G.B. Mangioni Hospital / 09 marzo 2020

Osteonecrosi: cos'è e come intervenire

Osteonecrosi: cos'è e come intervenire
Le ossa del corpo umano sono costituite da cellule viventi che, per rimanere in salute, richiedono un costante afflusso di sangue. Se il flusso sanguigno verso queste cellule ossee diminuisce notevolmente, possono morire, causando il collasso dell'osso. Questo processo si chiama osteonecrosi. Le articolazioni più colpite sono generalmente il femore e le ginocchia, più raramente spalle, mani, piedi e mascella. 

L’osteonecrosi della testa femorale – spiega il Professor Rinaldo Giancola, Direttore dell’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia a G.B. Mangioni Hospital, nonché presidente della Società italiana di Ortopedia e Traumatologia geriatrica - si verifica quando una sua parte va incontro alla morte vascolare”.
Esistono una serie di fattori di rischio che possono provocare l’interruzione di afflusso di sangue all’osso:
l’assunzione di farmaci corticosteroidi, principalmente quando viene utilizzata una dose elevata per un periodo prolungato; un trauma grave (lesione, lussazione) che può danneggiare i vasi sanguigni e ostacolare la circolazione; l’eccessivo consumo di alcol. Anche se l'osteonecrosi può colpire persone di tutte le età, si verifica più comunemente fra i 40 e i 65 anni ed è più frequente negli uomini che nelle donne.

Professor Giancola, quali sono i sintomi dell’osteonecrosi?
I medici sospettano la presenza di osteonecrosi quando una persona, con fattori di rischio, lamenta dolore all’anca localizzato che spesso si irradia anche all'inguine. Sintomatologia che peggiora con il progredire della patologia rendendo più difficoltosa la deambulazione. È fondamentale diagnosticare questa patologia tempestivamente, in quanto, un trattamento precoce è abbinato a migliori risultati.

Come avviene la diagnosi?
Si tratta di una patologia misconosciuta. Solitamente il primo passo nella diagnosi è la prescrizione di una radiografia dell'area dolorosa. Poiché i risultati di questo esame diagnostico possono apparire normali nelle prime fasi della malattia, l’esame d’eccellenza per aiutare a rilevare questa problematica, in fase molto precoce, è la risonanza magnetica (RM).

Quali trattamenti vengono adottati?
Il trattamento di tipo conservativo, cioè con farmaci antidolorifici, può funzionare bene per i pazienti con osteonecrosi in fase iniziale. Tuttavia, non funziona per quei soggetti che sono ad uno stadio avanzato della patologia. Laddove il quadro clinico lo consente si interviene con procedure chirurgiche per alleviare il dolore e cercare di prevenire il collasso dell’articolazione dell’anca. Oggi, grazie a un nuovo metodo, chiamato BIOS, è possibile riparare ossa fratturate, colpite da osteoporosi o ricostituire tessuto osseo sano, dove questo si è deteriorato, iniettando sostanze che fungono da "mattoncini”. Si inserisce nel punto danneggiato una vite speciale dotata di cannula e si iniettano, direttamente nell'osso, farmaci osteoinduttivi, cioè che inducono la crescita ossea, o cellule mesenchimali di concentrato midollare autologo (quello della persona stessa) che si "trasformano" in tessuto osseo.

Quali sono i vantaggi per il paziente?
I pazienti tornano a camminare in breve tempo, addirittura dopo un giorno dall'intervento, con riduzione del dolore dell'80%. E si può arrivare anche alla guarigione. È un intervento cui si possono sottoporre soggetti di tutte le età.
Oltre ad una rapida ripresa funzionale dell’articolazione, diversi sono i vantaggi della tecnica BIOS: si tratta infatti di una procedura minimamente invasiva con scarse perdite ematiche e che non contempla l’inserimento di placche o protesi, infatti, solo il 10% di quest’ultime vengono impiantate su base necrotica”.

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