in senso contrario, dalle tube alla cavità pelvica, impiantandosi sugli altri tessuti e organi. In genere, questi frammenti vengono riconosciuti come “estranei” dal sistema immunitario e vengono eliminati dalle cellule dette “natural killers”. Alcune donne, però, hanno un deficit funzionale di queste cellule, per cui le cellule endometriali riescono a impiantarsi su vari organi causando così lesioni a livello delle ovaie, del peritoneo pelvico, dei legamenti utero-sacrali, dello scavo del Douglas del retto o - più raramente - della vescica. Anche una volta impiantato in sedi ectopiche, l’endometrio risponde alle variazioni ormonali, come succede per la mucosa all’interno dell’utero, di conseguenza a ogni ciclo sanguina provocando irritazione e infiammazione cronica (alla base del dolore e delle aderenze fibrotiche che si vengono a creare nei tessuti).

2 Non sempre comporta sintomi dolorosi

Il principale sintomo dell’endometriosi è il dolore, che compare di solito a partire da qualche anno dopo il menarca. Può essere:
  • pelvico cronico;
  • di tipo mestruale (dismenorrea);
  • durante i rapporti (dispareunia);
  • in fase di evacuazione intestinale (dischezia);
  • durante la minzione (disuria).
Il dolore può essere anche così importante e persistente da compromettere le normali attività quotidiane e la qualità della vita stessa della paziente. A questo si accompagnano spesso irregolarità mestruale, problematiche di tipo intestinale, difficoltà nel concepimento, gonfiore addominale.

In caso di dolore mestruale, è fondamentale riferire questo e altri sintomi in fase di controllo ginecologico e, in presenza di familiarità, è consigliabile parlarne anche in assenza di segnali.

3 L’endometriosi può essere anche uterina, per cui si parla di adenomiosi

Oltre alla forma più frequente, cioè dell’endometriosi localizzata al di fuori dell’utero, generalmente sulle ovaie, dove si formano le cisti endometriosiche (dette cisti cioccolato, perché piene di sangue scuro), la patologia può essere anche uterina, e in questo caso si parla di adenomiosi.

L’adenomiosi si manifesta in una percentuale molto inferiore rispetto all’endometriosi (1%) ed è caratterizzata dalla presenza di cellule endometriali nello spessore delle pareti dell’utero, nel miometrio. Può essere diffusa su tutto il corpo uterino o formare dei noduli, che comportano un aumento di volume dell’utero e un’asimmetria nelle pareti a seconda della localizzazione dei focolai. Dà luogo a mestruazioni molto abbonanti e dolorose e, in genere, si diagnostica nelle donne dopo i 40 anni e più frequentemente in chi ha partorito.

4 L’ecografia è fondamentale per la diagnosi

La diagnosi inizia con un’accurata anamnesi, per conoscere la sintomatologia e i disturbi, e prosegue con un esame obiettivo per valutare la mobilità degli organi e il dolore.

In seguito, un’ecografia di II livello svolge un ruolo primario per individuare non solo le cisti, ma anche piccoli focolai a livello del retto, del peritoneo pelvico, del Douglas o dei legamenti utero-sacrali. Lo specialista può richiedere in alcuni casi una RMN delle pelvi, una laparoscopia (anche per il trattamento) o un esame del CA 125, marcatore indice di irritazione pelvica.

5 Il trattamento dell’endometriosi è personalizzato

È fondamentare arrivare a una diagnosi quanto più precocemente possibile, in modo da intervenire e limitare i danni della patologia, specialmente ai fini della fertilità.

I trattamenti vanno dalla terapia medica con farmaci antinfiammatori FANS, con farmaci ad azione ormonale, con sostanze che bloccano l’attività ovarica (analoghi del GnRh) o con la classica pillola, alla chirurgia in laparoscopia in caso di cisti che superano i 4 cm (o quando la paziente non risponde alla terapia farmacologica o desideri intraprendere una gravidanza). L’intervento consiste nell’asportare i focolai endometriosici o eventuali cisti.

Sempre nell’ambito della chirurgia mininvasiva, attualmente in alcuni centri si utilizza anche il laser CO2, che permette di vaporizzare il tessuto endometriosico ed eventuali cisti salvaguardando maggiormente il tessuto sano circostante. Alcune situazioni, come un’adenomiosi importante, potrebbero comportare la rimozione dell’utero.

La terapia è altamente personalizza e dipende dalla gravità della problematica, ma anche dalle prospettive (se, per esempio, la paziente cerca una gravidanza, si evita la terapia ormonale e si predilige dove possibile l’opzione chirurgica).

6 L’alimentazione può aiutare a ridurre l’infiammazione

L’alimentazione può essere utile per ridurre l’infiammazione. È necessario evitare prima di tutto i cibi con sostanze pro-infiammatorie che favoriscono un abbassamento del pH e, quindi, aumento di acidità nei tessuti nell’organismo, tra cui zuccheri (prodotti con farina bianca e zucchero raffinato, bevande zuccherate), glutine (pane e pasta), carni rosse, latticini, caffè, alcol fritture. È consigliabile evitare anche prodotti che contengono soia, avena, segale, aloe, in quanto contengono fitoestrogeni tossici per i tessuti sensibili agli estrogeni come i focolai endometriosici.

Meglio prediligere riso integrale, quinoa, pasta di ceci, lenticchie, piselli, frutta e verdure fresche di stagione e aumentare l’assunzione di Omega 3 e Omega 6, che aiutano a ridurre l’infiammazione, con frutta secca, semi di chia, semi di lino, salmone, pesce azzurro.
 
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Revisione medica a cura di: Dott.ssa Annamaria Parisi

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