G.B. Mangioni Hospital

L'importanza della diagnosi per i tumori femminili

24 maggio 2019
I tumori sono la seconda causa di morte femminile, dopo le malattie cardiovascolari. Risultano essere responsabili ogni anno del decesso di 119 donne ogni 10.000 sopra i 75 anni, e 38 dai 55 ai 74 anni. In Italia una donna ogni quattro presenta un’elevata probabilità di ammalarsi di tumore nel corso della vita (0-74 anni), mentre le possibilità di decedere a causa di un cancro riguarda un individuo di sesso femminile ogni 11. Il rischio aumenta particolarmente al crescere dell’età: le donne in età giovanile-adulta (0-44 anni) contano solo per il 9% del totale dei tumori, quelle in età adulta (45-64 anni) per il 30% e le ultrasessantacinquenni per il 60% (fonte: AIRC).

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) fornisce chiare evidenze su come l’eliminazione di alcool, fumo e una dieta non salutare possano aiutare a prevenire circa un terzo dei casi di tumore, mentre un altro 30% può essere curato. Difatti, senza il raggiungimento di una vita salutare il tasso di incidenza del cancro potrebbe aumentare ulteriormente del 50%.

“Il tasso di incidenza dei tumori femminili sta aumentando a un ritmo allarmante in tutto il mondo. Oggi possiamo fare la differenza mettendo in campo alcune azioni. Abbiamo l’opportunità di tenere sotto controllo questo aumento sensibilizzando tutti i governi, gli operatori sanitari e il pubblico in generale per mettere in campo azioni urgenti. Sono delle operazioni essenziali che oggi possono prevenire un terzo dei cancri, curarne un altro terzo e fornire buone cure palliative al restante terzo che ne necessita”, ha spiegato il direttore dell’International Agency for Research on Cancer (IARC).

Per tale motivo risulta essenziale cercare di realizzare delle situazioni capaci di garantire una diagnosi precoce, delle possibili prevenzioni e cure costanti. Si può considerare la lotta al cancro come una partita a scacchi, bisogna calcolare che la malattia parte con una mossa di anticipo e ogni errore rischia di essere fatale.

Nell’intervista la Dott.ssa Barbara Scola, Oncologa del G.B. Mangioni Hospital di Lecco ci aiuta comprendere meglio l’evoluzione di un tumore femminile e tutto ciò che serve per curarlo e, quando possibile, impedirlo.

Nella classifica dei tumori più frequenti per il sesso femminile, quali si collocano ai primi tre posti?

Nella classifica dei tumori più frequenti per il sesso femminile, al primo posto si colloca quello della mammella che costituisce attualmente quasi il 30% di tutte le diagnosi tumorali. Al secondo troviamo il tumore del colon-retto e al terzo quello del polmone. Se suddividiamo per fasce d’età, nelle donne giovani dopo il cancro della mammella compaiono i carcinomi alla tiroide e alla cervice uterina, ovvero la porzione inferiore dell’utero. Nella classe intermedia (50- 69 anni) seguono i tumori al colon-retto, al corpo dell’utero e ai polmoni. Mentre le over 70 sono soggette particolarmente alle neoplasie allo stomaco e al pancreas. Tuttavia, il tumore del corpo dell’utero occupa il quinto posto fra i fibromi più frequentemente diagnosticati nel sesso femminile ma, nel prossimo futuro, potrebbe diventare più rilevante sia perché l’incidenza del tumore allo stomaco, attualmente al quarto posto, fa registrare uno stabile trend di riduzione, sia perché l’influenza del tumore del corpo dell’utero è in aumento.

In che età si registra un maggiore aumento dell’incidenza dei tumori femminili e come si effettua la diagnosi in questi casi?

Il rischio aumenta al crescere dell’età: le donne in età giovane-adulta (0-44 anni) contano solo per il 9% del totale dei tumori, quelle in età adulta (45-64 anni) per il 30% e le ultrasessantacinquenni per il 60%. L’adesione ai programmi di screening per il tumore della mammella (mammografia ed ecografia), dell’utero (Pap test) e colon (ricerca sangue occulto nelle feci) permettono diagnosi precoci che determinano una riduzione dell’incidenza e mortalità.

