Scompenso cardiaco

Lo scompenso cardiaco o insufficienza cardiaca colpisce una società sempre più longeva. Quali sono i sintomi, le tipologie e le cure possibili?

Scompenso cardiaco: cos’è e come si cura

L’evoluzione della società e in particolare l’aumento della vita media hanno generato anche conseguenze a cui prestare massima attenzione, come ad esempio le cardiopatie. A loro volta, queste patologie possono essere all’origine di condizioni progressive come lo scompenso cardiaco o insufficienza cardiaca.

L’insorgere di questa sindrome è infatti gradualmente più frequente con l’avanzare dell’età. A causa del progressivo invecchiamento della popolazione generale, lo scompenso cardiaco ha assunto una dimensione epidemiologica sempre più rilevante e rappresenta al momento la patologia cardiovascolare a maggior prevalenza e incidenza. Grazie all’innovazione scientifica, è oggi possibile intervenire su questo disturbo per rallentarne il decorso e gestirlo. Ma qual è esattamente il significato di scompenso cardiaco?

Lo scompenso cardiaco è un insieme di sintomi e manifestazioni fisiche correlati all'incapacità del cuore di pompare quantità di sangue sufficienti per far fronte alle necessità dell'organismo. In condizioni normali, il sangue venoso proveniente dalle zone periferiche dell’organismo giunge all’atrio e al ventricolo destro del cuore, attraverso cui viene immesso nei polmoni per essere ossigenato. L’atrio e il ventricolo sinistro del cuore espellono invece il sangue nell’aorta e nelle arterie per alimentare il corpo. Quando i ventricoli si irrigidiscono e dunque non si riempiono di sangue nei momenti giusti, il muscolo cardiaco si rivela incapace di rilassarsi (diastole) e contrarsi (sistole) nei tempi opportuni e quindi di svolgere il naturale ruolo di pompa.

Ne risentono tutti gli organi, a cui non giunge più l’ottimale quantità di sangue. Ne derivano diversi meccanismi per compensare questa carenza, come ad esempio il rilascio di ormoni che alimentano l’attività cardiaca, la ritenzione dei liquidi o l’ingrossamento delle pareti del cuore. Il paziente può di conseguenza avvertire tutta una serie di sintomi e può rilevare anche precise manifestazioni fisiche. La quantità anomala di sangue che esce dal cuore può provocare un accumulo del sangue stesso nei tessuti: una vera e propria congestione, da cui prende il nome l’insufficienza cardiaca congestizia.

Per capire se il ventricolo sinistro del cuore funziona correttamente, si utilizza un valore di misurazione, ovvero la frazione d’eiezione: è la percentuale di sangue che viene immessa nell’aorta a ogni contrazione, segno della funzionalità del cuore in quanto pompa.  Lo scompenso cardiaco si distingue quindi in due tipologie:
  • Scompenso sistolico (o a frazione d’eiezione ridotta), in cui si ha una riduzione della forza con cui il muscolo cardiaco si contrae. Ciò significa che al suo interno resta una quantità maggiore di sangue rispetto a quella che espelle
  • Scompenso diastolico (o a frazione d’eiezione conservata), dato da una rigidità particolare del cuore che danneggia la sua capacità di rilassarsi dopo la contrazione e quindi di riempirsi di sangue
È inoltre stata individuata recentemente un’ulteriore tipologia con parametri intermedi, ovvero l’insufficienza cardiaca con frazione d’eiezione intermedia.

Si tratta di un’evoluzione progressiva, in cui i sintomi iniziali di insufficienza cardiaca non sono sempre così manifesti. Al contrario, il paziente può essere asintomatico o eventualmente notare soltanto un leggero affanno durante sforzi particolarmente intensi. Con l’andare del tempo, i sintomi di scompenso cardiaco si fanno più pressanti. Fra i sintomi e segni di scompenso cardiaco si possono considerare:
  • Dispnea (mancanza di fiato), non solo durante lo sforzo e in alcuni casi in posizione supina
  • Astenia (affaticamento generale)
  • Tosse
  • Edema (gonfiore) di piedi e gambe
  • Gonfiore e dolore all’addome
  • Perdita di appetito
  • Confusione e perdite di memoria
I sintomi di scompenso cardiaco, uniti alla valutazione morfologica del muscolo cardiaco, concorrono anche a una classificazione più stratificata di questa condizione, proposta dalla American Heart Association:
  • Stadio A (rischio di possibile sviluppo, ma in assenza di manifestazioni)
  • Stadio B (assenza di sintomi ma presenza di modifiche strutturali del muscolo cardiaco)
  • Stadio C (presenza di sintomi e di modifiche strutturali del cuore)
  • Stadio D (scompenso cardiaco ormai evidente)
Un’ulteriore classificazione è stata individuata dalla New York Heart Association, basata più specificamente sul livello in cui le attività quotidiane vengono limitate:
  • Classe I (non si presentano sintomi evidenti)
  • Classe II (un’attività fisica contenuta dà luogo ai primi segni di dispnea e spossatezza)
  • Classe III (la minima attività fisica, compreso il camminare, genera dispnea e affaticamento)
  • Classe IV (anche a riposo si manifestano dispnea e astenia)
In entrambe queste classificazioni, nell’ultimo caso ci troviamo di fronte ai sintomi da scompenso cardiaco terminale.
È molto frequente che scompenso cardiaco sistolico e diastolico si presentino contemporaneamente. Altrettanto spesso sono associati scompenso cardiaco destro e scompenso cardiaco sinistro, anche se in alcuni casi ne soffre maggiormente un lato rispetto all’altro. Queste due condizioni si distinguono proprio in base alla sintomatologia.

