MOC

La MOC è un esame strumentale che permette di valutare la densità minerale delle ossa e accertare una diagnosi di osteoporosi.

La MOC è un esame particolarmente prezioso per le donne nel periodo post-menopausa, ma non solo.Il nome è l’acronimo di Mineralometria Ossea Computerizzata: con questo esame è infatti possibile stabilire se e fino a che punto si sia ridotta la mineralizzazione delle ossa.
Prima di illustrare nel dettaglio cos’è la MOC, è quindi utile capire la connessione fra questo esame e una precisa patologia.

MOC e osteoporosi

A cosa serve fare la MOC? Questo esame consente di giungere a una diagnosi precoce di osteoporosi, nonché di stabilirne la stadiazione e monitorarne l’andamento nel tempo.

Il significato letterale del nome di questa malattia è “osso poroso”: una descrizione che si adatta molto bene al processo che la caratterizza, ovvero una considerevole riduzione della componente minerale delle ossa, in particolare del fosfato di calcio, accompagnata da una graduale degradazione del tessuto osseo.

In buone condizioni di salute, le ossa sono flessibili e allo stesso tempo molto resistenti. L’avanzare dell’età è quindi il fattore che maggiormente influenza l’insorgere dell’osteoporosi, in quanto le cellule perdono man mano la propria capacità rigenerativa e di conseguenza i vecchi tessuti non vengono più sostituiti da tessuti nuovi.

C’è inoltre da considerare un elemento fondamentale: l’osteoporosi colpisce soprattutto le donne e in modo particolare dopo la menopausa. Ciò si verifica perché l’abbassamento ormonale che caratterizza i soggetti di sesso femminile in questo particolare periodo consiste nella riduzione degli estrogeni: questi ormoni sono fondamentali anche per il metabolismo osseo.
Nei pazienti di sesso maschile l’osteoporosi può presentarsi quindi in un arco di tempo più lungo, mentre le stime parlano di un terzo delle donne caucasiche con più di 50 anni interessate dalla patologia. Fra queste, una percentuale altissima in cui la patologia non viene nemmeno diagnosticata: più del 75%.

Purtroppo, si tratta di una patologia silenziosa e strisciante, che nella sua fase iniziale non si manifesta con sintomi precisi. In seguito, il tipico segnale d’allarme è il dolore osseo dopo lunghi momenti di stasi in piedi. La conseguenza più grave e temuta dell’osteoporosi è la frattura delle ossa, che può essere provocata da cause estremamente ordinarie: un movimento del busto così come il sollevamento di un peso.
Tale rischio è particolarmente alto per femore, bacino, avambraccio e vertebre. Del resto, è proprio la colonna vertebrale la principale “indiziata” nel processo di decadimento delle ossa: il suo cedimento strutturale corrisponde alla fase più critica della patologia.

Oltre alla prevenzione attiva (che comprende l’assunzione del giusto apporto di calcio e vitamina D), è importante sottoporsi a test specifici. È stato quindi studiato l’esame MOC per l’osteoporosi.
Ma esattamente in cosa consiste la MOC e con quali tecniche si esegue?

Prima di tutto, densitometria ossea e MOC sono sinonimi: l’esame consente infatti di arrivare a una valutazione della densità ossea. Non si esegue una MOC con urgenza, ma il medico può ritenere opportuno raccomandarla in presenza di fattori di rischio, che non si limitano all’età del paziente o alla menopausa nel caso specifico delle donne.

Essi possono includere:
 
  • carenza di vitamina D;
  • fratture pregresse, che generano un aumentato rischio di nuove;
  • altezza ridotta di almeno 4 centimetri, che potrebbe portare a fratture da compressione a livello della colonna vertebrale;
  • trapianti d’organo, in quanto l’assunzione di farmaci antirigetto influisce sulla ricostruzione dei tessuti ossei;
  • altri farmaci come cortisone o trattamenti contro il tumore alla prostata;
  • familiarità;
  • compresenza di patologie come artride reumatoide, mieloma, leucemia, diabete, ipertiroidismo, patologie intestinali come morbo di Crohn e celiachia.

Spesso si esegue la densitometria ossea con tecnica DEXA (Dual Energy X-ray Absorptiometry), che negli ultimi anni ha letteralmente trasformato l’approccio alla MOC.

Fra DEXA e MOC c’è quindi una differenza essenziale: la prima corrisponde alla tecnica strumentale che viene utilizzata proprio durante la MOC, che è invece l’esame vero e proprio. La tecnica DEXA per eseguire la MOC comporta l’utilizzo di una dose minima di raggi X, tanto che l’esame può essere paragonato a un’ecografia e ripetuto diverse volte nel tempo senza esporre il paziente a rischi.

