Afasia

L’afasia è un disturbo acquisito che implica la perdita parziale o totale della capacità di comprensione ed espressione di parole verbali o scritte.
Di derivazione greca, il termine “afasia” ha un significato molto esplicito: “senza voce”. Il paziente afasico non riesce più a capire ciò che le altre persone dicono e scrivono, né riesce a costruire frasi di senso compiuto. Anche la capacità di fare calcoli viene compromessa, in quanto le abilità aritmetiche sono strettamente collegate alla medesima funzione.

Si parla di disturbo acquisito in quanto la compromissione del linguaggio, che è a sua volta una funzione appresa, è dovuta ad altri danni.

Esistono molte forme di afasia, in cui il grado di difficoltà sperimentato dal paziente può variare in modo significativo: una conferma della complessità e dell’importanza fondamentale del linguaggio nella vita quotidiana.

È più probabile che l’afasia si manifesti in pazienti di mezza età, in quanto maggiormente soggetti alle patologie più spesso responsabili del disturbo, ma anche un bambino piccolo può soffrirne. Sull’afasia si sono concentrate le ricerche del neurologo e chirurgo francese Paul Pierre Broca, che alla fine dell’800 riuscì a comprendere un legame fondamentale.

Afasia: le cause più comuni

Il disturbo è espressione di una sofferenza focale delle aree cerebrali che regolano la funzione del linguaggio. L’afasia temporanea conta fra le cause più frequenti:
 
  • Ictus;
  • Disordini vascolari (Ictus e TIA);
  • Trauma cranico;
  • Infezione cerebrale.

Si tratta di condizioni in cui il danno cerebrale è acuto, prolungato, improvviso spesso con lento recupero ad eccezione degli attacchi ischemici transitori in cui il ripristino della funzione lesa è abitualmente rapido, nell’arco di 24 ore.

Vi sono però situazioni in cui l’afasia si manifesta gradualmente a causa di patologie progressive, come ad esempio un tumore al cervello, in cui il disturbo ha un carattere evolutivo, legato all’espansione della neoplasia, così come in alcune malattie neurodegenerative e tipologie di demenza.

Un quadro particolare è costituito dalle afasie primarie progressive (APP) espressione di una atrofia corticale focale localizzata nei centri del linguaggio. Hanno un carattere cronico progressivo e si differenziano sulla base del tipo di deficit linguistico che presentano, che può essere fonologico, semantico e sintattico. 
In questi casi l’afasia tende a peggiorare ed il paziente ha a disposizione sempre meno risorse per esprimersi o comprendere nel modo corretto.     

Le persone destrorse e circa i 2/3 delle persone mancine hanno una caratteristica comune: è l’emisfero cerebrale sinistro a controllarne la capacità comunicative. In tale emisfero sono dunque presenti nello specifico le aree cerebrali che regolano il linguaggio:
 
  • Area di Broca (lobo frontale sinistro);
  • Area di Wernicke (lobo temporale sinistro);
  • Parte posteriore inferiore del lobo parietale sinistro;
  • Connessioni fra queste aree.

Nel restante terzo dei soggetti mancini, è l’emisfero cerebrale destro a svolgere le stesse funzioni.

Prima di tutto, è necessario distinguere tra due macrotipologie, ovvero afasia fluente e non fluente: la prima è caratterizzata da un eloquio ancora fluente ma che può includere parole sconnesse, e può essere accompagnato da una difficoltà di comprensione durante le conversazioni; la seconda comporta un linguaggio molto più difficoltoso e notevolmente semplificato, fatto di pochi termini e privo di elementi più complessi (come ad esempio la coniugazione dei verbi).
Esistono due principali tipi di afasia, a seconda dell’area del cervello interessata dal danno.
 

Afasia di Wernicke


Nota anche come afasia recettiva o sensoriale, è dovuta a una lesione nell’area di Wernicke. In questo caso, il paziente non riesce più a comprendere il linguaggio verbale e scritto. È un’afasia fluente, dunque caratterizzata da un eloquio fluido e apparentemente naturale, in cui le frasi sono in realtà una serie di termini confusi e in alcuni casi inesistenti (insalata di parole). L’incoerenza del linguaggio spesso non viene percepita dal paziente afasico, che anche nella scrittura mostra la stessa modalità espressiva.
 

