Ospedale San Carlo di Nancy / 25 gennaio 2021

Obesità e Covid-19: che legame c’è?

Obesità  e Covid-19: che legame c’è?
L’obesità è una delle patologie croniche multifattoriali più diffuse – ne soffrono solo in Italia 6 milioni di persone, bambini compresi. Rappresenta un serio problema di salute, dato che facilita altri disturbi quali: diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e difficoltà respiratorie. Ogni anno è causa di morte di circa 3 milioni di persone in tutto il mondo1.

Negli ultimi mesi, l’emergenza causata dal virus SARS-CoV-2 ha permesso di mettere in evidenza anche un altro fattore di rischio a cui i pazienti obesi sono maggiormente esposti, determinando un legame che in molti casi può essere fatale.

A confermarlo è il Prof. Paolo Gentileschi, Direttore U.O.C. Chirurgia Bariatrica e Metabolica dell’Ospedale San Carlo di Nancy di Roma: “Ci sono diversi studi che confermano che le persone affette da obesità grave sono più a rischio di sviluppare una sintomatologia più severa quando si ammalano di Covid-19. Maggiore è l’indice di massa corporea, maggiori sono le probabilità che sviluppi l’infezione in maniera più grave”. L’indice di massa corporea o indice BMI è il rapporto fra peso, in kg, e l’altezza al quadrato, in m che determina se una persona è sottopeso, normopeso, sovrappeso o obesa e in che grado di severità. I pazienti ricoverati più di frequente in terapia intensiva con maggiori problemi respiratori sono coloro che presentano un indice BMI maggiore di 302 e che hanno altre comorbilità. 

Nei mesi scorsi i dati raccolti hanno permesso di fare una fotografia abbastanza precisa del tipo di pazienti affetti da Coronavirus ricoverati in terapia intensiva: si tratta di persone già affette da obesità grave, con presenza di grasso viscerale, diabete, ipertensione e malattie cardiovascolari. Più queste patologie sono presenti, soprattutto in età avanzata, più aumenta il rischio di mortalità nei malati di Covid-19prosegue il Prof. Gentileschi

Lo stretto legame fra le due patologie è determinato da alcuni fattori predisponenti che sono presenti in chi è obeso, come l’infiammazione cronica di basso grado che aumenta il numero di citochine nell’organismo – proteine di piccole dimensioni ad azione pro-infiammatoria – e diminuisce la reattività del sistema immunitario. In queste persone diventa quindi difficile arginare l’infezione virale da SARS-CoV-2 che, per parte sua, non fa che aumentare la risposta infiammatoria dell'organismo. 

Inoltre, la presenza nel tessuto adiposi di un maggior numero di recettori dell’angiotensina di tipo 1 e 2, l’enzima utilizzato dal virus per la penetrazione nell’organismo, facilita l’infezione delle cellule umane.

Al di là di cure tempestive non appena si manifestano i sintomi di Covid-19, è importante poter spezzare questo legame, partendo da un cambiamento radicale, che permetta prima di tutto di rendersi conto che l’obesità rappresenta una patologia vera e propria, come afferma il Prof. Gentileschi: “L’errore comune radicato nella nostra società è di non considerare l’obesità una vera malattia e quindi sottovalutarla o intervenire quando ormai si sono sviluppate le complicazioni. Per chi ha un indice BMI pari o superiore a 35 l’unica terapia possibile è la chirurgia bariatrica, che permette, grazie a un iter multidisciplinare, di iniziare un percorso duraturo di cura della malattia. Per queste persone il pericolo, purtroppo, non è limitato solo al Covid-19, dato che il rischio di mortalità per obesità rimane fra i più elevati nel mondoconclude il Prof. Gentileschi

1. http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?area=Malattie_endocrine_e_metaboliche&id=175
2. http://www.cemadgemelli.it/2020/05/06/covid-19-sovrappeso-e-obesita-tra-i-maggiori-elementi-di-rischio-per-laggravamento-dellinfezione-la-conferma-dei-primi-dati/

 

Per maggiori informazioni contatta l'Ospedale San Carlo di Nancy telefonando allo 06.39976496 oppure scrivendo tramite il form contatti 

Revisione medica a cura di: Gentileschi Paolo
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