Secondo vari studi, sembrerebbe che la sopravvivenza nelle donne è in costante aumento con valori nettamente più elevati rispetto agli uomini. Può confermare questa ipotesi e perché?

Sì, concordo: la sopravvivenza femminile è in aumento dato che sopravvive almeno il 60% delle donne che hanno avuto una diagnosi di tumore tra il 1995 e il 1999. Nel nostro Paese una donna ogni 4 ha la probabilità teorica di ammalarsi di tumore nel corso della vita (0-74 anni), ma la probabilità di morire a causa di un tumore riguarda solo una donna ogni 11. La differenza fra sessi è dovuta da un lato, alla diversa prevalenza e prognosi dei tumori diagnosticati nei due sessi, dall’altro, al diverso stadio della stessa patologia tumorale al momento della diagnosi. Tra gli uomini, un quinto delle diagnosi riguarda il tumore del polmone, nella maggior parte dei casi in stadio avanzato e con prognosi negativa. Fra le donne invece, il tumore più frequente è quello della mammella, in stadio precoce, al quale sopravvivono quasi 9 donne su dieci.

Per la cura dei tumori femminili, soprattutto riguardo il carcinoma al seno, si sente spesso parlare di oncologia integrata. Potrebbe spiegarci meglio di cosa si tratta?

L’Oncologia integrata è un percorso di diagnosi e cura in cui la paziente viene accompagnata in tutte le fasi della malattia da un’equipe di specialisti dedicata. Nel caso della neoplasia mammaria si parla di Breast Unit: il radiologo, il Senologo, il chirurgo plastico, l’anatomopatologo, il radioterapista e l’oncologo si occupano in toto della paziente per definire la cura migliore utilizzando tutte le risorse sanitarie disponibili che spaziano dalla chemioterapia, alla terapia biologica e ormonale.

Quali sono le migliori strategie e terapie innovative?

Ogni tumore viene affrontato in modo integrato tra chirurgia, oncologia e radioterapia per garantire i migliori risultati. Le nuove terapie biologiche permettono di personalizzare il trattamento dei tumori in base alle caratteristiche di ogni paziente. In questo modo, i risultati in termine di riduzione del rischio di recidiva aumentano e si riducono gli effetti collaterali.

Quanto incidono uno stile di vita sano per la cura dei tumori al seno e all’utero?

Lo stile di vita sano comprende un‘alimentazione regolare, basata sulla dieta mediterranea e comprendente cereali integrali, pochi zuccheri, tanta frutta e verdura di stagione, molta acqua, senza eccedere con la quantità di cibo, con il sale e con le calorie. Da raccomandare sempre è l’esercizio fisico come ricorda il sito del Ministero della Salute: “influenzando positivamente alcuni ormoni, l’attività fisica diminuisce il rischio di tumore dell’utero e della mammella (nella post menopausa) e, migliorando l’efficienza dell’apparato digerente, protegge dal tumore del colon”. Soprattutto per il tumore mammario e dell’endometrio il meccanismo di riduzione dell’incidenza del cancro è legato alla riduzione del grasso e di conseguenza delle sostante infiammatorie e degli ormoni femminili. Il consiglio è di svolgere almeno 30 minuti di attività fisica cinque giorni alla settimana, scegliendo in base alle proprie preferenze e al livello di allenamento, ma integrando sia l’esercizio anaerobico, che quello aerobico e di tonificazione. Il fumo è completamente da eliminare essendo tra i principali responsabili di molti tumori (tra cui polmoni, bocca e vescica), mentre con l’alcool ci vuole moderazione (1 bicchiere di vino rosso al giorno). Infine è bene fare attenzione anche all’esposizione solare, ricordandosi di non esagerare utilizzando le opportune protezioni a fine di evitare soprattutto i tumori a carico della pelle. È stato calcolato che tutti questi fattori riducono il rischio di tumore di circa il 7%.


Intervista pubblicata su Health Online.


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