Afasia di Broca


Detta anche afasia espressiva o motoria, questa tipologia è connessa a un danno all’area di Broca. Si tratta di afasia non fluente: il paziente può in alcuni casi comprendere il significato dei termini e formulare un pensiero coerente per rispondere, ma trova difficoltà nel trovare le parole giuste per farlo. Per questo, si esprime con frasi brevi, lente, prive dei termini più corti (congiunzioni e articoli) e dei ritmi naturali. La maggior parte di queste persone non riesce più a scrivere e spesso soffre di paralisi del lato destro del corpo, in quanto il lobo frontale è coinvolto anche nella funzionalità motoria.
 

Afasia globale


Come facilmente fa intuire la denominazione, l’afasia globale è la forma in assoluto più grave, in quanto causata da lesioni particolarmente vaste nell’emisfero sinistro e nelle strutture sottostanti. Questa forma comporta la perdita delle capacità linguistiche quasi nella loro totalità, ossia comprensione ed espressione orale e scritta. 

L’afasia può presentarsi anche in tipi che si distinguono ulteriormente in base alle varie aree cerebrali interessate da danni e alle diverse abilità più o meno compromesse:

  • Afasia transcorticale sensoriale: è una forma di afasia fluente, dovuta a lesioni localizzate in prossimità dell’area di Wernicke. Il paziente riesce a ripetere correttamente le parole, ma sono compromesse in modo significativo le sue capacità di comprendere, elaborare e produrre il linguaggio.
 
  • Afasia transcorticale motoria: si tratta di un’afasia non fluente, causata da un danno alle cortecce frontali. Il paziente riesce a comprendere ed elaborare, ma non a produrre parole.
 
  • Afasia transcorticale mista: questa forma di afasia non fluente è estremamente critica, in quanto il paziente mostra un linguaggio del tutto incomprensibile, a eccezione delle formule ripetitive e automatiche, ed è consapevole della patologia.
 
  • Afasia dinamica: una tipologia di afasia non fluente che riduce notevolmente le capacità di eloquio, pur permettendo di conservare quelle di comprensione.
 
  • Afasia di conduzione o di ripetizione: questa forma di afasia fluente inficia la capacità di ripetizione, mentre resta inalterata quella di comprensione.
 
  • Afasia nominum: detta anche afasia anomica o afasia amnestica, è anch’essa una forma di afasia fluente. Il paziente non riesce più a ricordare ed esprimere i nomi degli oggetti. Ciò significa che, nel contesto di un eloquio fluido e naturale, all’improvviso non riesce a usare i termini esatti con cui vorrebbe indicare qualcosa. È però capace di pronunciare i suddetti nomi per imitazione e riesce a comprendere e scrivere correttamente.

In molti casi, il paziente afasico non soffre di una sola forma di questo disturbo, ma una tipologia risulta più rilevante rispetto alle altre.

Se il disturbo è a sua volta segno di un’ulteriore condizione all’origine, è possibile riconoscere l’afasia attraverso uno o più di questi sintomi, tutti legati al linguaggio:
 
  • Utilizzo di frasi brevi o incomplete;
  • Utilizzo di frasi senza senso compiuto sia nella conversazione che nella scrittura;
  • Sostituzione di una parola o di un suono con altri;
  • Utilizzo di parole irriconoscibili;
  • Mancata comprensione durante le conversazioni.

In genere, l’afasia viene identificata attraverso una valutazione da parte del medico. L’osservazione si focalizza su alcune attività richieste al paziente: nominare oggetti di uso comune, ripetere parole e frasi, rispondere a domande specifiche su cose lette o sentite, rispondere a domande secche e aperte su argomenti comuni, svolgere azioni seguendo un comando, leggere a voce alta e scrivere alcune frasi.

Il medico può così valutare il livello di comprensione, la fluidità di eloquio e l’eventuale difficoltà nell’introdurre i discorsi o trovare le parole giuste. Il medico deve anche escludere alcune cause che potrebbero essere all’origine di problemi del linguaggio: fra queste, alterazioni dell’udito, della vista, della funzionalità muscolare o nervosa.
La disartria, spesso confusa con l’afasia, implica infatti un deficit di pronuncia a sua volta connesso a un danno motorio: il paziente è quindi consapevole di cosa vuol dire (anche se non riesce a dirlo correttamente) e comprende perfettamente ciò che gli viene detto.

