Risonanza Magnetica - RM

Le tipologie e l’evoluzione della risonanza magnetica

Ormai indispensabile in tante e diverse branche mediche, la Risonanza Magnetica (RM), o Risonanza Magnetica Nucleare (RMN), è una procedura diagnostica dai numerosi vantaggi: dal momento che si utilizzano campi di induzione magnetica e onde a radiofrequenza, è del tutto non invasiva e non genera quindi particolari reazioni da parte del corpo umano. Con la RM è possibile visualizzare ad altissima risoluzione tessuti e organi fin nei minimi dettagli, così da accertare la presenza di patologie. Non ha praticamente limiti nei suoi campi di applicazione.

Durante l’esame, il paziente resta disteso su un lettino dentro un cilindro aperto: qui la persona si trova all’interno di campi magnetici. La ricostruzione delle immagini è in funzione del legame biochimico delle molecole, basandosi sulla struttura della materia: i campi magnetici sono paragonabili a grandi calamite che fanno da guida per gli atomi dell’organismo i quali, per effetto della energia acquisita, emettono un segnale.

Questo comporta un’altissima risoluzione di contrasto delle immagini, che consente di cogliere formazioni anatomiche strutturalmente diverse. L’innovazione ha da tempo toccato e trasformato anche questa metodica di indagine, che ha consentito l’allargamento del campo di applicazione della metodica diagnostica e ha trovato utilizzo come alternativa a esami più invasivi, aprendo così nuovi orizzonti di applicazione clinica a organi e apparati prima difficilmente studiabili.

Una grande evoluzione per questo esame diagnostico è stata certamente l’avvento della risonanza magnetica aperta, pensata soprattutto per soggetti claustrofobici, persone in sovrappeso, in età avanzata o bambini.

Questi pazienti tendono a non sottoporsi facilmente a una risonanza magnetica standard, che, come abbiamo visto, prevede l’utilizzo di una struttura cilindrica e offre quindi poco spazio disponibile. Anche in questa tipologia specifica, sono stati numerosi gli avanzamenti tecnologici: se inizialmente la risonanza aperta era infatti caratterizzata da un potere di risoluzione minore ed era quindi applicabile solo a certe aree del corpo, oggi nuovi macchinari come la risonanza magnetica aperta verticale G Scan Brio consentono non solo di visualizzare accuratamente ossa e muscoli, ma anche i tessuti molli. Non solo: consente di effettuare anche esami sotto carico, durante i quali il posizionamento del paziente, seduto, in piedi o in movimento, è essenziale per una valutazione ottimale e davvero approfondita.

La RMN aperta non è soltanto un macchinario avanzato adatto a situazioni particolari o determinate indagini: è utile anche in sede d’intervento chirurgico, quando il medico chirurgo ha necessità di esaminare gli organi o i tessuti su cui andrà a operare.

Per raggiungere un livello di precisione e sensibilità ancora più elevato, si ricorre in alcune situazioni a una risonanza magnetica con mezzo di contrasto. A renderla ancora più puntuale è l’utilizzo di un liquido di contrasto che viene somministrato al paziente per via endovenosa e che permette immagini più chiare e dettagliate delle strutture interne del corpo umano e quindi di analizzare eventuali tumori, il flusso del sangue nei vasi sanguigni e all’interno dei tessuti, infiammazioni o lesioni.

La più diffusa procedura di risonanza con contrasto prevede pochi minuti prima dell’esame l’iniezione, per via endovenosa, di una soluzione liquida contenente gadolinio: questo metallo funge da agente di contrasto all’interno del campo magnetico, consentendo di ottenere immagini molto dettagliate delle eventuali differenze di vascolarizzazione o fra un tessuto e l’altro. Prima di procedere con l’esame, il paziente deve dare più informazioni possibili attraverso la compilazione di un questionario apposito e portare con sé i risultati di un’analisi della creatininemia risalente a non più di 30 giorni prima: questi servono infatti a scongiurare la presenza di problematiche ai reni.

La risonanza con mezzo di contrasto in genere dura più tempo rispetto a una risonanza magnetica chiusa, in quanto comprende anche la procedura di iniezione del mezzo di contrasto, con una durata compresa tra 30 e 65 minuti. Subito dopo la RMN con contrasto, il paziente deve attendere in una sala apposita per circa una o due ore, così che gli eventuali effetti del liquido si attenuino il più possibile. Una volta che il tempo previsto è passato, è possibile tornare alle proprie attività. In meno di una giornata, grazie all’eliminazione attraverso le urine, il liquido di contrasto viene del tutto espulso dal corpo.

Esiste una peculiare tipologia di risonanza magnetica che si rende necessaria sia per motivi clinici sia a scopo di ricerca. È la risonanza magnetica funzionale (RMF), un’applicazione più sofisticata della normale RM con cui è possibile registrare e studiare i livelli del flusso sanguigno e dell’ossigenazione cerebrale nel distretto encefalico in risposta a diversi stimoli.

