ricovero

Si ricorre alla sostituzione protesica dell’anca in caso di: L’artrosi è una patologia degenerativa che si instaura progressivamente, con inesorabile peggioramento e comporta la perdita della cartilagine articolare, per “usura”, e la formazione di tessuto osseo esuberante (osteofiti).

Le fratture del collo e della testa del femore comportano, nella maggioranza dei casi, la necrosi (morte) del tessuto cartilagineo ed osseo data la particolare, delicata vascolarizzazione di questo distretto. La necrosi può sopraggiungere anche per terapie particolari (causa iatrogena) o nel contesto di particolari patologie.
Tutti questi casi comportano l’insorgenza di dolore, progressivamente più rilevante, con limitazione, fino alla impotenza della funzionalità del distretto interessato.

La migliore soluzione è la sostituzione protesica che restituisce spesso la piena funzionalità e comportando
la totale o comunque sensibile regressione del dolore.

La tecnica di routine (a meno di casi particolari) è l’approccio anteriore mini-invasivo. Tramite una incisione di circa 8 cm (su richiesta e se tecnicamente vantaggiosa anche con incisione estetica), alla regione antero-laterale della radice della coscia, si accede al sito interessato senza sacrificare la componente muscolare e tendinea.

Grazie all’utilizzo di un tavolo operatorio dedicato e di strumentario specifico si procede all’impianto delle
componenti acetabolare (del bacino) e femorale. Gli impianti sono in lega di titanio osteointegranti, rivestiti nella parte articolare di ceramica ad alta resistenza. Tali materiali garantiscono, ad oggi, la più ampia durata dell’impianto.

La via d’accesso adottata ed i materiali impiegati (anche in ambito traumatologico) consentono un risparmio consistente dell’osso (in caso di revisioni future), un sanguinamento limitato (non sono necessarie quasi mai trasfusioni di sangue), un recupero precoce della funzionalità e un limitato rischio di lussazione (perdita di rapporto articolare) della protesi, con minima dolorabilità post-operatoria.

Il giorno dopo l’intervento si rimuove il drenaggio e il paziente comincia la terapia riabilitativa, iniziando generalmente la deambulazione già in prima giornata. La terapia riabilitativa è, generalmente, di 2 settimane. L’utilizzo dei bastoni, al momento delle dimissioni, è, di solito, a scopo prettamente precauzionale.

Ad oggi, molti pazienti da trattati (pur sconsigliando le attività a rischio trauma), hanno ripreso l’attività sportiva precedentemente praticata (anche lo sci).
 
L'Ospedale Cortina segue il paziente anche durante il periodo di riabilitazione con l'Unità di Medicina fisica e Riabilitazione dotata di moderne strumentazioni e palestra attrezzata.

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