D'Amore Hospital

Incisioni più piccole e minor danno ai tessuti: l’evoluzione della chirurgia della mano

24 giugno 2019
Traumatiche o post traumatiche, degenerative o congenite: le patologie che possono colpire mano e polso sono numerose ma molto spesso sottovalutate dai pazienti e sottostimate a livello diagnostico. Al contrario si tratta di disturbi frequenti che se non vengono individuati e trattati per tempo, possono compromettere la qualità della vita con ripercussioni anche importanti sulle diverse attività quotidiane e lavorative. Per determinare o meno la necessità dell’intervento è utile eseguire una corretta diagnosi e una valutazione delle esigenze e delle aspettative personali del paziente. Ne abbiamo parlato con il dottor Donato Panetta, responsabile della Ortopedia di D’Amore Hospital.
 
Dottor Panetta, quando è necessario l’intervento chirurgico per le patologie della mano?
“Quando non è più sufficiente o risolutivo ricorrere a presidi ortesici, come ad esempio i tutori, o a terapie farmacologiche o infiltrative, può essere opportuno ricorrere al trattamento chirurgico. Una volta individuata la patologia anche con esami diagnostici specifici come l’esame radiologico o la TAC, la Risonanza Magnetica, l’ecografia, valutiamo  la procedura chirurgica più adatta al caso, le finalità dell’intervento e i tempi di recupero”.

Quali sono gli interventi più frequenti?
“I trattamenti chirurgici possono essere differenti a seconda della patologia. Negli ultimi anni gli interventi si sono molto evoluti diventando minimamente invasivi e rispettosi dei tessuti, specie per quanto riguarda la correzione della sindrome del tunnel carpale, del dito a scatto, del morbo di Dupuytren e della rizoartrosi”.

Quali tecniche vengono impiegate?
“Per la sindrome del tunnel carpale­- malattia nervosa periferica che comporta in chi ne soffre dolore e intorpidimento nelle dita e nell’intera mano - il trattamento chirurgico in anestesia locale consiste nella decompressione del nervo al carpo attraverso una piccola incisione cutanea (1-2 cm) in sede volare del polso. Ad intervento eseguito il dolore si riduce notevolmente e in alcuni casi può anche scomparire. Per il dito a scatto ad esempio l'intervento chirurgico, con una piccola incisione sul palmo della mano alla base delle dita, permette di allargare il canale dei tendini. L'operazione, fatta in anestesia locale, dura 10 minuti. Le dita vengono mobilizzate immediatamente e la ripresa dell'attività è possibile dopo 15 giorni dall'intervento”.

Quali sono i vantaggi per i pazienti?
“Per mininvasività si intende non solo un approccio chirurgico meno aggressivo rispetto alle procedure tradizionali con incisioni più ridotte, ma anche attenzione al rispetto e alla preservazione di muscoli, tendini e tessuti che consentono al paziente di non avvertire dolore nella fase post operatoria. Non solo. La mininvasività della chirurgia ha come conseguenza diretta la ripresa della funzionalità e dell’estetica degli arti superiori che in questo modo non subiscono danni”.
 

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