La RM funzionale è utile ad esempio nel caso il paziente abbia subito un trauma cerebrale su cui si deve intervenire chirurgicamente: è importante capire se nelle aree prossime o corrispondenti alla lesione sono ancora presenti attività funzionali rilevanti, così da programmare l’operazione con l’obiettivo di salvaguardarle.

In sede d’esame, il paziente riceve istruzioni su alcuni compiti esercizi, movimenti, compiti cognitivi che dovrà compiere durante la procedura: dovrà ad esempio premere pulsanti o ascoltare suoni, richiamare alla mente quante più parole possibile che inizino con una determinata lettera dell’alfabeto e altre attività intervallate da fasi di riposo. Questo sistema consente infatti di confrontare l’attività neurale nei momenti di attività con quella nei momenti di inattività. Anche nel caso di RMN funzionale, è possibile ricorrere a una risonanza magnetica aperta.

Vediamo più nel dettaglio su quali zone del corpo si può indagare con la risonanza magnetica.


Risonanza magnetica all’encefalo

Con la risonanza magnetica all’encefalo si studiano gli elementi che risiedono all'interno del capo: cervello, cervelletto, tronco encefalico, ipofisi, ventricoli, nervi acustici. Questo esame consente di analizzare tumori, encefaliti, eventuali malformazioni, sclerosi multipla, patologie che coinvolgono i nervi ottici e acustici, così come di diagnosticare l’idrocefalo e valutare le conseguenze di ischemie, edemi o emorragie cerebrali. La risonanza magnetica all’encefalo può essere preziosa anche nell’interpretare in modo definitivo sintomi poco specifici, come mal di testa, vertigini, crisi epilettiche, disturbi della vista o comportamenti umorali. Durante la RMN all’encefalo si applica intorno al capo del paziente una bobina ricetrasmittente per l’invio dei dati necessari: la struttura permette di continuare a vedere intorno a sé e di respirare normalmente. In buona parte dei casi, specialmente quelli un po’ più articolati, si ricorre a una risonanza magnetica all’encefalo con contrasto, che assicura un’accuratezza ancora superiore. In particolare, una variante della risonanza all’encefalo richiede espressamente l’uso di un liquido di contrasto: si tratta angio-risonanza magnetica;, con cui è possibile focalizzare l’indagine sul flusso di sangue nell’area interessata. Se il paziente si trova nell’impossibilità di sostenere l’esame all’interno del macchinario standard, può sottoporsi a una risonanza magnetica all’encefalo aperta. È importante che porti sempre con sé i risultati di altri esami, come radiografie, TAC, ecc.
 

Risonanza magnetica alla colonna

Anche per esaminare la schiena c’è la possibilità di ricorrere a questa procedura. Con unauna risonanza magnetica della colonna vertebrale, o RM Rachide, si valuta la relazione che lega ossa, dischi vertebrali e radici nervose e rende visibili anche alcune lesioni nell’area considerata. Anche la risonanza magnetica colonna vertebrale completa è eseguibile con mezzo di contrasto.
In presenza di dolori costanti nella zona più bassa della schiena, stati febbrili o traumi, si può procedere con una risonanza magnetica lombo sacrale, con cui è possibile individuare tumori spinali, ernie del disco, sciatalgie, discopatie. Con una risonanza lombo sacrale si possono inoltre analizzare con maggior attenzione alcune tipologie di malformazione congenita, come ad esempio la spina bifida

 
Risonanza magnetica cervicale

La risonanza magnetica del tratto cervicale permette di visualizzare nei dettagli tutti gli elementi che lo compongono: midollo spinale, vertebre e dischi. È particolarmente indicata quando si sospetta la presenza di ernie e protrusioni, oppure anomalie nel midollo o nel tessuto osseo di questa specifica sezione della colonna vertebrale.
 

Risonanza magnetica agli arti superiori

Le caratteristiche della risonanza magnetica si applicano positivamente anche nell’indagine degli arti superiori. Con una risonanza magnetica a polso e mano oppure gomito e avambraccio è possibile rilevare lesioni di varia natura ad articolazioni, tendini e muscoli, così come malformazioni o patologie legate a tumori, traumi o problemi vascolari. Con Artoscan la procedura è semplice: il paziente posiziona l’arto dentro l’apparecchiatura e lo mantiene fermo. In questo caso, non si prevede l’uso di liquido di contrasto.
 

Risonanza magnetica all’addome

Con la risonanza magnetica all’addome è possibile osservare tutti gli elementi dell’area, dagli organi fino a nervi e vasi sanguigni, con l’obiettivo di rilevare o tenere sotto controllo processi infiammatori, infezioni, forme tumorali. La si può eseguire a seconda della zona d’interesse:

  • Risonanza magnetica all’addome superiore, con la quale si esaminano fegato, pancreas, milza, reni e surreni;
  • Risonanza magnetica all’addome inferiore, che produce immagini di vescica, utero o prostata;
  • Risonanza magnetica all’addome completo, attraverso cui è possibile esaminare tutti gli organi e gli apparati sopracitati.
Per agevolare l’indagine nelle situazioni più complesse, si può sempre procedere con una risonanza magnetica con contrasto all’addome.
 

