G.B. Mangioni Hospital / 08 marzo 2021

Prevenire il rischio delle patologie cardiovascolari, con la medicina di genere

Prevenire il rischio delle patologie cardiovascolari, con la medicina di genere
L’esigenza di tenere conto delle differenze biologiche, definite dal sesso, e socio-economiche e culturali, definite dal genere, in tutti gli aspetti relativi alla salute di ogni persona, sia uomo che donna, è divenuta sempre più rilevante grazie ad una intensa attività della ricerca scientifica.
 
Infatti, dati epidemiologici, clinici e di medicina sperimentale indicano in modo sempre più evidente l’esistenza di differenze nell’incidenza e nella progressione di molte patologie comuni a uomini e donne. Si riscontrano differenze anche nei meccanismi patogenetici che le determinano, nelle evidenze diagnostiche, nella risposta alle terapie e negli eventi avversi ad esse associati.
 
Esempi importanti di diversità sono stati riscontrati in tutti i principali gruppi di patologie: in quelle non trasmissibili, quali tumori, malattie del sistema cardiovascolare, malattie reumatiche ed autoimmuni in particolare, e anche nelle patologie infettive, sia virali che batteriche.
 
Per quanto riguarda il rischio cardiovascolare: le donne non sono meno esposte degli uomini.
"Le donne ad esempio subiscono fluttuazioni ormonali che soprattutto dopo la menopausa le espongono a un elevato rischio cardiovascolare; sviluppano l’ipertensione arteriosa prima e più velocemente degli uomini. Se fumatrici, il rischio di infarto aumenta rispetto a quello dei fumatori maschi” spiega il Professor Flavio Acquistapace, Responsabile dell’Ambulatorio di Cardiologia di G.B. Mangioni Hospital di Lecco, e membro del Working Group sulla Medicina di Genere della Società Italiana di Cardiologia. Il gruppo di studio si pone come obiettivo proprio quello di indagare le differenze tra la salute cardiovascolare femminile e quella maschile per individuare le pratiche terapeutiche e preventive più efficaci.

"Le donne - approfondisce il Professore - tendono a sviluppare anche alcune patologie psichiatriche come la depressione maggiore più frequentemente degli uomini, e ciò peggiora ancora il rischio cardiovascolare. Grazie allo sviluppo della medicina di genere, oggi è diffusa la consapevolezza che sono necessarie attenzioni e terapie differenziati per tutelare la salute cardiologica femminile”.

Nelle ricerche condotte e pubblicate dal Professor Acquistapace si evidenziano specificamente le differenze di:
  • sviluppo dei ruoli dell'uomo e della donna nella società;
  • polimorfismo organico, metabolico ed endocrino;
  • neuroattività;
  • peso delle risorse diagnostico terapeutiche del sistema nel campo della salute e delle malattie cardiovascolari;
  • coscienza educativa (carenza di educazione sulle differenze di genere in medicina).
Le metanalisi e l’esperienza dimostrano l’incidenza di queste differenze, a tutti i livelli in termini di:
  • frequenza dei fattori rischio;
  • rischio prognostico e rischio di vita;
  • disautonomia;
  • carenza di prevenzione secondaria;
  • appropriatezza nei percorsi diagnostico-terapeutici.
Il ruolo degli ormoni sessuali
 
"Sono fondamentali le differenze ormonali - conferma il Professore - legate a una semeiologia e anatomia diversa, allo sviluppo diverso dell'aterosclerosi e al grado di esposizione ai fattori di rischio. Anche il sistema nervoso autonomo, in particolare per quanto concerne ipersimpaticotonia e psiche, lavora in modo diverso tra l’uomo e la donna, cone già accennato".
Una delle peculiarità più caratterizzanti è il ruolo degli ormoni sessuali nel funzionamento del sistema cardiovascolare: “Non sono solo gli estrogeni a influenzare la salute cardiovascolare femminile e svolgere una funzione protettiva, fino alla menopausa - entra nel dettaglio il Professore. Altri ormoni sessuali come il progesterone e gli ormoni androgeni creano un equilibrio molto complesso che differenzia di molto il funzionamento del cuore e dei vasi sanguigni della donna rispetto a quello maschile”. Gli estrogeni hanno un effetto sul microcircolo poiché favoriscono la vasodilatazione mediante l’induzione al rilascio di fattori vasodilatanti. Questo nella donna è il principale meccanismo di dilatazione coronarica. Le altre vie metaboliche, assai efficaci nell’uomo, non lo sono a sufficienza nella donna".

