Villa Serena / 11 ottobre 2022

Densità mammografica: che cosa vuol dire seno denso

medico esito mammografia
La densità mammografica è un parametro radiologico che evidenzia la proporzione tra le diverse componenti della struttura del seno: il tessuto ghiandolare (lobuli e dotti), fibroso (o connettivo) e quello adiposo (grasso). Sulla densità del seno possono incidere fattori ormonali, genetico-costituzionali, l’età e la storia familiare.

Che cosa significa avere il seno denso?

Un seno si definisce denso quando la quantità di tessuto ghiandolare prevale sulla componente adiposa. In linea generale il seno ha una struttura ghiandolare più densa quando non si sono ancora raggiunti i 40 anni mentre diventa  meno denso quando la donna esce dal periodo fertile, con la menopausa, perché la quantità di tessuto ghiandolare diminuisce proporzionalmente all’avanzare dell’età e anche se si assumono farmaci contro le recidive del tumore al seno.

Come sapere se si ha un seno denso?

Si può individuare se il seno è denso con la Mammografia. Non è possibile identificarlo con l’autopalpazione o con la visita clinica: per questo motivo la densità del seno è definita come parametro radiologico, perché solo dalle immagini mammografiche è possibile individuare la presenza di maggiore tessuto ghiandolare su quello adiposo.

Quando il seno è denso inoltre il tessuto mammario risulta opaco alla Mammografia e diventa quindi più difficile leggere la Mammografia stessa e individuare le alterazioni sospette, quali le microcalcificazioni o le distorsioni. Per questo motivo le donne che presentano un seno denso vengono richiamate più frequentemente per fare approfondimenti diagnostici rispetto alle donne che hanno un seno maggiormente adiposo.

Il seno denso come fattore di rischio per il carcinoma mammario

Avere il seno denso è molto frequente, non è una anomalia. Secondo quanto rimarcato anche dal Ministero della Salute bisogna però tenere conto che la densità mammografica è un importante fattore di rischio per i tumori: l’aumento della densità è correlata alla probabilità di avere un carcinoma perché è più alto il numero di cellule che può trasformarsi in senso tumorale.

L’elevata densità mammografica inoltre peggiora la "performance" diagnostica della Mammografia riducendo la sensibilità nel trovare i tumori maligni della mammella in fase precoce.

Ecografia e Mammografia: quali informazioni forniscono e perché sono complementari

Ecografia e Mammografia sono due metodologie di indagine che si basano su due mezzi fisici distinti: applicate allo stesso organo restituiscono informazioni complementari, che possono anche essere integrate con la visita senologica.

Partiamo dalla differenza sostanziale per la quale l'Ecografia si basa sugli ultrasuoni mentre la Mammografia sfrutta le radiazioni ionizzanti a basso dosaggio. Gli ultrasuoni sono emissioni sonore che hanno una frequenza che supera lo spettro udibile dal nostro orecchio, attraversano i tessuti con una velocità inversamente proporzionale alla densità degli stessi tessuti. Quando gli ultrasuoni incontrano un tessuto di diversa densità, si riflettono in parte verso la fonte di emissione. Gli echi di ritorno vengono analizzati dalla macchina che costruisce una mappa di densità sotto forma di immagine per rappresentare lo strato da esaminare. Ogni struttura che sia sana o patologica ha una sua densità acustica caratteristica e la rappresentazione nei due piani dello spazio ne restituisce la morfologia relativa.

La Mammografia utilizza i raggi X cioè radiazioni ionizzanti che vengono proiettati direttamente sulle mammelle per lo studio della loro struttura e morfologia. E’ una vera e propria Radiografia durante la quale le mammelle si posizionano sul piano detettore e vengono compresse grazie alla piastra detta compressore. Due sono i motivi della compressione: si immobilizza la mammella in funzione della migliore acquisizione dell’immagine e se ne riduce lo spessore riducendo così anche la dose di radiazioni che si utilizza. Si acquisiscono due proiezioni per ogni mammella e l’esame dura pochi minuti: i raggi vengono frenati dalle strutture in proporzione alla loro densità.