Nell’insufficienza cardiaca destra è coinvolta proprio la parte destra del cuore. L’accumulo di liquidi derivato genera il gonfiore degli arti inferiori nel caso il paziente si trovi in piedi in posizione stazionaria, mentre in posizione supina i liquidi si concentrano nella zona lombare. L’addome si gonfia invece quando la quantità di liquidi è particolarmente importante. Vi sono inoltre casi in cui l’accumulo si verifica nel fegato o nello stomaco, dando luogo a perdita dell’appetito.
 

Identificabile con lo stadio B o la classe II, lo scompenso cardiaco lieve non è una condizione da prendere alla leggera. È proprio a questo livello del disturbo che iniziano a manifestarsi i primi sintomi identificabili. È questo il momento più opportuno per “ascoltare” il proprio corpo e le sue reazioni, nonché prendere provvedimenti per ciò che riguarda lo stile di vita. Nel caso di insufficienza cardiaca lieve, è infatti possibile praticare una moderata attività fisica, accuratamente pianificata con il sostegno del medico.

Più usuale è lo scompenso cardiaco cronico, ma non mancano casi in cui l’insufficienza cardiaca è acuta, cioè insorge o peggiora all’improvviso. Fra i sintomi di scompenso cardiaco acuto, ai quali è necessario prestare la massima attenzione, vi sono:
  • Ritenzione improvvisa di liquidi
  • Palpitazioni
  • Repentina mancanza di fiato
  • Tosse con espettorato di colore rosa e di aspetto “schiumoso”
  • Dolore al torace (in caso di attacco cardiaco)

Le cause dello scompenso cardiaco possono essere numerose, ma in genere trovano una comune origine in un indebolimento o irrigidimento del cuore: per questo, l’insufficienza cardiaca negli anziani è particolarmente diffusa. La frequenza dello scompenso cardiaco, in Italia è di circa il 2%, ma aumenta con l’aumentare dell’età, diventando progressivamente più frequente nel sesso femminile e arrivando al 15% in entrambi i sessi nelle persone dagli 85 anni in su.
Danni al muscolo cardiaco possono essere dovuti a
  • Infarto del miocardio (cardiopatia ischemica) e coronaropatia. I restringimenti nelle arterie, derivati dall’accumulo di grasso, finiscono per indebolire alcune zone del cuore a causa di una minore ossigenazione. Di frequente, la formazione di un trombo e la conseguente occlusione totale dell’arteria sono causati proprio dalla rottura di un deposito di grasso: da qui l’infarto del miocardio.
  • Malfunzionamento delle valvole cardiache, che consentono al flusso sanguigno di seguire il giusto percorso.
  • Ipertensione arteriosa non adeguatamente trattata, a causa della quale il muscolo cardiaco deve sforzarsi di più per pompare il sangue.
I pazienti che nella propria storia clinica contano una di queste patologie corrono un rischio maggiore di soffrire di scompenso cardiaco sistolico. L’insufficienza cardiaca diastolica può invece colpire in percentuale maggiore pazienti
  • Di sesso femminile
  • Che soffrono di patologie croniche come il diabete, la sindrome metabolica, l’anemia
Più raramente, lo scompenso cardiaco è dovuto a
  • Cardiomiopatie connesse a infezioni, abuso di sostanze stupefacenti o alcool
  • Infiammazioni generate dall’azione di virus e che interessano solitamente la parte sinistra del cuore, come le miocarditi
  • Aritmie
  • Malformazioni congenite che il paziente presenta già al momento della nascita
  • Altre patologie relative al sistema immunitario e alla tiroide

È la valutazione clinica il primo passo nella diagnosi di insufficienza cardiaca, a cui il medico fa seguire esami specifici:
  • Elettrocardiogramma per determinare se sono presenti aritmie o alterazioni nelle dimensioni dei ventricoli
  • Esami del sangue per valutare i livelli di peptidi natriuretici
  • Ecocardiogramma per esaminare la funzionalità del cuore e delle valvole
  • Risonanza magnetica cardiaca con mezzo di contrasto
In alcuni casi si rende necessario effettuare esami invasivi come cateterismo cardiaco e coronarografia.

