Obesità,
ovaio policistico e
diabete gestazionale: tre condizioni cliniche apparentemente distinte, ma accomunate da un ruolo di primo piano nello sviluppo del diabete mellito di tipo 2.
Quando si manifestano, costituiscono veri e propri segnali di allarme, perché anticipano l’insorgenza di una malattia cronica complessa, le cui complicanze vanno dalla
retinopatia alla
nefropatia, dai
disturbi vascolari al
rischio cardiovascolare. In questo contesto, diventa cruciale il concetto di
pre-diabete.
“Per pre-diabete intendiamo quella situazione di alterazione metabolica che anticipa temporalmente l’esordio del diabete – illustra la
dottoressa Cecilia Ragazzini,
endocrinologa presso
Primus Forlì Medical Center parte di
GVM Care & Research.
"
Ovviamente, parliamo di diabete di tipo 2, quindi insulino-indipendente, mentre quello insulino-dipendente, con classico esordio pediatrico, è tutt’altra malattia”. Nella forma più diffusa di diabete, quella di tipo 2, l’alterazione prende il nome di
insulino-resistenza.
“Per mantenere livelli normali di glicemia, il pancreas produce una quantità di insulina più elevata del normale. Quando questa produzione non è più sufficiente, la glicemia aumenta, segnando l’inizio della patologia”.
Un
ruolo fondamentale è giocato dall’
obesità, considerata il principale fattore predisponente.
“L’obesità è la situazione che predispone maggiormente allo sviluppo del diabete. In Italia circa il 70% dei diabetici di tipo 2 è sovrappeso o obeso”.
Ed è proprio sul fronte
terapeutico che oggi si stanno aprendo nuove strade.
“Oltre a intervenire sullo stile di vita, si può ricorrere alla terapia dietetica o, nei casi più gravi e severi, alla chirurgia bariatrica, esistono oggi opzioni farmacologiche analoghe al Glp-1, quali semaglutide o dulaglutide, o al Gip, come Mounjaro-tirzepatide".
Anche il diabete gestazionale, caratterizzato da un’alterazione dei valori glicemici durante la gravidanza, è un predittore importante.
“Si tratta di inappropriati livelli glicemici in gravidanza condizione transitoria legata all’insulino-resistenza placentare. Chi ne ha sofferti ha un rischio maggiore di sviluppare il diabete in età adulta.” Altro campanello di allarme è rappresentato dalla sindrome dell’
ovaio policistico, che può manifestarsi con sintomi in presenza di obesità.
“Ricapitolando, obesità, diabete gestazionale, ovaio policistico sono i tre casi in cui possiamo riscontrare l’insulino-resistenza e dunque una situazione pre-diabete”.
La dieta e il movimento: le vere medicine per la prevenzione
“Attività fisica e alimentazione sono le armi principali per prevenire una fase iniziale di ipersensibilità glicidica o gli esordi della patologia, conferma la
dottoressa Debora Guerra,
nutrizionista presso
Primus Forlì Medical Center e
l’Irst di Meldola, stili di vita sani, infatti, hanno la capacità di far rientrare i fattori di rischio ed evitare così di andare incontro a una malattia particolarmente impattante per la salute del paziente”.
Spesso il pre-diabete non presenta segnali evidenti.
“Dal punto di vista nutrizionale è difficile aver questo tipo di riscontri. Di solito ci si accorge del rischio di insorgenza della patologia quando si effettuano gli esami del sangue della patologia o esami di routine e magari emerge un valore alterato della glicemia”.
A quel punto va indagato o quanto meno tenuto sotto controllo. Piccoli sintomi come la sete notturna o la frequente minzione possono essere trascurati.
“Se ci fossero campanelli di allarme significativi, non andremmo incontro ai fattori di rischio che conducono alla malattia. A meno di non trovarsi in una fase grave di iperglicemia, veri e propri sintomi non ce ne sono”.
Per questo motivo la
prevenzione è tutto.
“Bisogna seguire una dieta mediterranea, pesco – vegetariana, con adeguate porzioni di verdura a ogni pasto, olio, carboidrati complessi, cereali a chicco, legumi e frutta secca. Tali cibi costituiscono un ottimo aiuto nel contenere la glicemia. Un pasto completo, che includa tutti i macronutrienti, assicura non solo un apporto nutrizionale equilibrato, ma anche una nuova stabilità glicemica, evitando picchi di glucosio e un’eccessiva stimolazione dell’insulina. Per questo motivo dovrebbe sempre includere verdura, una quota di grassi buoni come l’olio extravergine d’oliva, una fonte proteica e carboidrati complessi, così da garantire equilibrio nutrizionale e stabilità glicemica”.
Sul fronte della frutta, meglio limitare i frutti più zuccherini, come fichi, cachi e banane, mantenendo una porzione intorno ai 100 grammi, abbinata sempre ai pasti.
“Per gli spuntini, meglio yogurt bianco intero, frutta secca, parmigiano o lupini. Due frutti al giorno sono più che sufficienti”. Importante anche la distribuzione dei macronutrienti. Il secondo alleato della prevenzione è il
movimento.
“Si tratta di un vero e proprio farmaco. È raccomandato farlo minimo 3 volte a settimana per almeno 45 minuti può essere una camminata a passo svelto, un’uscita in bicicletta o una nuotata”.
Anche nei soggetti già in cura con farmaci o insulina,
alimentazione e attività fisica restano fondamentali.
“Anche in presenza di una terapia farmacologica, è fondamentale mantenere uno stile di vita adeguato, indispensabile per limitare i fattori di rischio cardiovascolari e l’infiammazione cronica di basso grado.
Per questo, alimentazione e attività fisica non devono mai essere trascurate”.
Strategie integrate e consapevolezza per fermare il diabete prima che inizi
“
Se riuscissimo, attraverso la gestione dell’ovaio policistico, il mantenimento del normopeso dopo la gravidanza, e la riduzione della percentuale di obesità, a prevenirlo, potremmo evitarne o ritardarne l’esordio”, conclude la
dottoressa Ragazzini.
La
dottoressa Guerra rafforza il concetto: anche chi è già in cura può trarre benefici da uno stile di vira sano.
“Si possono abbassare tutti gli altri fattori di rischio che conducono, ad esempio, a un’aumentata probabilità di problematiche cardiovascolari”. E a conferma del legame tra obesità e malattia, aggiunge: “
Circa il 66,4 % delle persone con diabete è anche in sovrappeso o obesa. Ai tempi del Covid, i soggetti a maggior rischio di mortalità sono stati proprio quelli obesi e con patologia diabetica”.
Educazione alimentare, diagnosi precoce, attenzione ai segnali del corpo e movimento: la strada per prevenire il diabete è chiara.