ICLAS - Istituto Clinico Ligure di Alta Specialità

Con il pacemaker o il defibrillatore viaggiare in aereo è possibile?

10 settembre 2019
Per le persone che portano un dispositivo cardiaco, come il pacemaker o il defibrillatore, non è impossibile volare in aereo, basta qualche accorgimento e il benestare del medico.

A pianificare il viaggio ci aiuta il Dottor Paolo Pantaleo, Responsabile dell’Unità Operativa di Cardiologia dell’Istituto Clinico Ligure di Alta Specialità a Rapallo.

Sia il pacemaker, sia il defibrillatore sono utili per stimolare il muscolo cardiaco quando non funziona più in modo corretto. In che cosa si differenziano?
“Il primo è un dispositivo inserito sottopelle, a livello del petto, che si attiva automaticamente, al bisogno o in modo costante, in caso di rallentamento del ritmo cardiaco (bradicardia) inviando impulsi elettrici. Il pacemaker può essere impiantato sia nei casi di mancata partenza degli impulsi elettrici dal muscolo cardiaco, come nella sindrome del nodo del seno o dei blocchi seno-atriali, sia a seguito di un blocco atrioventricolare, quando il cuore emette l’impulso elettrico che però non si propaga a tutto il muscolo.

Il defibrillatore, anch’esso impiantato sottopelle, monitora costantemente l'attività cardiaca tenendo sotto controllo il battito del cuore. In caso di aritmie (come la fibrillazione e la tachicardia ventricolare) è in grado di emettere un’intensa scarica elettrica capace di ripristinare la corretta frequenza defibrillando il cuore”.

Per i soggetti portatori di questi dispositivi salvacuore è possibile volare?
“Non dipende tanto dal dispositivo inserito quanto dalla patologia che ha richiesto l’ausilio del dispositivo stesso. Pertanto è importante valutare caso per caso. Per esempio, in soggetti con defibrillatore per una cardiopatia ischemica, condizione caratterizzata da un insufficiente apporto di ossigeno e di sangue al cuore, è controindicato affrontare un viaggio in aereo. L’aumento dell’altitudine comporta una minore concentrazione di ossigeno, questa diminuzione, sommata alla già presente difficoltà delle arterie di portare ossigeno al cuore, può far aumentare la probabilità d’ischemie cardiache.

Se il soggetto presenta invece la sindrome di Brugada (patologia genetica che causa aritmie) o quella del Qt lungo (aritmia su base genetica), e il defibrillatore non ha inviato shock elettrici nei giorni che precedono il volo, si può intraprendere il viaggio senza problemi, seppure adottando le opportune precauzioni”.

Piccolo vademecum per i portatori di pacemaker o defibrillatore che stanno programmando un viaggio in aereo.
“Prima di tutto è indispensabile che le condizioni cliniche che hanno reso necessario l’impianto di questi dispositivi siano sotto controllo. È sconsigliato salire su un aereo se il defibrillatore ha rilasciato una scarica (segno della presenza di un’aritmia) nei giorni precedenti il viaggio, nel qual caso sarà necessario attendere che l’anomalia si sia stabilizzata. Sarebbe opportuno, inoltre, lasciar trascorrere almeno 2 o 3 giorni dall’impianto dei due dispositivi prima di volare, tempo necessario agli elettrocateteri di fissarsi in modo stabile. Trascorsi un mese o un mese e mezzo dall’intervento è bene effettuare una visita di controllo per verificare l’efficienza e la stabilità sia dei generatori sia degli elettrocateteri e, comunque, in caso di viaggi aerei di lunga durata, è raccomandabile controllare il corretto funzionamento di questi stimolatori cardiaci prima della partenza. È importante ricordare di portare sempre con sé il tesserino identificativo del dispositivo al momento dell’imbarco per evitare di passare sotto il metal detector, il controllo infatti può essere eseguito anche manualmente”.

I dispositivi possono causare interferenze a bordo o danneggiarsi?
“Il funzionamento dei dispositivi salvacuore di ultima generazione, grazie all’elevata capacità schermante, non subisce alterazioniper interferenze con la strumentazione di bordo, né a causa delle radiazioni cosmiche che diventano più intense con l’aumentare dell’altitudine, poiché tale energia è pari a quella emessa da una radiografia toracica, accertamento diagnostico cui un portatore di stimolatore cardiaco può sottoporsi tranquillamente. Pertanto non è necessario riprogrammarli.
È opportuno, infine, informare gli assistenti  di volo circa le proprie condizioni di salute in modo che sappiano come intervenire qualora il defibrillatore emetta uno shock elettrico”.

 
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