Salus Hospital / 01 febbraio 2022

Il “ginocchio della lavandaia”: cos'è e come si tratta

Il “ginocchio della lavandaia”: cos'è e come si tratta
Dolore, gonfiore, arrossamento e difficoltà di movimento del ginocchio. Se non è artrosi, artrite o la conseguenza di traumi, potrebbe trattarsi di borsite, ovvero un’infiammazione della borsa sierosa, una sorta di cuscinetto posto all’interno delle articolazioni.

Conosciuta anche come “ginocchio della lavandaia”, la borsite al ginocchio può essere il risultato di scorrette abitudini come il frequente inginocchiamento su superfici rigide – da cui deriva il nome popolare – o anche movimenti ripetuti, sovraccarico o traumi acuti, che possono causare infiammazione e determinare un rigonfiamento della borsa. Ne abbiamo parlato con il dott.  il dott. Ivo Tartaglia specialista in Ortopedia e Traumatologia al Salus Hospital di Reggio Emilia.

La borsite – spiega il dott. Tartaglia – del ginocchio coinvolge due strutture: la borsa prerotulea - è in questo caso che si parla di “ginocchio della lavandaia” - oppure la borsa infra-patellare, situate rispettivamente al di sopra e al di sotto della rotula. Le borse sono sacche sierose ripiene di un liquido lubrificante che permettono lo scorrimento senza attriti del tendine sopra l'articolazione. Normalmente le borse sono riempite da un sottile film di questo liquido ma, in particolari condizioni, possono infiammarsi richiamando fluidi al loro interno. Questo rigonfiamento prende il nome di borsite.

Tale patologia può essere il risultato di traumi o movimenti ripetuti, come il frequente inginocchiamento su superfici dure esercitando una costante pressione sul ginocchio, borsite infiammatoria, o di situazioni traumatiche acute come una forte botta al ginocchio, che può causare un’emorragia locale che penetrando nella borsa la irrita e la infiamma. In questo caso si parla di borsite acuta traumatica o borsite emorragica. Se al trauma si associa anche una lesione cutanea, i germi presenti sulla cute possono infettare la borsa. In questo caso parliamo invece di borsite settica.

Quando compare la borsite, l’articolazione del ginocchio è soggetta a gonfiore e arrossamento, con rigidità e mobilità articolare limitata. Il dolore si accentua esercitando una pressione sulla zona interessata o quando si compie un movimento. Nella borsite infiammatoria il dolore è costante, mentre nella forma emorragica compare qualche ora dopo il trauma ed è più intenso il giorno successivo.

La diagnosi si basa sulla valutazione clinica specialistica. Radiografie e Risonanza Magnetica non sono normalmente necessarie ma possono essere effettuate per escludere eventuali complicanze come fratture o lesioni associate, mentre un’ecografia è spesso sufficiente per confermare la diagnosi e identificare l'entità e le caratteristiche del contenuto liquido. Quando si verificano questi sintomi, è bene tenere a riposo l’articolazione, eventualmente applicando una borsa del ghiaccio. Dolore e gonfiore si alleviano nel giro di qualche giorno, ma gli episodi di borsite ricorrente non sono rari, soprattutto se si ripetono i movimenti sbagliati che sono alla base del processo infiammatorio.

Il trattamento invece si differenzia in base alle cause di origine. Per le borsiti acute traumatiche è molto importante raffreddare immediatamente la zona con una serie di impacchi giornalieri di ghiaccio da 20 minuti per i primi 2-3 giorni. In un secondo momento è importante applicare un bendaggio compressivo che, associato al riposo dell'articolazione, permette la guarigione. La borsite settica, talvolta associata a febbre, impone oltre alle misure generali già menzionate l'utilizzo di antibiotici e di accurate norme igieniche per combattere l'infezione. Se la borsite invece è recidivante si possono assumere farmaci analgesici e antinfiammatori per ridurre gonfiore, dolore e arrossamento. Spesso però tali misure non sono sufficienti ed il medico può eseguire iniezioni locali di cortisone associate ad aspirazione del liquido in eccesso o ricorrere ad un piccolo intervento di asportazione chirurgica.

Per un completo recupero infine – conclude il dott. Tartaglia – si può ricorrere alla fisioterapia durante la fase di riabilitazione. Esistono diversi esercizi, anche di stretching, che possono essere eseguiti sotto la guida del fisioterapista, e alcuni trattamenti, come le onde d’urto e la tecarterapia, il cui scopo è aumentare il metabolismo dei tessuti, combattendo l’infiammazione e attivando i processi fisiologici che portano alla guarigione.
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Revisione medica a cura di: Dott. Ivo Tartaglia
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