Vene varicose

Le vene varicose, o varici, sono vene superficiali dilatate, che si presentano soprattutto sulle gambe e possono dare fastidiosi sintomi.
Le vene varicose, o varici sono vene contorte e ingrossate. Rappresentano una patologia frequente ma generalmente ben sopportata. Si tratta di dilatazioni permanenti delle pareti venose, la cui comparsa è dovuta a fattori che causano un assottigliamento delle pareti delle vene e perdita di funzionalità delle valvole e dei condotti venosi i quali, in posizione eretta, facilitano il ritorno del sangue dagli arti inferiori al cuore.

Il più delle volte colpiscono le gambe per via dell’aumento di pressione nelle vene della parte inferiore che si verifica stando in piedi e camminando. Ogni vena vicina alla superficie della pelle può diventare varicosa.

Per molte persone le vene varicose e le vene a ragno sono semplicemente un inestetismo, ma possono anche essere a tutti gli effetti una patologia fastidiosa e a volte problematica. Il trattamento può prevedere misure di autocura oppure può rendersi necessario l’intervento di un medico per rimuovere le vene problematiche.

Cosa sono le vene varicose

Vale la pena ricordare in primis cosa sono le vene e come sono strutturate. Questi vasi sanguigni sono caratterizzati da una parete divisa in tre strati, a partire da quello più esterno:
 
  • Tonaca avventizia, costituita da tessuto connettivo,
  • Tonaca media, che è più delicata rispetto a quella delle arterie,
  • Tonaca intima, lo strato più interno rivestito di cellule endoteliali.

Dunque, esattamente, cosa sono le varici? Si tratta di vene dilatate, il cui percorso si presenta ben visibile e tortuoso sulla superficie cutanea. L’aspetto tipico delle vene varicose, simile a un grosso cordone, è dovuto proprio al loro stiramento, in quanto devono occupare lo stesso spazio precedentemente utilizzato.

Esse fanno parte del sistema venoso superficiale degli arti inferiori, che ha un ruolo molto importante: condurre il sangue periferico dalla superficie cutanea delle gambe fino al cuore. Nella sua totalità, il sistema venoso degli arti inferiori è costituito dal sistema venoso profondo, dal sistema venoso superficiale e dalle vene perforanti: questi piccoli vasi sanguigni connettono il sistema superficiale a quello profondo, poiché questa è la direzione corretta del flusso sanguigno.

Quando durante il movimento i muscoli di polpaccio e coscia si contraggono, la spinta che si crea fa sì che le vene del sistema profondo portino il sangue verso il cuore e dunque in direzione contraria rispetto alla forza di gravità.

Il sistema periferico comprende la vena grande safena e la vena piccola safena, che drenano un terzo del sangue refluo: la grande safena, il cui percorso inizia dalla caviglia e finisce nell’inguine, drena buona parte del sangue superficiale della coscia e della gamba; la piccola safena drena l’area posteriore della gamba.

L’efficienza del sistema venoso superficiale è legata a quella delle valvole posizionate in tutte le vene delle gambe: queste impediscono infatti il reflusso del sangue venoso, ricco di anidride carbonica, verso i tessuti periferici.

Le cause possono essere primarie o secondarie:
 
  • Lo sviluppo delle varici primarie è associato spesso a ereditarietà, sesso, gravidanza e avanzamento dell'età. Anche la prolungata stazione eretta o l’obesità provocano una ipertensione continua sul sistema venoso degli arti inferiori, facilitando l’insorgenza di una insufficienza del circolo superficiale.
  • Le varici secondarie sono invece il risultato diretto dell'occlusione di una vena profonda, ad esempio a seguito di una trombosi del sistema venoso profondo.

Per lo sviluppo delle vene varicose la causa principale è molto probabilmente la fragilità delle pareti venose superficiali, coinvolte, come si è visto, in un complesso meccanismo di circolazione su cui influiscono diverse forze. Inoltre, è da considerare anche il malfunzionamento delle valvole.

La dilatazione delle vene può infatti provocare la separazione delle cuspidi valvolari e, quando il paziente si trova in posizione eretta, si verifica un reflusso di sangue verso il basso: questa dinamica va a peggiorare ulteriormente lo stato delle vene, le cui pareti sottili si dilatano sempre di più. A loro volta, le vene perforanti possono dilatarsi e causare una separazione delle cuspidi valvolari: avviene così un ritorno di sangue nelle vene superficiali quando i muscoli si contraggono, provocando la formazione di ristagni ematici e un’aggiuntiva dilatazione delle vene.