I vantaggi sono considerevoli:
 
  • alto livello di precisione che permette di diagnosticare lo sviluppo dell’osteoporosi e anche di stimare il rischio di fratture ossee;
  • analisi dettagliatamente mirata dell’area presa in esame;
  • elevato standard di monitoraggio della patologia e della risposta alla terapia, che contribuisce a eventuali cambiamenti nel trattamento.

Si tratta inoltre di una tecnica non invasiva e non dolorosa, che non implica una preparazione specifica da parte del paziente (a parte evitare di assumere integratori di calcio nelle 24 ore che precedono l’esame). È inoltre priva di controindicazioni, se non per le pazienti in gravidanza.

A tal proposito, se la MOC/DEXA è l’unico esame in grado di accertare la diagnosi di osteoporosi, una tipologia di densitometria ossea può anche essere eseguita senza l’esposizione ai raggi X, ma con l’utilizzo di ultrasuoni. Questo tipo di esame non è utile per la diagnosi di un’osteoporosi già presente né per verificare la risposta al trattamento, ma può essere indicato nel valutare e monitorare il rischio di frattura. Una tecnica molto adatta proprio per le donne incinte.

Considerato che si tratta di analizzare lo stato delle proprie ossa, il paziente si fa spesso una domanda: come si esegue la MOC? Abbiamo visto che sono disponibili diverse tecniche, ciascuna opportuna a seconda della situazione e dello stato del paziente. Ecco, dunque, come viene eseguito l’esame MOC con l’utilizzo di raggi X.

Questo tipo di MOC quanto dura? Molto poco, tre minuti circa. Per prima cosa, il paziente deve rimuovere eventuali oggetti metallici dalla propria persona, compresi occhiali da vista, cerniere e bottoni: è quindi consigliabile tenerne conto già durante la vestizione prima di recarsi in ospedale. Il paziente si distende su un lettino dotato di braccio mobile automatico, che passerà sulle aree del corpo interessate dal test e rileverà i raggi X emessi dallo strumento localizzato sotto il materassino. Il computer collegato alla strumentazione produce quindi le immagini e i valori che forniranno al medico i dati per la valutazione.

Al contrario di quanto accade con la risonanza magnetica, la MOC non comporta l’utilizzo di strutture fisicamente chiuse: il lettino è aperto e il paziente deve semplicemente restare immobile durante l’esame. Vediamo ora nel dettaglio come si svolge l’esame MOC in base alle zone dell’organismo che si vogliono analizzare.
 

MOC Total Body


Si tratta della versione più completa e anche quella meno frequente di questo esame, che consente di analizzare la composizione corporea generale: non si limita dunque a produrre immagini relative alla massa ossea, ma valuta anche la massa grassa e quella magra (muscolare). Questo la rende molto indicata per la valutazione dei pazienti più giovani, bimbi e adolescenti, e viene inoltre applicata nella pianificazione di programmi nutrizionali specifici. La MOC Total Body come si fa? Il braccio mobile scorre su tutta l’ampiezza del corpo, seguendo l’intera struttura dello scheletro.
 

MOC lombare


Le indicazioni e il funzionamento sono quelli già descritti, ma il braccio mobile si focalizza in questo caso sulle vertebre lombari: questo perché si tratta di un’area molto spesso sensibile allo sviluppo di osteoporosi e al rischio di frattura. Durante l’esame, il paziente si trova disteso sul lettino in posizione supina, con le gambe sostenute da uno strumento dedicato.
 

MOC femorale

 

Il medesimo principio si applica al femore, particolarmente degno d’attenzione soprattutto a livello del collo o del trocantere. Durante la MOC femorale, il paziente deve restare disteso a gambe divaricate, con un cuscino posto fra i piedi.


MOC vertebrale e femorale


È anche possibile eseguire una MOC lombare e femorale, così da tenere monitorate entrambe le aree. Proprio il femore e la colonna vertebrale a livello lombare risultano infatti i siti ossei esaminati più spesso.