Una volta assicuratosi che tali problematiche non hanno un legame con le complicazioni del linguaggio, il medico deve capire quale tipo di danno ha provocato l’afasia.
Si rivelano quindi molto utili gli esami strumentali, in particolare tomografia computerizzata (TC) e risonanza magnetica (RM) al cervello, che consentono di identificare la lesione e stabilirne la localizzazione.

Di fronte a un paziente afasico che lamenta sintomi non specifici, il medico può ritenere opportuno ricorrere a test neuropsicologici, eseguiti grazie all’intervento di neuropsicologi e logopedisti: il risultato consente di ottenere dati sul funzionamento delle aree cerebrali e informazioni utili a pianificare un trattamento.

Alla domanda: di afasia si guarisce? La risposta è che si tratta di una situazione complessa: non si può parlare di vera e propria guarigione, ma certamente il trattamento dell’afasia può risultare molto efficace in diversi casi.
Quando si affronta l’afasia, il recupero dipende da numerosi fattori:
  • La tipologia di danno all’origine, la sua estensione e la localizzazione;
  • il grado di compromissione del linguaggio;
  • che tipo di risposta il paziente mostra nei confronti della terapia;
  • in alcuni casi, anche la fascia d’età e le condizioni di salute.
Ad esempio, è possibile per i bambini con meno di 8 anni recuperare un adeguato uso della parola anche in presenza di gravi danni cerebrali. Per chi ha superato quella fascia d’età, il miglioramento può risultare più lento, ma se il danno cerebrale è lieve, il paziente può persino recuperare le proprie abilità senza particolari trattamenti.

In presenza di afasia, la terapia ha l’obiettivo di migliorare le capacità comunicative del paziente. Questo può tradursi in un lavoro dedicato a incrementare le abilità residue, recuperare almeno in parte quelle perdute e sviluppare anche nuovi modi di comunicare.

Il trattamento cambia a seconda della singola situazione, ma certamente la risposta più efficace e diffusa è la logoterapia, con la guida di un logopedista esperto. È bene che il trattamento dell’afasia inizi il prima possibile, o almeno quando il paziente è in grado di partecipare (soprattutto a seguito di un trauma).

La terapia può avere luogo singolarmente o anche in gruppo, in un contesto sicuro e agevole in cui i pazienti possono esercitarsi a migliorare le proprie abilità. Questo pone inoltre un vantaggio: la possibilità di fare conversazione e di intervenire immediatamente su eventuali fraintendimenti ed elementi da correggere. In alcuni casi, si ricorre anche all’utilizzo di dispositivi di comunicazione, come ad esempio lavagne, computer e display. Attraverso questi strumenti, il paziente afasico che non riesce a recuperare le capacità linguistiche può comunicare grazie alla presenza di simboli e immagini.

Questo tipo di terapia può anche prolungarsi per alcuni anni: con l’afasia, il recupero non è quasi mai totale, a meno che la lesione cerebrale non sia particolarmente lieve.

Attualmente in fase di studio è la possibilità di optare per un trattamento farmacologico. La ricerca si focalizza su farmaci che possono agevolare il flusso sanguigno, potenziare le capacità di recupero del cervello e supportare la sostituzione dei neurotrasmettitori ormai esauriti.

Molto importante è il ruolo della famiglia e delle persone che gravitano intorno al paziente afasico: è proprio nella relazione con loro che il peso del linguaggio, venuto meno o ridotto, emerge in tutta la sua forza. Il paziente può a sua volta facilitare la comunicazione con estranei, ad esempio portando con sé un biglietto in cui viene illustrato il disturbo, eventuali informazioni di contatto dei propri cari e materiale utile a scrivere e disegnare.

Assolutamente decisivo è anche il sostegno della squadra che si occupa attivamente del trattamento dell’afasia. Questo disturbo pone la persona in una situazione complessa e dai delicati equilibri, che, come si è visto, può necessitare dell’intervento di specialisti in diverse discipline. Ecco perché è fondamentale affidarsi a strutture altamente specializzate, in cui un approccio multidisciplinare e a 360 gradi è costantemente al servizio di ogni singola persona.
Le informazioni contenute nel Sito, seppur validate dai nostri medici, non intendono sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica.

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