Risonanza magnetica cardiaca

Con la risonanza magnetica il cuore e la sua struttura risultano visibili come non è possibile con altri tipi di esame. La risonanza magnetica cardiaca consente di mettere in luce eventuali danni al muscolo cardiaco senza limiti temporali: che siano eventi passati da tempo o che siano più recenti, infiammazioni del pericardio, miocardite o un infarto sono riconoscibili solo con una risonanza cardiaca.
 

Risonanza magnetica mammaria

La risonanza magnetica mammaria è un’alleata davvero molto preziosa nella diagnosi precoce di tumore al seno, specialmente nelle giovani donne. Con una RM alla mammella è infatti possibile ottenere immagini altamente precise di eventuali noduli maligni anche di piccole dimensioni, che, essendo vascolarizzati in modo specifico, si possono quindi distinguere dai tessuti normali. L’esame è adatto alle pazienti con familiarità di cancro al seno o che devono essere monitorate dopo trattamenti chemioterapici, interventi di chirurgia conservativa o inserimento di protesi. La risonanza magnetica mammaria è inoltre molto utile quando i risultati di ecografia e mammografia non sono limpidi.
 

Risonanza magnetica multiparametrica

La diagnosi precoce risulta essenziale nell’affrontare diversi tipi di patologie, fra cui il tumore alla prostata. L’innovazione tecnologica ha permesso di creare un metodo diagnostico ad altissima precisione, la risonanza magnetica multiparametrica. Attraverso questa tipologia di risonanza magnetica, la prostata viene esaminata sulla base di diversi parametri: morfologia, diffusione e perfusione. Questo perché i tessuti di un’eventuale massa tumorale si distinguerebbero dagli altri per una composizione differente. Ma l’elevato dettaglio diagnostico non è l’unico vantaggio della procedura: associando risonanza multiparametrica ed ecografia endorettale, è possibile eseguire una biopsia prostatica fusion, che permette di effettuare prelievi esclusivamente mirati e approntare il trattamento con rigore ancora maggiore. La RM multiparametrica può quindi considerarsi a buon diritto come il metodo diagnostico più all’avanguardia in questo campo medico.
 

Risonanza magnetica agli arti inferiori

Le caratteristiche della risonanza magnetica si applicano positivamente anche nell’indagine degli arti inferiori. Con una risonanza magnetica all’anca oppure al ginocchio, ogni componente è ben visibile: dalla cartilagine ai legamenti, dai tessuti ossei fino ai tendini. Si ricorre a questi esami quando si devono comprendere le cause all’origine di dolori, rigidità o gonfiori di varia natura, rilevare versamenti, distorsioni o fratture ossee o diagnosticare l’osteomielite, una forma d’infezione che colpisce le ossa.

Gli effetti collaterali della risonanza magnetica possono presentarsi, anche se con scarsa frequenza, soprattutto quando si utilizza il liquido di contrasto. In particolare, se è il gadolinio il mezzo di contrasto, gli effetti collaterali possono comprendere in ordine di gravità: nausea, vomito, vertigini, reazioni allergiche e fibrosi nefrogenica sistemica, una sindrome molto rara che vede la formazione di tessuto cicatriziale su alcune zone del corpo e che sembra colpire soprattutto i soggetti con grave insufficienza renale o che hanno subito un trapianto di fegato.

In sé per sé risonanza magnetica non implica rischi di alcun tipo, poiché non prevede l’utilizzo di radiazioni ionizzanti. Ecco perché questo esame è molto indicato quando il programma impostato dal medico comprende più esami in un breve lasso di tempo.

Naturalmente, esistono controindicazioni di diverso tipo: in via assoluta, non possono sottoporsi a risonanza magnetica i soggetti con clip vascolari cerebrali, che potrebbero risentire dell’azione del magnete. Devono sottoporsi a esami specifici preventivi coloro che, a causa di attività professionali che hanno a che fare con i metalli, potrebbero inconsapevolmente presentare schegge metalliche all’interno degli occhi. Chi è dotato di pacemaker, defibrillatori o neurostimolatori dovrà verificare che il dispositivo sia “MR-conditional”, cioè compatibile con la strumentazione utilizzata. Ciò vale anche per protesi ortopediche metalliche, stent vascolari o valvole cardiache metalliche: in caso di incompatibilità, cosa ormai rara ma possibile, si valutano esami alternativi per non intaccare l’attendibilità dei risultati. Infine, se la paziente è incinta, è consigliabile che non si sottoponga all’esame per le prime 12 settimane di gravidanza.

Prima quindi di procedere con la risonanza magnetica, il medico radiologo è attento a formulare domande molto precise per inquadrare al meglio la singola situazione.

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