 

MOC al piede

 

La MOC con ultrasuoni si applica quasi esclusivamente al calcagno e alle falangi del piede (sebbene in alcuni casi si prenda in esame anche l’avambraccio), in quanto caratterizzati da una struttura ossea simile a quella di vertebre e femore. Per sottoporsi a una MOC al piede, il paziente deve rimuovere qualsiasi tipo di calza o calzino. Sul piede nudo viene vaporizzato dell’alcool e il tallone viene posizionato su uno strumento portatile chiamato ultrasonometro: gli ultrasuoni, la cui conduzione è agevolata dall’alcool, attraversano la struttura del calcagno e forniscono dati utili a valutare il rischio.

In questo caso, l’esame dura circa 10 secondi, durante i quali il paziente deve solo avere l’accortezza di restare il più possibile fermo. L’unica controindicazione a questo test è l’eventuale presenza di ferite sul piede: è quindi bene che il paziente informi l’operatore per tempo, in modo da evitare l’insorgere di infezioni.

Dunque, cosa si vede con la MOC e cosa si ottiene esattamente?
Come abbiamo visto, la MOC/DEXA si basa su un principio, ovvero quello dell’assorbimetria fotonica: i raggi X attraversano il tessuto osseo, questo li assorbe e il ritrasmette in modo proporzionale alla densità del tessuto stesso. Il computer elabora tali informazioni e restituisce la misura della densità minerale delle ossa: queste sono composte soprattutto da cristalli di calcio, sulla cui quantità si focalizza in prevalenza la MOC.

I risultati dell’esame a disposizione del medico sono quindi i seguenti:
 
  • BMD (Bone Mineral Density), che corrisponde alla densità minerale per centimetro cubo espressa in grammi;
  • T-score, che nella MOC indica la differenza fra la densità minerale ottenuta e un campione di riferimento, ovvero il livello massimo di calcio presente nelle ossa a 30 anni in soggetti sani. Si tratta di un indicatore indispensabile, soprattutto in pazienti con più di 50 anni e nelle donne già in menopausa;
  • Z-score, che rileva la densità minerale in relazione a quella di persone della medesima età.

Come già accennato, è in special modo il T-score della MOC a risultare un fattore chiave per una corretta interpretazione. È l’Organizzazione Mondiale della Sanità a stabilire la migliore lettura della MOC e dei valori ottenuti: più il T-score risulta basso, minore è la densità minerale.
 
  • Densità ossea normale: T-score uguale o superiore a -1,0;
  • Osteopenia (impoverimento del tessuto osseo, ma non ancora osteoporosi): T-score compreso fra -1,0 e -2,5;
  • Osteoporosi (con un forte rischio di fratture): T-score inferiore a -2,5.

Nella MOC fra i valori di riferimento non bisogna trascurare lo Z-score, molto utile soprattutto quando si valutano ad esempio i soggetti in età infantile, la cui massa ossea non è paragonabile a quella degli adulti.

In generale, questo dato è vantaggioso per un approccio altamente personalizzato, che tenga conto dell’età e del genere sessuale. Può quindi rendersi utile anche per adolescenti, giovani uomini e donne ancora in età fertile.

L’analisi che segue la MOC ha un ruolo fondamentale non solo nel diagnosticare l’osteoporosi, ma anche nel facilitare lo specialista, che deve determinare le azioni necessarie a ridurre il rischio di fratture.

Facilitare sì, ma non stabilire in senso stretto: la MOC non è sufficiente a interpretare pienamente ogni singola situazione, che deve anche essere considerata alla luce di altri fattori. Se infatti alcune fratture possono presentarsi in pazienti con un T-score non corrispondente all’osteoporosi, al contrario, per alcuni soggetti con familiarità o che stanno seguendo terapie particolari, potrebbe rendersi necessario un trattamento preventivo.

Il singolo livello di fragilità delle ossa può essere quindi ulteriormente approfondito tramite metodi che integrano la MOC e i suoi risultati, come ad esempio la densitometria ossea con TBS (Trabecular Bone Score). Recentemente incluso nei sistemi DEXA, questo parametro permette di misurare la microarchitettura dell’osso e risulta troppo basso prima del tempo nei pazienti con osteoporosi secondaria (conseguente ad altre patologie o all’assunzione di farmaci).

Possono inoltre essere integrati nella diagnosi esami come radiografie alla colonna vertebrale e morfometria vertebrale, per identificare eventuali deformità causate dall’osteoporosi. Il paziente deve infine contribuire attivamente alla buona riuscita del trattamento, seguendo uno stile di vita sano (dieta ricca di calcio e vitamina D, attività fisica regolare, riduzione degli alcolici e niente fumo) e sottoponendosi alla MOC con una cadenza di 18-24 mesi, in modo da intercettare possibili peggioramenti o di verificare l’evoluzione del trattamento.