Disturbo bipolare

È un disturbo mentale in cui il paziente alterna bruscamente stati di grande euforia e iperattività (fase maniacale) a stati di profonda tristezza e disinteresse alla vita (fase depressiva). Anche detta sindrome maniaco-depressiva, si divide in due tipi principali: nel primo, la fase euforica ha tratti clinicamente maniacali; nel secondo, la stessa fase si presenta in modo meno accentuato.

Ad oggi non si conosce l’origine della malattia, che colpisce l’1,2% della popolazione e insorge intorno ai 18 anni, ma può manifestarsi anche in età infantile o in età matura. La familiarità è comunque un fattore di rischio accertato.

Il paziente alterna lunghi periodi di depressione a improvvisi stati euforici e iperattivi, durante i quali dorme pochissimo, sopravvaluta le proprie capacità e intraprende progetti spesso rischiosi (acquisti incontrollati, investimenti pericolosi). La mancata diagnosi del disturbo bipolare e conseguente terapia può avere gravi conseguenze, dato che la fase depressiva può portare al suicidio (15-20% dei casi) e la malattia favorisce l’insorgere di dipendenze da droghe e alcol. Per la sua pericolosità, la sindrome è sesta nella classifica del disagio sociale nel mondo stilata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’accertamento non è sempre facile, dato che spesso la sindrome è confusa con la depressione o l’ansia. Sulla base della familiarità (analoghi comportamenti compulsivi, sindromi depressive o dipendenza da alcol o droghe in famigliari del paziente) e dell’analisi dei sintomi, può essere il medico di base a segnalare la malattia allo specialista.
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