La diagnosi prenatale: che cos’è e a cosa serve

Diagnosi prenatale torino
La Diagnosi prenatale è l’insieme di quelle procedure diagnostiche, strumentali o di laboratorio, utili a osservare e seguire le condizioni di salute del feto nell’arco dei 9 mesi di gravidanza e permettono di individuare eventuali anomalie. Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Bianca Masturzo specialista in ginecologia presso la Clinica Santa Caterina da Siena di Torino.

Le patologie più frequenti che possono interessare il feto sono di origine genetica e non genetica.

Quelle di origine genetica – spiega la Dottoressa - sono causate da alterazioni del patrimonio genetico, (ossia del DNA formato da cromosomi al cui interno vi sono i geni che caratterizzano ogni individuo come colore degli occhi ecc), tra queste ricordiamo:
  • anomalie dei cromosomi, alterazioni o del numero o della struttura dei cromosomi, le più frequenti sono la trisomia 21 o Sindrome di Down, e le trisomie 13 e 18 rispettivamente la Sindrome di Patau e Sindrome di Edward (trisomia significa un cromosoma in più e il numero indica il cromosoma interessato). 
  • sindrome da microduplicazione (tratti di DNA duplicati) o da microdelezione (tratti di DNA mancante)
  • patologie monogenetiche, alterazioni di un singolo gene, per lo più ereditarie, come la fibrosi cistica, la talassemia, la distrofia muscolare, patologie metaboliche ecc.
Le patologie di origine non genetica, non hanno alcun legame accertato con alterazioni dei cromosomi o dei geni e sono:
  • malformazioni congenite, cardiopatie, idrocefalia ecc, difetti presenti prima della nascita dovute a un’alterazione di sviluppo del feto e che possono essere diagnosticate durante la gravidanza, dopo la nascita o nei primi mesi di vita del bimbo
  • infezioni intrauterine come Toxoplasmosi, Rosolia che possono provocare malformazioni fetali, ritardi di crescita ecc.

I principali test per la diagnosi prenatale in gravidanza

La diagnosi per la ricerca delle anomalie genetiche si basa su test di screening e strumentali non invasivi, e test diagnostici invasivi come villocentesi, amniocentesi e cordocentesi.

 Test diagnostici invasivi in gravidanza

I test diagnostici invasivi della gravidanza non sono dolorosi, ma presentano un rischio di aborto che va da 1-2% per la villocentesi, 0,5-1% per l’amniocentesi, superiore al 2% per la cordocentesi.  Prima di questi test si raccolgono informazione sullo stato di salute dei genitori fra cui il gruppo sanguigno; nei 2-3 giorni successivi al prelievo si consiglia di stare a riposo. Nello specifico i test sono:
  • Villocentesi, è il prelievo di una piccola parte di villi coriali che si ottiene introducendo un ago nell’addome materno sotto controllo ecografico. Solitamente si esegue dal 11° alla 13° settimana di gravidanza. E’ utile per lo studio del DNA e per diagnosticare le patologie monogenetiche.
  • Amniocentesi, è il prelievo di circa 20 cc di liquido amniotico introducendo un ago nell’addome della mamma sempre sotto controllo ecografico. Si esegue tra la 15° e la 18° settimana di gravidanza. Sulle cellule prelevate si esegue l’esame del cariotipo o citogenetico, ovvero lo studio dei cromosomi del feto per indagare eventuali anomalie cromosomiche. 
  • Cordocentesi, prelievo di sangue del feto dal cordone ombelicale, viene eseguito in condizioni particolari per esempio se la madre ha contratto patologie infettive nel corso della gravidanza. Si può eseguire dopo la 16° settimana di gravidanza.

Test diagnostici non invasivi in gravidanza

Si definiscono non invasivi perché sono sicuri al 100%  sia per il feto sia per la futura mamma e sono:
  • Ecografia, utile per verificare e seguire lo sviluppo del feto, ne è richiesta una entro la 14° settimana di gestazione, per controllare il corretto impianto dell’embrione nell’utero e stabilire l’esatta data della nascita; viene poi effettuata una seconda ecografia, detta morfologica, tra la 19° e la 21° settimana per una valutazione approfondita del feto e individuare o escludere eventuali malformazioni che possono essere identificate con questo esame. Su richiesta del medico è possibile effettuare ulteriori ecografie, la più richiesta è quella al terzo mese di gravidanza per controllare l’accrescimento del feto, la placenta e la quantità di liquido amniotico.
  • Ecocardiografia fetale, si esegue per monitorare il cuore del feto e diagnosticare o escludere malformazioni congenite. In genere è richiesta a partire dalla 20° settimana di gravidanza e viene effettuata su richiesta specifica dello specialista.
Entrambi gli esami non sono dolorosi e non presentano alcun rischio per la futura mamma e per il feto.

Test di screening in gravidanza

Sono test che individuano la probabilità che vi possa essere un rischio di patologia, in particolare dei cromosomi, e che classificano una gravidanze a basso o ad alto rischio. Sono test non invasivi e non costituiscono un rischio né per la mamma né per il nascituro.

Test combinato

Si effettua tra l’undicesima e la tredicesima settimana di gravidanza e si basa sull’anamnesi della coppia, su un prelievo di sangue materno per il dosaggio di due proteine placentari (BHCG, PAPPA) e sull’ecografia.  In particolare nell’ecografia si va a esaminare la “translucenza nucale” ossia si misura lo spessore dei tessuti molli a livello della nuca del feto. Nei feti con anomalie cromosomiche appare più spessa.  A questa misurazione si può associare la valutazione dell’osso nasale (che spesso non è presente nel primo trimestre di gravidanza in feti con Sindrome di Down), del dotto venoso e del rigurgito della valvola tricuspide. Se il risultato di questo test è ad alto rischio, si potrà indirizzare la paziente verso esami diagnostici invasivi quali amniocentesi ecc. per l’esame dei cromosomi o un’ecocardiografia fetale per individuare eventuali malformazioni cardiache.

Test di ricerca del DNA libero fetale o NIPT(Test prenatale non invasivo)

Il Test di ricerca del DNA libero fetale (Cell free fetal DNA ) si basa sulla ricerca del DNA fetale libero nel sangue materno prelevato con un semplice esame del sangue alla decima settimana di gravidanza. Infatti, dal primo trimestre di gravidanza, nel circolo sanguigno della madre è presente del DNA libero del feto che può essere isolato e analizzato. Questo esame ha dimostrato di avere una buona specificità e sensibilità nell’identificare anomalie cromosomiche. E’ un test recente e innovativo per valutare il rischio di possibili anomalie cromosomiche come la Sindrome di Down; è inoltre molto più preciso di quello combinato. 

Lo screening, che è indicato alle donne in gravidanza indipendentemente dall’età, non è doloroso né invasivo. In caso di trisomia 21 del feto l’attendibilità è del 99%, per le trisomie 13 e 18 l’attendibilità è minore.  Con questo test si possono indagare anche altre alterazioni cromosomiche come le microdelezioni e conoscere il sesso del nascituro. Se il risultato dell’esame è positivo, dovrà essere confermato ricorrendo, preferibilmente, all’amniocentesi, in virtù dei rari falsi positivi possibili. Il NIPT, può essere eseguito anche in caso di gravidanze gemellari (fino a due gemelli) e gravidanze da fecondazione assistita.
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Revisione medica a cura di: Masturzo Bianca
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