Calcificazione valvolare

La calcificazione valvolare consiste nel graduale accumulo di calcio nel tessuto delle valvole cardiache. Ciò ne provoca un alterato funzionamento.

Il calcio in eccesso, non assorbito da ossa e denti, può depositarsi in zone tessutali specifiche, indurendole. È un processo fisiologico principalmente legato all’avanzare dell’età, da tenere sotto controllo quando per posizione, dimensioni o forma la calcificazione minacci di interferire con il funzionamento degli organi. In particolare, nelle valvole cardiache la calcificazione può pregiudicare l’apertura della valvola, diminuendo il flusso di sangue (stenosi), oppure impedirne la corretta chiusura, provocando rigurgiti (insufficienza). In alcuni casi possono verificarsi entrambe le eventualità (stenoinsufficienza), con conseguenze anche gravi sul sistema cardiocircolatorio. Le più colpite sono generalmente la valvola mitralica e la valvola aortica, dove maggiore è la pressione del sangue. Nella valvola aortica, la calcificazione può essere favorita dall’assenza congenita di una cuspide (valvola aortica bicuspide).

Il paziente denuncia stanchezza, affaticabilità, difficoltà respiratoria anche a riposo, alterazioni della frequenza cardiaca.

Il disturbo può essere diagnosticato con elettrocardiogramma (ECG), ecocardiogramma e Doppler. Quest’ultimo consente di valutare i parametri del flusso ematico nelle camere cardiache e attraverso le valvole.
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