Piede torto congenito

Il piede torto congenito è una deformità tridimensionale del piede. Si tratta di una delle malformazioni congenite più frequenti e si presenta in circa 1 neonato su mille.
 

Origine

Nella maggior parte dei casi non è possibile identificare una causa specifica di questa patologia (piede torto idiopatico), per la quale non esiste quindi alcuna forma di prevenzione. Si tratta di una patologia multifattoriale, causata dalla combinazione di fattori ambientali e genetici che influenzano la formazione del piede già durante la vita intrauterina. Il rischio può essere maggiore se in passato sono stati documentati altri casi di piede torto nei famigliari.

In una piccola percentuale di casi, il piede torto può essere associato ad altre condizioni cliniche, che devono essere valutate attentamente al momento della diagnosi (mielomeningocele, artrogriposi, ipoplasia, patologie neuromuscolari, ecc.): in questi casi si parla di piede torto secondario.
 
 

l piede torto congenito si può manifestare con livelli di gravità differenti. I principali aspetti che caratterizzano la deformità del piede sono tre:
  • equinismo: il piede punta verso il basso e la caviglia non può essere portata in alto (flessione dorsale);
  • varismo: visto da dietro, il tallone risulta deviato verso l’interno;
  • adduzione/supinazione: visto da sotto, il piede presenta una curvatura verso l’interno. 
Anche se tutte le posizioni anomale dei piedi presenti alla nascita sono comunemente considerate esempi di “piede torto congenito”, ci sono molte differenze di cui tenere conto. In ortopedia si definisce piede torto congenito «vero» solo il piede equino-varo-addotto-supinato.
 

La deformità alla base del piede torto congenito si sviluppa intorno al 3° mese di gravidanza. Nel 60% dei casi la diagnosi può essere formulata già con l’ecografia morfologica del secondo trimestre, mentre nel rimanente 40% dei casi la diagnosi si ha al momento del parto.

Durante la valutazione iniziale è importante:
  • escludere eventuali casi di falsi positivi, cioè un piede torto rilevato durante l’ecografia morfologica ma risultato normale alla nascita;
  • distinguere tra piede torto vero e piede torto da posizione, che può essere dovuto, per esempio, a una posizione anomala del piede nelle ultime settimane di gravidanza, ma che non è causata da deformità strutturali nelle ossa del piede;
  • fare diagnosi differenziale per distinguere i casi di piede torto vero (equino-varo-addotto-supinato) da quelli causati da altre anomalie (metatarso varo, piede talo-valgo, piede reflesso).
 

Il trattamento del piede torto congenito si basa generalmente sul metodo Ponseti, così chiamato dal nome del medico che l’ha ideato. Si tratta di un protocollo standardizzato e certificato, che riduce la necessità di interventi chirurgici invasivi e permette di correggere la malformazione già nel neonato e con ottimi risultati.

Il percorso terapeutico Ponseti si articola in tre fasi.
  1. Gessi correttivi. Inizialmente il piede viene manipolato dall’ortopedico e ingessato per mantenerlo nella posizione corretta. Il gesso viene sostituito settimanalmente con uno nuovo, per raddrizzare il piede in modo graduale e progressivo. A seconda dei casi e della gravità della deformità, questa fase ha una durata di 3-6 settimane, durante le quali il gesso viene sostituito settimanalmente.  
  2. Intervento di tenotomia del tendine d’Achille. Dopo l’ingessatura, alla maggior parte dei pazienti (80%) viene praticata la tenotomia del tendine d’Achille, una piccola operazione percutanea che aiuta a correggere l’equinismo del piede. Questo intervento si esegue in anestesia locale e in regime di day-hospital. 
  3. Tutore in abduzione. Il piede torto congenito ha un alto rischio di recidive e anche se al termine della seconda fase il piede appare completamente corretto, la deformità può tornare a presentarsi. Per prevenire queste ricadute, è importante che il bambino usi un apposito tutore in abduzione, un dispositivo che aiuta a mantenere il piede nella giusta posizione e ruotato verso l’esterno. Per il primi 3 mesi il bambino deve indossare il tutore 23 ore al giorno, poi il tempo di utilizzo giornaliero si riduce progressivamente, fino a essere indossato solo di notte fino ad almeno i 4-5 anni di età.
Il rischio di recidiva della malformazione diminuisce via via che il bambino cresce, tuttavia è consigliabile eseguire controlli periodici fino a quando si conclude la fase di crescita e viene raggiunta la completa maturità scheletrica.
 
 
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