Maria Cecilia Hospital / 20 dicembre 2021

Fistole perianali e cisti sacro-coccigee: una nuova tecnica per accelerare la guarigione e ridurre le recidive

Fistole perianali e cisti sacro-coccigee: una nuova tecnica per accelerare la guarigione e ridurre le recidive
Le fistole perianali e le cisti pilonidali o sacro-coccigee sono patologie proctologiche molto diffuse. Entrambe sono condizioni benigne ma, nonostante ciò, spesso difficili da trattare e possono dare frequenti recidive.

Insieme al Dott. Luca Bordoni, proctologo e pelvi-perineologo presso Maria Cecilia Hospital di Cotignola, vediamo che cosa propone la moderna chirurgia mininvasiva per trattare in modo efficace le fistole perianali e le cisti sacro-coccigee. 

Che cosa sono le fistole perianali?

Le fistole perianali possono essere immaginate come piccoli tunnel, il cui percorso va dall’interno della porzione terminale del retto all’esterno, nella regione perianale. Nel suo percorso, la fistola attraversa i muscoli sfinteri fondamentali per la continenza, cioè quelli importanti per trattenere gas, liquidi e feci e per controllare lo stimolo dell’evacuazione.

Come si possono curare le fistole perianali?

Per salvaguardare la continenza del paziente, il chirurgo deve calibrare con attenzione l’intervento sulla fistola, limitando il più possibile lesioni alle strutture sfinteriche. Questa necessaria prudenza, tuttavia, può portare a successive recidive e alla necessità di un nuovo intervento.

La tecnica più diffusa, ma anche la più antica, è quella che posiziona nel decorso della fistola un “setone”, una sorta di grosso filo, che in passato era (come suggerisce il nome) di seta e attualmente è di silicone. Il setone, mediante una trazione progressiva oppure per “attrito” (senza trazione), favorisce la guarigione della fistola evitando tagli netti agli sfinteri; la sua azione, tuttavia, si attua molto lentamente (6-12 mesi).

Negli ultimi anni sono state proposte tecniche diverse per risolvere le fistole perianali, tutte basate sulla salvaguardia della continenza. Per il trattamento delle fistole complesse (con importante coinvolgimento sfinterico), oggi è disponibile una nuova tecnica, chiamata VAAFT (Video Assisted Anal Fistula Treatment). Utilizzando un fistuloscopio di appena 3,5 mm di diametro, il chirurgo inserisce una telecamera nella fistola e la percorre per tutta la sua lunghezza, dall’esterno fino al punto di origine (interno al retto): nel fare ciò, con il bisturi elettrico o con la sonda laser vengono rimossi i tessuti infiammati dall’interno della fistola, innescando il processo di guarigione.

La tecnica VAAFT offre diversi vantaggi:
  • è una chirurgia indolore e mininvasiva, che non mette a rischio l’integrità dello sfintere perché si agisce solo all’interno della fistola senza interessare le strutture circostanti (sfinteri);
  • l’incisione è molto piccola, circa 5 mm, di poco più grande dell’originario orifizio esterno della fistola;
  • la guarigione è più rapida: a distanza di un mese l’orifizio esterno si richiude e il tunnel è completamente rimarginato;
  • rispetto al setone, non richiede mesi di attesa per dare risultati;
  • dopo un giorno di ricovero, il paziente può riprendere le sue attività quotidiane.
  • le medicazioni sono molto semplici e consistono in lavaggi per ripulire la galleria della fistola fino alla completa guarigione: queste operazioni possono essere eseguite in totale autonomia dal paziente, presso il proprio domicilio;
  • rispetto alle tecniche tradizionali, la percentuale di recidive è inferiore; nel caso si verifichino, l’intervento VAAFT può essere ripetuto (è una procedura mininvasiva generalmente ben tollerata dai pazienti) fino alla completa guarigione.

 La tecnica videossistita è adatta anche per le cisti sacro-coccigee?

Questo approccio miniinvasivo si è rivelato efficace per il trattamento anche di un altro tipo di patologia soggetta a frequenti ricadute: le cisti sacro-coccigee. Questa patologia, chiamata anche malattia pilonidale sacro-coccigea, consiste in un’anomala raccolta di peli che, non riuscendo a fuoriuscire dalla cute, si incistano. Questa condizione affligge generalmente i giovani, soprattutto maschi, e può rimanere a lungo asintomatica, fino a quando un evento (per esempio un trauma nella regione sacro-coccigea) favorisce l’infezione della cisti e la formazione dell’ascesso.

Nella fase acuta, le cisti sacro-coccigee vengono incise per far fuoriuscire il pus; successivamente, è importante avviare un percorso terapeutico per risolvere la patologia alla base ed evitare recidive. Infatti, nonostante interventi molto invasivi e demolitivi queste cisti difficilmente possono essere asportate in modo completo perché spesso presentano ramificazioni difficili da visualizzare. Questo ha causato, in passato, il fallimento di molti interventi di rimozione, che dovevano essere ripetuti non appena la cisti formava un nuovo ascesso.

Oggi, con la tecnica EPSiT (Endoscopic Pilonidal Sinus Treatment), è possibile trattare le cisti sacro-coccigee in modo analogo alle fistole perianali: si introduce nella cisti un fistuloscopio e si guarisce la lesione dall’interno. Il tempi di recupero sono più brevi e le medicazioni sono più facili da gestire. Questa tecnica non azzera il rischio di recidive, ma anche qualora dovessero verificarsi, l’intervento EPSiT può essere ripetuto e risulta ben tollerato (in anestesia locale) dai pazienti e ha un impatto estetico molto inferiore rispetto alla chirurgia tradizionale.
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Revisione medica a cura di: Bordoni Luca
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