San Pier Damiano Hospital / 16 gennaio 2023

Robot Hugo e diagnosi precoce: un’alleanza che rivoluziona il trattamento dei tumori urologici maschili

Robot Hugo e diagnosi precoce: un’alleanza che rivoluziona il trattamento dei tumori urologici maschili
La prevenzione maschile è un tema che, nonostante i progressi fatti negli ultimi anni, solleva ancora molte preoccupazioni negli uomini e viene spesso percepito come un “argomento tabù”.

Il Prof. Francesco Greco è urologo a San Pier Damiano Hospital di faenza (RA) e ha un’esperienza di diversi anni nell’uso della chirurgia robotica per tutte le patologie urologiche maligne e acute benigne: in questa intervista ci aiuta a capire come si può migliorare l’approccio alla prevenzione, anche alla luce dei recenti progressi tecnologici in ambito chirurgico.

Perché è così difficile parlare di prevenzione maschile?

Le campagne di comunicazione e di sensibilizzazione messe in atto negli ultimi anni hanno aiutato ad avvicinare molti uomini a un percorso di prevenzione delle patologie urologiche maschili. Tuttavia, sono ancora molti i pazienti che prenotano la prima visita dall’urologo solo quando compaiono sintomi che non possono essere ignorati e che condizionano la loro qualità di vita.

Questa situazione rende più complesso il dialogo tra paziente e medico, perché sposta l’obiettivo della prima visita dalla prevenzione al trattamento di una sintomatologia che, in alcuni casi, può essere già indice di una patologia avanzata. Più semplice – e più proficuo per il paziente – sarebbe affrontare questi argomenti in sede di prevenzione, quando la persona ancora non ha sintomi e può approcciarsi alla visita in modo più sereno.

Come si possono aiutare i pazienti ad avvicinarsi alla prevenzione delle patologie urologiche?

Per aggirare il tabù e le resistenze che ancora oggi pervadono il tema della prevenzione delle malattie urologiche maschili può essere utile un cambio di prospettiva. A questo scopo, il Prof. Greco suggerisce di iniziare a pensare in termini di benessere maschile in generale: «una visione olistica della salute maschile aiuta a trasmettere il concetto di prevenzione come un messaggio non strettamente medico ma legato al benessere globale della persona. Un uomo dovrebbe recarsi dall’urologo o dall’andrologo per il suo benessere generale, e questo include anche la prevenzione medica delle patologie».

Questa attenzione alla salute generale dell’uomo comprende anche una prevenzione a 360° delle malattie maschili, che dovrebbe riguardare tutti gli uomini a partire dai 18 anni. Anche nei ragazzi giovani esistono infatti patologie che, se trascurate o diagnosticate tardivamente, possono avere ricadute a lungo termine e provocare conseguenze irreversibili sulla fertilità.

Quali sono le patologie maschili su cui è importante fare prevenzione?

Nei giovani è particolarmente importante intercettare i casi di varicocele, una condizione causata da una dilatazione dei vasi spermatici del testicolo. Se non viene diagnosticato e trattato precocemente, il varicocele può portare ad alterazioni morfologiche e funzionali degli spermatozoi che possono anche causare infertilità. Grazie a percorsi diagnostici dedicati, oggi vengono intercettati molti più casi di varicocele: una dimostrazione indiretta di quanto sia frequente questa condizione ma anche di quanto la diagnosi precoce sia preziosa per individuare questi casi e trattarli in tempo con successo.

Sul versante oncologico, i tumori maschili più frequenti sono quelli alla prostata e al testicolo; in percentuale più bassa, si possono avere anche casi di tumore al pene. A questi, si aggiungono le patologie urologiche neoplastiche che possono colpire entrambi i sessi, come i tumori della vescica, del rene e dell’uretere. Anche in questi casi la diagnosi precoce è fondamentale: «Nel 65% dei casi il tumore del rene non dà sintomi e quando li dà lo stadio è già avanzato. Ma una diagnosi precoce permette di accedere a trattamenti chirurgici più conservativi, come quelli offerti oggi dalla chirurgia robotica».

Robot Hugo: come funziona la chirurgia robot-assistita?

I primi casi di chirurgia robotica, detta anche chirurgia robot-assistita, risalgono a circa 20 anni fa: nel corso di questi anni, i robot chirurgici sono stati progressivamente migliorati, fino a quelli di ultima generazione come il robot Hugo, che a inizio novembre 2022 ha fatto il suo debutto a San Pier Damiano Hospital.

La chirurgia robotica – per la quale, è importante sottolinearlo, rimane fondamentale l’azione dell’operatore – si basa su due caratteristiche principali:
  • il braccio robotico, che può compiere movimenti a 360°: questo permette di riprodurre i movimenti dell’operatore con grande precisione e senza il rischio di “tremori”;
  • una visione tridimensionale del campo operatorio, che permette un ingrandimento fino a dieci volte delle strutture anatomiche in un campo esangue (grazie al gas operatorio usato durante l’intervento, che riduce al minimo il rischio di sanguinamento).
Queste caratteristiche tecnologiche permettono oggi di eseguire interventi che prima erano appannaggio esclusivo della chirurgia tradizionale “a cielo aperto”: per citare un esempio significativo, San Pier Damiano Hospital sarà uno dei pochi centri in Italia a fare l’asportazione della vescica con ricostruzione della vescica nell’intestino per via robotica.  

L’utilizzo del robot Hugo si traduce anche in significativi vantaggi per i pazienti. Rispetto alla chirurgia tradizionale “a cielo aperto”, la chirurgia robot-assistita permette in particolare di ottenere:
  • un minor trauma chirurgico, dovuto all’assenza di tagli significativi;
  • un migliore recupero della funzionalità (continenza, erezione);
  • un percorso post-operatorio più rapido e diminuzione dei tempi di degenza: il paziente, già il primo giorno dopo l’intervento, si può alzare dal letto e, in alcuni casi, può essere dimesso due o tre giorni dopo l’intervento.

Chirurgia robotica: in che modo può aiutare la gestione dei pazienti con patologie urologiche?

Rispetto al passato, oggi il trattamento dei pazienti con neoplasie urologiche non si focalizza più solo sulla rimozione del tumore, ma ha un ulteriore obiettivo: quello di garantire al paziente la migliore qualità di vita post-operatoria.

Questo è molto importante, per esempio, nel caso del tumore prostatico: la rimozione della prostata risolve il problema dal punto di vista oncologico, ma può portare all’incontinenza, una situazione che peggiora in modo significativo la qualità di vita del paziente. Oggi, la rimozione robot-assistita del tumore prostatico permette una maggiore precisione aiuta a preservare le strutture anatomiche che sono importanti per il recupero funzionale post-operatorio della continenza urinaria e dell’erezione.

Anche nel caso del tumore al rene la chirurgia robotica può dare ottimi risultati: grazie alla diagnosi precoce, oggi è possibile rimuovere solo la zona colpita da tumore evitando di rimuovere l’intero rene, come si faceva invece in passato. «Questo approccio ha importanti conseguenze non solo sulla qualità di vita del paziente, che non deve ricorrere alla dialisi, ma favorisce anche un miglioramento degli indici cardiovascolari rispetto ai casi in cui viene asportato tutto il rene malato» conclude il Prof. Greco.
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Revisione medica a cura di: Dott. Francesco Greco
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