Attualmente oltre la Mammografia digitale tradizionale si utilizza anche la Mammografia con tecnica di tomosintesi (con immagini di strati sottili della mammella) che è utile prevalentemente per studiare in modo approfondito reperti evidenziati con la Mammografia digitale ed ha dimostrato di essere più sensibile della Mammografia digitale tradizionale nei seni mammograficamente densi.

Come abbiamo visto, le differenze delle tecniche ecografica e mammografica motivano perché i due esami sono complementari anche rispetto alle caratteristiche di densità del seno. In linea del tutto generale, alterazioni come le cisti possono essere meglio visibili all’Ecografia e meno individuabili nella Mammografia mentre i noduli ad alta cellularità sono invece ben visibili alla Mammografia.
Sempre in termini generali, l’Ecografia è maggiormente indicata alle donne che non hanno ancora raggiunto i 40 anni, quando si è detto che il seno ha una struttura ghiandolare più densa.
 La sensibilità della Mammografia diventa  più alta, invece, quando la mammella è adiposa (solitamente dopo i 40 anni), restituendo informazioni su possibili microcalcificazioni, neoplasie in stadi iniziali o noduli di piccole dimensioni non visibili all’Ecografia.

Le linee guida del Ministero della Salute specificano come esami indicati:
  • nella fascia di età 30-39 anni è indicato eseguire una Ecografia annuale, se non prescritto diversamente rispetto ai fattori di rischio e alla storia familiare;
  • dai 40 ai 49 anni si indica uno screening ecografico e mammografico all’anno (è bene anticipare la prima Mammografia di 5-10 anni in caso di familiarità con il tumore);
  • dopo i 50 anni è indicato eseguire ogni due anni la Mammografia.
Si sottolinea che le linee guida sono una traccia ma che il percorso viene scelto anche a seconda di fattori di rischio, tra i quali la sopracitata densità mammografica.

L’Ecografia è la prima tecnica che viene utilizzata nel cercare di integrare la Mammografia nelle donne con seno mammograficamente denso, con risultati soddisfacenti. L’utilizzo altresì di tecniche come la Mammografia con mezzo di contrasto o la Risonanza Magnetica mammaria nei seni mammograficamente densi è attualmente oggetto di studio.

Farmaci che prevengono il tumore al seno e riducono la densità mammografica rendendo la Mammografia più sensibile ai tumori in fase iniziale

Studi recenti di ricercatori Italiani diretti dal Prof. Andrea De Censi, Oncologo di Genova e consulente di Villa Serena di GVM Care & Research, hanno dimostrato che un farmaco antiestrogeno, il tamoxifem, somministrato a basso dosaggio dimezza l’insorgenza del cancro alla mammella nelle donne con iniziali lesioni precancerose rilevate allo screening mammografico. Tale beneficio si ottiene senza effetti collaterali rilevanti (DeCensi A, et al Randomized Placebo Controlled Trial of Low-Dose Tamoxifen to Prevent Local and Contralateral Recurrence in Breast Intraepithelial Neoplasia. J Clin Oncol. 2019 Jul 1;37(19):1629-1637).

Contemporaneamente ricercatori svedesi del prestigioso Karolinska Institute di Stoccolma hanno dimostrato che il tamoxifen a bassa dose riduce la densità mammografica e in questo modo aumenta la sensibilità della Mammografia, riducendo ad esempio i cancri di intervallo del 24% tra una Mammografia e l’altra (Eriksson M, et al. Use of Low-Dose Tamoxifen to Increase Mammographic Screening Sensitivity in Premenopausal Women. Cancers (Basel). 2021 Jan 15;13(2):302). In sostanza il farmaco ottine due scopi: prevenire l’insorgenza del cancro alla mammella e aumentare la diagnosi precoce delle forme non prevenibili, riducendo drasticamente il pericolo di tumori gravi.

Revisione medica a cura di:
Prof. Andrea De Censi, Oncologo
Prof. Massimo Calabrese, Radiologo mammografista ed ecografista


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