Per capire perché si formano le vene varicose, è però possibile individuare alcuni fattori di rischio:
 
  • Familiarità: è stato osservato che una parentela di primo grado con chi soffre di questo disturbo genera un rischio maggiore di sviluppo
  • Prolungata posizione eretta e scarso movimento
  • Sovrappeso e obesità
  • Età avanzata, poiché con il passare del tempo le pareti venose perdono elasticità
  • Genere: le vene varicose si manifestano maggiormente nei soggetti di sesso femminile e in alcuni casi l’inizio del processo coincide con la gravidanza. Queste le principali cause: l’aumento di volume del sangue, che deve sostenere la crescita del feto, la pressione esercitata dall’utero sulle vene degli arti inferiori e i cambiamenti ormonali tipici di questa fase. In genere, se è la gravidanza la causa all’origine delle vene varicose, queste tendono a migliorare senza interventi particolari entro un anno dopo il parto. In alcuni casi sono sufficienti anche soltanto 2 o 3 settimane.

Caratteristica distintiva delle vene varicose, anche lievi, è la manifestazione estetica: il colore è evidente sulla pelle, in genere blu oppure viola scuro, e le vene appaiono in rilievo.

Le vene varicose all’inizio possono dare sintomi come:
 
  • Senso di pesantezza negli arti inferiori, soprattutto dopo aver passato diverso tempo in piedi
  • Gonfiore delle gambe
  • Crampi notturni
  • Prurito e formicolii alle gambe, soprattutto dopo che il paziente ha indossato calzini oppure calze
  • Dolore lungo il percorso disegnato dalle vene
  • Eczema, ossia l’infiammazione della pelle che si manifesta con un’eruzione cutanea o la rottura di vescicole. L’irritazione è spesso dovuta al prurito stesso, che può portare il paziente a grattarsi

È da sottolineare un fatto interessante: se la stanchezza delle gambe è un sintomo assai diffuso, al contrario diversi pazienti non sentono dolore con le vene varicose. Inoltre, vi sono casi in cui la vena varicosa risulta più dolorante non quando è già del tutto dilatata, ma nella fase in cui si sta ancora allargando.

Man mano che il tempo passa, le vene varicose, oltre ai sintomi iniziali, possono generare alcune complicanze, che però fortunatamente risultano meno comuni:
 
  • Fuoriuscita di sangue dalla vena con conseguente comparsa di macchie scure sulla pelle, in genere nell’area inferiore dell’arto
  • Ipodermiti, ossia la presenza di aree in cui la pelle si presenta arrossata, indurita e dolente
  • Dermatite, che causa un’eruzione cutanea. Qui la pelle risulta arrossata e desquamata, e dà un senso di prurito. In alternativa, può formarsi una macchia marrone. In genere, la zona in cui si manifesta è l’interno della gamba, in particolare sopra la caviglia
  • Tromboflebite superficiale, che implica l’infiammazione della parete venosa. È possibile individuare una zona della pelle che risulta rossa e particolarmente calda, in corrispondenza di un segmento venoso duro e dolente. È raro che nel caso delle vene varicose essa dia ulteriori complicanze
  • Sanguinamento causato dalla rottura delle varici, che può avvenire spontaneamente oppure seguire un trauma. In alcuni casi, basta una lesione anche minima, come ad esempio quelle provocate dall’uso del rasoio
  • Ulcerazioni, spesso conseguenze dei traumi stessi e di difficile gestione, in quanto faticano a guarire
Lo sviluppo delle vene varicose è lento ma graduale e in alcuni casi può essere all’origine di una insufficienza venosa cronica.
 

La localizzazione più frequente delle varici corrisponde alle gambe. In particolare, le due sedi più comuni di una vena varicosa sono polpaccio e coscia, rispettivamente nell’area posteriore e al suo interno. È meno frequente, ma comunque possibile, che si manifestino vene varicose sui piedi o alle caviglie.

Altra cosa rispetto alle vene varicose sulle gambe sono i cosiddetti capillari, o meglio teleangectasie: questi si distinguono per le minori dimensioni, la struttura a ragnatela, il colore (rosso o blu) e per una maggiore vicinanza alla superficie della cute. In ogni caso, spesso vene varicose e capillari convivono nella stessa persona.

Ma di fronte allo sviluppo di vene varicose, quando bisogna preoccuparsi? La manifestazione di sintomi è il campanello d’allarme per eccellenza: se asintomatiche, le vene varicose non sono pericolose; è invece assolutamente necessario un consulto medico nel caso compaiano sintomi espliciti.

In ogni caso, fondamentale è il ruolo della diagnosi, che a sua volta potrà permettere di pianificare il trattamento più tempestivo possibile: al trascorrere del tempo, infatti, corrisponde spesso un peggioramento dei disturbi e un aumentato rischio di trombosi.

Durante la visita medica, lo specialista potrà facilmente identificare i percorsi delle vene ben evidenti sulla cute e in modo particolare se il paziente si trova in posizione eretta. La diagnosi può inoltre essere accertata tramite ecocolordoppler venoso degli arti inferiori: grazie a questo esame non invasivo e del tutto indolore, possono essere identificate anomalie nelle vene ed è possibile sia studiarne la forma, che analizzare l’andamento del flusso sanguigno.

In particolare, con questo esame si può identificare un’eventuale insufficienza venosa cronica: la si può sospettare se il paziente presenta una cute alterata oppure un edema, ovvero la condizione causata dal ristagno di liquidi al di sotto dello strato superficiale della cute, che si manifesta con il rigonfiamento delle caviglie. Più raramente, il medico può anche richiedere un angiogramma, così da poter visualizzare nel dettaglio il flusso sanguigno.

