Ospedale Cortina / 06 giugno 2022

Protesi al'anca: l'intervento è mininvasivo e il recupero rapido

Protesi al'anca: l'intervento è mininvasivo e il recupero rapido
Negli ultimi vent'anni si è assistito a un incremento del ricorso alla chirurgia protesica: in Italia sono circa 100.000 ogni anno le protesi d'anca impiantate, secondo i dati della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia.

Lo sviluppo di tecniche sempre più mininvasive e l'utilizzo di materiali evoluti e duraturi consentono di intervenire con ottimi risultati ad esempio anche su pazienti giovani, sportivi, obesi che possono avere necessità di interventi di protesizzazione per risolvere danni derivati da traumi o da patologie

In particolare, il dottor Davide Paratore specialista in Ortopedia e Traumatologia all’Ospedale Cortina accreditato SSN, insieme alla sua équipe, esegue interventi di artroprotesizzazione dell'anca con accesso mininvasivo anteriore (AMIS - Anterior Minimally Invasive Surgery). 

Questa metodica – spiega il dottore – ha notevoli vantaggi: preserva i tessuti molli (muscoli e tendini) del paziente con un minor impatto a livello anatomico, perché non vengono sezionati e col tempo non vanno incontro a degenerazione. Inoltre i tempi di recupero sono molto più rapidi e con un minor dolore post-operatorio. Comporta anche una sensibile riduzione delle perdite ematiche durante l'intervento e, abbinando l'emo-recupero intraoperatorio, ossia il recupero del sangue disperso nel corso dell’intervento, poi nuovamente trasfuso, si riducono al minimo i casi che necessitano di emotrasfusioni.

Tra i tanti pazienti trattati grazie a questa tecnica innovativa e mininvasiva, il dottor Paratore porta l’esempio di un giovane di 33 anni con esiti di artrite settica, infiammazione articolare provocata da un batterio o virus, all'anca sinistra, insorta all'età di 13 anni che gli ha causato una dismetria (lunghezza differente degli arti) di circa 3 cm.  Questa patologia contratta in età adolescenziale ha portato negli anni seguenti all’inevitabile sviluppo di un’artrosi precoce che comprometteva, in maniera assai rilevante, la deambulazione, con gravi ripercussioni sia sulla vita lavorativa sia di relazione.  

Qual è il percorso diagnostico e la procedura chirurgica

Dopo aver effettuato una scintigrafia con leucociti marcati, indagine diagnostica utilizzata per escludere l’eventuale presenza di focolai infetti nell’organismo,sono stati eseguiti, esami di laboratorio pre e post intervento e la TC pre-operatoria, per poter stabilire, a priori e sulla base dell’entità del danno articolare, la modalità chirurgica più indicata. Alle immagini diagnostiche, l’articolazione, appariva notevolmente compromessa anche a causa della degenerazione dei tessuti molli circostanti pertanto, con l'equipe, si è optato per un intervento di artroprotesizzazione dell'anca con accesso mininvasivo anteriore. 

La tecnica, si contraddistingue dal fatto che la protesi viene inserita attraverso un accesso chirurgico di circa 8 cm, anteriormente alla coscia, “ via chirurgica anteriore”, sfruttando un intervallo naturale esistente tra le masse muscolari e un approccio articolare quasi diretto, senza sezione delle strutture tendinee e muscolari che vengono divaricate con un particolare dispositivo di trazione e uno strumentario dedicato.

Questa procedura chirurgica, che dura in media 50 minuti, è indicata nella maggior parte dei casi di coxartrosi nonché nelle revisioni e nelle fratture che richiedono una protesizzazione d'anca.

Che tipologia di protesi si utilizzano e come si recupera dopo l’intervento

Le protesi impiantate sono realizzate in titanio rivestito di idrossiapatite - materiale che consente una completa integrazione della protesi con l'osso - e le superfici articolari sono realizzate in ceramica ad alta resistenza, in alcuni casi la parte acetabolare (del bacino) viene rivestita in polietilene. 

"Grazie a questa metodica all’avanguardia - conclude il dottor Paratore - il paziente ha riacquistato, da subito, gran parte dell'articolarità e una sensibile riduzione della dismetria, e ha iniziato a deambulare, con gradualità, dal giorno successivo all’intervento. Normalmente, infatti, la rieducazione motoria e funzionale post-chirurgica, inizia il giorno successivo all’intervento ed è affidata ai Fisioterapisti della Medicina fisica e Riabilitazione che guidano i pazienti nella corretta deambulazione per evitare movimenti a rischio nel primo periodo e per il recupero muscolare. La ripresa fisiologica dell’articolazione, a distanza di 1-2 mesi dall’intervento, ha permesso al paziente di tornare a svolgere le proprie attività quotidiane nel progressivo recupero di autonomia e funzionalità, al fine di un ritorno, anche, alla vita di relazione e lavorativa."
Revisione medica a cura di: Dott. Davide Paratore
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