Trattandosi nella maggior parte dei casi di un disturbo cronico, lo scompenso cardiaco non ha molte possibilità di guarigione. Questa condizione dev’essere quindi affrontata con un approccio composito, fatto di misure e trattamenti su misura per il paziente. Prima di tutto, è strettamente necessario consultare il proprio medico di base prima di procedere con qualsiasi cura, anche soltanto l’assunzione di farmaci da banco. È stato rilevato che l’influenza stagionale può far peggiorare i sintomi di insufficienza cardiaca: la vaccinazione antinfluenzale è quindi generalmente consigliata. È certamente da individuare la causa all’origine: solo così è possibile impostare il trattamento corretto. Fra le cure per lo scompenso cardiaco si possono valutare:
  • Variazioni nello stile di vita, che agevolano la quotidianità del paziente. È importante che la dieta sia povera di sodio, in modo da tenere sotto controllo anche la ritenzione di liquidi, così come tenere sotto controllo il peso corporeo. Sono da eliminare fumo e alcool, per preservare il più possibile i vasi sanguigni ed evitare un’azione tossica sul cuore. Se lo scompenso cardiaco è serio, l’esercizio fisico dev’essere praticato in un’apposita struttura e sotto supervisione
  • Assunzione di farmaci mirati a un prolungamento dell’aspettativa di vita, i farmaci bloccanti il sistema renina-angiotensina-aldosterone (ACE inibitori, spartani e antialdosteronici), i farmaci che antagonizzano il sistema nervoso simpatico (beta-bloccanti), i farmaci antagonisti della neprilisina e i farmaci inibitori del cotrasportatore sodio-glucosio. Sono anche disponibili farmaci che agiscono sui sintomi dello scompenso cardiaco: diuretici, digossina, nitrati. In caso di infezioni, è possibile optare per farmaci antibiotici.

Sono possibili interventi chirurgici su eventuali problematiche delle valvole cardiache, così come sull’ostruzione delle arterie, mentre si può ricorrere all’impianto di pacemaker o defibrillatori (ICD) biventricolari nel caso le aritmie cardiache non siano state eliminate da farmaci specifici.

Sempre in assenza di risposta alle terapie farmacologiche, il medico può scegliere di trattare uno scompenso cardiaco molto grave con strumenti meccanici o con un trapianto di cuore. Il trattamento dello scompenso cardiaco acuto prevede innanzitutto un ricovero ospedaliero urgente. Se si è accumulato liquido nei polmoni, il paziente riceve ossigeno tramite maschera facciale. Un miglioramento rilevante può essere dato dalla somministrazione di diuretici e farmaci come la nitroglicerina. Per gestire condizioni in cui la risposta alle cure non sia stata positiva, è possibile “tamponare” solo temporaneamente la situazione con farmaci che stimolino la funzionalità cardiaca.

Altra questione è invece la gestione di uno scompenso cardiaco terminale. Se le cure aumentano certamente l’aspettativa di vita, la qualità di vita peggiora progressivamente nei pazienti con scompenso cardiaco cronico. I trattamenti possibili si riducono sempre di più, soprattutto in caso di scompenso cardiaco negli anziani: per questo, si tende a improntare la terapia con l’obiettivo unico di migliorare la qualità di vita.  

Non si raccomanda mai abbastanza di tenere sotto controllo il proprio stile di vita: è il modo migliore per gestire i possibili fattori di rischio. In particolare, si consiglia di:
  • evitare il fumo e l’alcool
  • seguire una dieta equilibrata
  • limitare il consumo di cibi molto salati e poveri di potassio, per non agevolare l’ipertensione arteriosa
  • praticare una costante attività fisica, anche minima.

Il trattamento dello scompenso cardiaco è, come si è visto, una questione eminentemente multidisciplinare: il paziente deve affidarsi a un team composto di specialisti esperti in ogni singola disciplina, con il fine di controllare al meglio sintomi e accrescere la qualità della vita. Non sono inoltre da sottovalutare le possibili conseguenze nella sfera psicoemotiva, soprattutto in età avanzata. Per questo, è importante scegliere strutture specializzate come gli ospedali GVM Care & Research, in cui il paziente possa essere seguito dalla diagnosi fino al trattamento.
Le informazioni contenute nel Sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica.

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