La domanda fondamentale che si pone ogni paziente con vene varicose è: cosa fare?

Una volta compresa la singola situazione e la condizione dei vasi sanguigni nelle gambe, è possibile pianificare i trattamenti ottimali per le vene varicose, con i quali è possibile ridurre la sintomatologia, intervenire sull’estetica e soprattutto prevenire possibili complicanze.

La guarigione totale dalla patologia non è possibile: ci si deve quindi concentrare sulla sua migliore gestione possibile. Fra i primi rimedi che il paziente può utilizzare in autonomia vi sono le seguenti azioni:
 
  • In posizione distesa, tenere sollevate le gambe
  • Quando seduti, usare un poggiapiedi con lo stesso scopo
  • Indossare calze elastiche specifiche: comprimendo le vene ed esercitando una pressione esterna, esse ne ostacolano lo stiramento e quindi agiscono positivamente sulla funzionalità dei muscoli e sulla microcircolazione

L’utilizzo delle calze può in alcuni casi essere sufficiente o comunque consigliato per quei pazienti che non possono sottoporsi a trattamenti invasivi. Quando ci si sofferma su cosa fare per le vene varicose, è comunque indispensabile considerare anche tecniche come:
 
  • Scleroterapia, che prevede l’iniezione di un’apposita soluzione con l’obiettivo di provocare una reazione nella vena. Vi si forma all’interno un coagulo di sangue, ovvero un trombo: da questa tromboflebite superficiale innocua e dalla relativa guarigione ha origine lo sviluppo di tessuto cicatriziale, che chiude la vena affinché non vi possa più essere passaggio di sangue al suo interno. Una volta fatta l’iniezione, si utilizzano bendaggi specifici per comprimere la vena e ridurre le dimensioni del trombo, così da favorire la cicatrizzazione. Fra le complicanze che può comportare questa procedura vi è la dissoluzione del coagulo (invece della cicatrizzazione), con conseguente riapertura della vena. In alcuni casi, possono anche manifestarsi ulteriori vene varicose. Molti sono i benefici portati da questa tecnica: è possibile intervenire sulle nuove eventuali vene varicose in formazione, non c’è bisogno di anestesia, il paziente può svolgere le proprie attività consuete fra un trattamento e l’altro e il bendaggio aiuta a ridurre o addirittura eliminare il dolore.
 
  • Laserterapia, che comporta la selezione mirata dei tessuti della vena grazie all’uso dell’energia concentrata del laser ad alta intensità, che genera una cicatrizzazione interna e la chiusura del passaggio. Infine, si procede alla varicectomia, ovvero la rimozione del più alto numero possibile di vene varicose grazie a microincisioni. Si tratta di una tecnica mini invasiva da eseguire con anestesia locale, che dura circa un’ora e offre diversi vantaggi: oltre alla ritrovata funzionalità, anche l’estetica ne beneficia in modo significativo.
 
  • Safenectomia con stripping. Se è vero che i medici cercano di conservare intatta la grande vena safena, poiché potrebbe essere usata in futuro durante procedure di bypass, è altrettanto vero che in alcuni casi molto complessi, in cui il suo diametro è ormai estremamente dilatato, è necessario rimuoverla. Lo stripping viene eseguito in questo modo: si effettuano una piccola incisione vicino al malleolo e un’altra nell’inguine, in corrispondenza delle estremità della vena; si introduce lungo il suo percorso una sonda metallica (“stripper”); si estrae la sonda per asportare l’intera vena. Lo stripping può essere utilizzato anche per rimuovere altre vene varicose, ma da tempo non è più la tecnica d’elezione: se da un lato allevia i sintomi e previene il manifestarsi di complicanze, dall’altro lato è un intervento impegnativo che richiede anestesia generale; ha un impatto estetico significativo poiché lascia cicatrici; infine, anche dopo la rimozione, non è detto che il paziente non sviluppi altre vene varicose. Ad ogni modo, l’asportazione delle vene superficiali non danneggia la circolazione, a patto che le vene profonde siano totalmente efficienti.

Come prevenire le vene varicose? In realtà, non c’è un metodo vero e proprio per farlo. Ma se non è davvero possibile prevenire la comparsa delle vene varicose, è però opportuno portare avanti alcune buone pratiche per agevolare la circolazione sanguigna e in generale mantenere i muscoli il più possibile tonici.

Ecco cosa si può fare:
 
  • Praticare regolarmente attività fisica anche leggera
  • Mantenere sotto controllo il proprio peso
  • Seguire una dieta sana, ricca di fibre e povera di sale
  • Evitare di restare per molto tempo in piedi oppure in posizione seduta
  • Evitare per quanto possibile di esporre le gambe al caldo per lungo tempo
  • Indossare con parsimonia i tacchi alti
Le informazioni contenute nel Sito, seppur validate dai nostri medici, non intendono sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica.

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