Cardiopalmo: le possibili cause del “batticuore” e l’importanza della diagnosi precoce

Cardiopalmo: le possibili cause del “batticuore” e l’importanza della diagnosi precoce
Il cardiopalmo, noto anche come palpitazione o “batticuore”, è la percezione soggettiva del battito cardiaco, dovuta in particolare all’accelerazione (tachicardie) o a battiti irregolari.
Tale sintomo è frequente, ma relativamente aspecifico, per la molteplicità delle possibili cause. Può, infatti, comparire in assenza di chiare patologie o essere sintomo di cardiopatie rischiose per la vita.
Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Angela Ferrara, dell’ambulatorio di Cardiologia di Villa Lucia Hospital, a Conversano.

Cos’è il cardiopalmo

Il termine cardiopalmo indica la percezione di un ritmo cardiaco irregolare, alterato o accelerato. Generalmente le palpitazioni vengono avvertite in gola, al torace, al lato del costato, al petto o al collo. Se sono improvvise, non frequenti e non accompagnate da altri sintomi (come sudorazione, svenimenti, confusione, affanno, dolore o pressione al petto), le palpitazioni non sono preoccupanti.

Per questo, è importante distinguere tra:
  • cardiopalmo soggettivo, in caso percezione di battito accelerato in assenza di riscontro oggettivo/strumentale all’elettrocardiogramma o cardiofrequenzimetro. In tal caso, il “batticuore” non è causato da una patologia cardiaca, ma da una maggiore consapevolezza del normale battito cardiaco a causa di sforzo, eccitamento, abuso di alcol, tabacco, caffè, malattie febbrili o ansia;
  • cardiopalmo oggettivo, associato a effettiva variazione di frequenza, ritmo o contrattilità del muscolo cardiaco.

Cardiopalmo oggettivo: sintomi e cause

Il muscolo cardiaco è fornito di un “generatore” di impulsi elettrici, costituito da speciali cellule che automaticamente e ritmicamente si ricaricano di energia. Quando si presentano alterazioni alla fisiologica conduzione degli impulsi, si manifesta il cardiopalmo oggettivo, meritevole di adeguata attenzione medica. I suoi principali sintomi sono:
  • battito irregolare (comunemente detto “tonfo al cuore”), caratterizzato da un’aritmia che prende il nome di extrasistole (battito cardiaco anticipato) che, a seconda del sito di origine, può essere sopraventricolare o ventricolare;
  • battito accelerato, caratterizzato da tachicardie la cui malignità o benignità dipende dalle caratteristiche elettrocardiografiche e dalle patologie cardiache da cui è affetto il paziente (valvulopatie, disturbi del sistema di conduzione, cardiopatie congenite, ischemia miocardica), che possono essere più facilmente trattate da terapia medica o interventi sul sistema elettrico del cuore (fibrillazione o flutter atriali, tachicardie parossistiche atriali) o possono portare il paziente a una condizione di rischio per la vita (tachicardie ventricolari o fibrillazione ventricolare).
Esistono, infine, cardiopalmi oggettivi determinati da cause extracardiache, come patologie tiroidee (tireotossicosi), anemia, cattiva digestione, colica renale, stress o, ancora, uso di farmaci (come adrenalina ed efedrina) e droghe (amfetamine e cocaina), che può portare alla stessa sintomatologia.

La diagnosi precoce

In caso di cardiopalmo oggettivo, la diagnosi precoce riveste particolare importanza, vista la molteplicità delle cause.
Diventa necessaria una visita cardiologica completa di esami strumentali come l'elettrocardiogramma (ECG) a riposo, che rileva eventuali alterazioni del ritmo cardiaco, e l’ecocolorodoppler cardiaco, per escludere eventuali possibili cause organiche strutturali.
È opportuno eseguire, inoltre, l’ECG dinamico secondo Holter di 24 ore, talora meglio di 48 o 72 ore in base alle indicazioni dello specialista, per la maggiore elevata probabilità di incidenza dell’aritmia parossistica.
Qualora il cardiologo ritenga opportuno completare il quadro con accertamenti diagnostici per l’acquisizione di ulteriori dati, l’ECG da sforzo (o più comunemente chiamato “test da sforzo”) diventa necessario per valutare la presenza di aritmie durante l’attività fisica, frequente elemento identificativo di malignità.
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Revisione medica a cura di: Angela Ferrara

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