Cosa succede con l'arrivo della menopausa

La menopausa è decisiva nell’aumento del rischio cardiovascolare perché favorisce l’attecchimento di malattie come la cardiopatia coronarica o  ischemica, osteoporosi, tiroiditi, reumatismo articolare e altre formi autoimmuni, resistenza all’insulina e malattie neurodegenerative.
La carenza di estrogeni porta inoltre ad uno stato di iper-coagulabilità.
 
"I sintomi e le alterazioni rilevate all’ECG (elettrocardiografiche) - spiega il Professore - sono diversi e tendenzialmente più insidiosamente aspecifici e sfumati nel genere femminile. Per questo spesso sono sottovalutati. Ad esempio, il dolore ischemico nella donna può’ essere dorsale, irradiato al collo e alle spalle, oppure dare solo  dispnea (fiatone, affanno) e/o  malessere totale. Oppure può essere più prolungato a causa dello spasmo del microcircolo. A livello anatomico, poi, la donna ha coronarie in genere più piccole rispetto all’uomo.

L'incidenza dei disturbi del sistema neurovegetativo

La donna è maggiormente soggetta a disturbi nell’ambito del sistema neurovegetativo, l’ipertono, l’ipertensione e la psiche. Nelle donne è più frequente la disfunzione microvascolare con o senza ateromasia: le coronarie sono coinvolte da una ipossia dinamica, ovvero una riduzione del  flusso o ad un aumento di resistenza al flusso stesso.
"Le donne sono anche più inclini all’ipersimpaticotonia - specifica il Professore - ovvero una sovraeccitazione del sistema nervoso centrale. Per questo motivo, nel sesso femminile troviamo più frequentemente ischemie e sofferenze ischemiche secondarie, ovvero causate da ipertensione e spasmi".
 
Un aspetto specifico emerso dalle ricerche riguarda il legame tra le depressione e la salute cardiovascolare femminile, come esposto in uno studio nella pratica reale condotto dal Professore insieme ai colleghi Caputi, Salerni, Maffei e Gallina, e pubblicato sul Multidisciplinary Journal of Women's Health. “La donna è più incline a sviluppare disturbi depressivi rispetto all’uomo. Circa il 20-25% delle donne soffre di forme di depressione nel corso della vita: una percentuale doppia rispetto agli uomini. Questa inclinazione è legata proprio  all’attività del sistema nervoso e del sistema neuroendocrino. La depressione aumenta il rischio di sviluppare patologie delle coronarie, insufficienza cardiaca e infarto, anche di quello cosiddetto a coronarie indenni (sindrome di Tako Tsubo o broken heart). 

La prevenzione e il trattamento della depressione, sia con psicoterapia che con terapie farmacologiche, hanno quindi un impatto decisivo anche sulla salute del cuore.
 
"Altro aspetto pratico da tener presente - conclude il Professore - è l'appropriatezza delle indagini. Gli esami strumentali, da soli, sono insidiosamente scarsamente predittivi (bassa specificità e sensibilità) nella donna. L’ECG ovvero l’elettrocardiogramma, ad esempio, spesso può essere fortemente dubbio. I test di immagine funzionali permettono di potenziare la prevenzione così come pure l’ecocardiografia da sforzo.
 
 “La medicina di genere in Cardiologia - ribadisce il Professore - è ritenuta ormai fondamentale per identificare gli interventi più corretti per proteggere la salute psicologica e fisica della donna, considerata in tutte le sue caratteristiche peculiari” purché’ sia realmente e ben applicata nella pratica clinica, in modo competente appropriato e con principi  di buona pratica clinica".

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Revisione medica a cura di: Acquistapace Flavio
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