Clinica Privata Villalba / 24 giugno 2026

Helicobacter pylori: come scoprire se ce l'hai e perché farlo

Helicobacter pylori: come scoprire se ce l'hai e perché farlo
In Italia, 24 milioni di persone convivono con l'Helicobacter pylori. La metà di loro non sa di averlo. Non è una statistica astratta: significa che una persona su due portatrice di questo batterio continua la propria vita senza alcuna consapevolezza, esponendosi a rischi che si potrebbero evitare con un esame semplice e non invasivo. Ecco perché la Clinica Privata Villalba di Bologna si è dotata di una tecnologia innovativa per diagnosticare uno dei batteri più diffusi e sottovalutati.
 

Un batterio insidioso, classificato come cancerogeno

LHelicobacter pylori è un batterio il cui habitat naturale è la mucosa gastrica” – spiega il professor Dino Vaira, Professore Ordinario di Medicina Interna all'Università Alma Mater Studiorum di Bologna e specialista in gastroenterologia presso la Clinica Privata Villalba. “Per sopravvivere nell’ambiente acido dello stomaco, si nasconde sotto lo strato di muco e produce un enzima, l'ureasi, che neutralizza l'acidità circostante. Questo meccanismo innesca però un processo infiammatorio cronico che, se non curato, può degenerare in ulcere gastriche o duodenali e, nei casi più gravi, è strettamente correlato allo sviluppo del tumore allo stomaco”.
Non si tratta di un rischio trascurabile: l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro classifica il batterio come agente cancerogeno di classe 1, la stessa categoria del fumo di sigaretta, ed è responsabile del 90% dei casi di cancro gastrico nel mondo. Rappresenta quindi il principale fattore di rischio per questo tipo di tumore, così come per il linfoma MALT.
 

Sintomi? Non necessariamente

Uno degli aspetti più insidiosi dell'Helicobacter pylori è che nel 50% dei casi non produce sintomi evidenti. Quando si manifesta, i segnali più comuni sono difficoltà digestive, nausea, bruciori di stomaco e reflusso. Ma la sua azione può andare ben oltre l'apparato digerente: può infatti interferire con l'assorbimento dei nutrienti, con il sistema immunitario e perfino impattare sulla tiroide, sulla fertilità e sulla salute dell’apparato cardiocircolatorio.
C'è poi un aspetto che sorprende molte persone: il batterio si contrae prevalentemente nei primi tre anni di vita, attraverso il contatto con la madre, durante l'allattamento o attraverso lo scambio di saliva. Dopo i tre anni non ci si contagia più. Ciò significa che identificare la propria positività ha un valore che va oltre la salute individuale: interrompere la catena di trasmissione protegge l’intera famiglia dal rischio di sviluppare in futuro gravi patologie.
 

Il test del respiro: semplice, preciso, immediato

Diagnosticare l'Helicobacter pylori non richiede esami invasivi. L'Urea Breath Test, il cosiddetto test del respiro, sfrutta proprio l'enzima prodotto dal batterio per identificarne la presenza nello stomaco. È rapido, privo di rischi e, cosa non secondaria, se risulta negativo va fatto una volta sola nella vita.
La Clinica Privata Villalba di Bologna si è recentemente dotata di uno spettrometro di massa di ultima generazione, espressione dell'evoluzione delle nanotecnologie in medicina, sviluppato e validato dall'Università Alma Mater Studiorum con una ricerca pubblicata nel 2026 sull'European Journal of Gastroenterology and Hepatology. Il dispositivo consente di ottenere risultati precisi e affidabili direttamente in sede, senza attese.
Se il test risulta positivo, il passo successivo è la gastroscopia, per valutare le eventuali lesioni provocate dalla presenza prolungata del batterio. A Villalba questo esame è eseguito dal professor Massimo Rugge, tra le massime autorità mondiali in materia.
 

Come si tratta?

Una volta individuato, il batterio si elimina con la cosiddetta terapia sequenziale, un protocollo codificato proprio nei laboratori dell'Università di Bologna e successivamente recepito anche dalla FDA americana. Il trattamento dura dieci giorni e prevede l'assunzione di un protettore gastrico combinato con antibiotici mirati in due fasi successive. Il risultato è la guarigione completa nel 99% dei casi.
"Se il batterio viene eradicato, la persona non svilupperà la tipologia correlata di cancro gastrico", sottolinea il professor Vaira. "L'invito è quindi quello di non aspettare sintomi gravi: al primo segnale di malessere digestivo vale la pena parlarne con il proprio medico ed effettuare in prima battuta il test del respiro."
Una semplice azione, che può fare una differenza enorme.
 
Revisione medica a cura di: Prof. Berardino Vaira

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