Dal momento che questa tecnica all’avanguardia può indurre una
morte cellulare mirata senza generare danni termici ai tessuti circostanti, è possibile utilizzarla nel campo della
cardiochirurgia. Si parla quindi
ablazione cardiaca con elettroporazione, che a differenza delle tecniche tradizionali di ablazione, che utilizzano calore (radiofrequenza) o freddo (crioablazione),
si basa su un meccanismo non termico,
riducendo il rischio di lesioni alle strutture cardiache adiacenti. È quindi possibile sfruttarne l’efficacia per il trattamento delle
aritmie cardiache. Prima di approfondire l’elettroporazione cardiaca e come funziona, è quindi utile comprendere su quali di queste condizioni può agire, condizioni che del resto possono compromettere la funzione contrattile del
cuore ed esporre la persona che ne soffre a gravi complicazioni.
Ecco le principali aritmie per le quali si può preferire l’elettroporazione per ablazione cardiaca:
- Fibrillazione atriale. È la più comune delle aritmie cardiache e si verifica quando gli atri si contraggono in modo rapido e irregolare, compromettendo il riempimento ventricolare e aumentando il rischio di formazione di trombi, con conseguente possibilità di ictus ischemico. I sintomi includono palpitazioni, affaticamento, dispnea e ridotta tolleranza allo sforzo. Dal momento che questa aritmia interessa circa l’1-2% delle popolazioni occidentali e che il suo sviluppo aumenta insieme all’età, l’elettroporazione per fibrillazione atriale è la più diffusa.
- Tachicardie ventricolari, ossia aritmie originate nei ventricoli che possono compromettere la capacità del cuore di pompare il sangue in modo efficace. Le forme più gravi, come la tachicardia ventricolare sostenuta o la fibrillazione ventricolare (sindrome di Brugada), possono portare ad arresto cardiaco e morte improvvisa se non trattate tempestivamente.
- Flutter atriale, una forma di aritmia caratterizzata da un’attività elettrica rapida e regolare negli atri, che può ridurre l’efficienza del battito cardiaco e favorire la formazione di coaguli. Può causare sintomi simili a quelli da fibrillazione atriale, tra cui palpitazioni e affaticamento.
- Tachicardie sopraventricolari, che comprendono diverse forme di aritmie originate sopra i ventricoli, come la tachicardia da rientro nodale e la tachicardia da rientro atrioventricolare. Queste condizioni determinano episodi di battiti cardiaci accelerati e possono causare sintomi improvvisi come vertigini, sincope e dispnea.
L’elettroporazione cardiaca è particolarmente indicata
per chi non ha risposto positivamente alle terapie farmacologiche e soprattutto per coloro in cui
le tecniche tradizionali di ablazione comportano un elevato rischio di complicanze, come nei casi in cui vi è una stretta vicinanza tra l’area da cui ha origine l’aritmia e strutture delicate come l’esofago, il nervo frenico o le arterie coronarie.
Sebbene questa tecnica sia considerata meno rischiosa di un’ablazione cardiaca tradizionale, sono da considerare anche i
rischi di un’elettroporazione cardiaca. Le possibili complicanze includono:
- Danno a strutture non bersaglio. Sebbene la tecnica sia altamente selettiva, in rari casi gli impulsi elettrici potrebbero influenzare tessuti adiacenti, come il sistema di conduzione cardiaco o i vasi sanguigni.
- Bradiaritmie transitorie: l’effetto della scarica elettrica può interferire temporaneamente con la conduzione cardiaca, causando un rallentamento del battito.
- Dolore toracico e sensazione di fastidio. Alcuni pazienti riferiscono una sensazione di oppressione toracica in seguito alla procedura, generalmente di breve durata.
- Tromboembolia: sebbene il rischio sia inferiore rispetto all’ablazione con radiofrequenza, esiste la possibilità di formazione di trombi, motivo per cui in alcuni casi si ricorre a una terapia anticoagulante.
- Infiammazione locale e necrosi cellulare eccessiva. In casi molto rari, l’elettroporazione può indurre una reazione infiammatoria persistente o un danno eccessivo ai tessuti circostanti.