Sindrome Metabolica

La sindrome metabolica è costituita da una serie di fattori di rischio che possono portare allo sviluppo di patologie cardiovascolari e diabete.
Non si tratta di una vera e propria patologia, quanto piuttosto di una serie di fattori di rischio, che possono però avere un ruolo significativo nell’insorgere di patologie cardiache e altri problemi di salute come diabete e ictus. È la sindrome metabolica, detta anche disfunzione metabolica. È particolarmente importante approfondirne la natura, poiché molto possono contribuire al suo sviluppo alcuni comportamenti quotidiani e uno stile di vita errato. Ma esattamente cos’è la sindrome metabolica?

Sindrome metabolica: significato

Per la sindrome metabolica la definizione è da ricercare soprattutto nel secondo termine che la identifica: “metabolica” fa infatti riferimento a tutti quei meccanismi biochimici che regolano il corretto funzionamento dell’organismo. Scorrere rapidamente tutti gli altri nomi con cui è nota questa condizione ci aiuta anche a chiarirne meglio la natura: sindrome X, sindrome da insulino-resistenza, sindrome di Reaven, sindrome dismetabolica, girovita da ipertrigliceridemico, sindrome dell’obesità, CHAOS (acronimo utilizzato soprattutto in Australia: Coronary artery disease, Hypertension, Adult onset diabetes, Obesity, Stroke).

Come si può già intuire da queste informazioni, la disfunzione metabolica ha molto a che fare con i seguenti fattori: obesità, ipertensione, iperglicemia, ipertrigliceridemia. Ma non solo.

I fattori di rischio per la sindrome metabolica sono anche elementi di preoccupazione per lo sviluppo di patologie del sistema cardiocircolatorio. Essi possono essere identificati sia come fattori di rischio per la sindrome metabolica, sia come segni della sua presenza, una volta che sono stati superati determinati limiti che vedremo in seguito:
 
  • Sindrome metabolica e obesità sono da considerare inscindibili: un eccesso di grasso corporeo, in particolare nella zona dell’addome, e un girovita troppo ampio sono campanelli d’allarme.
 
  • I Iivelli di glicemia a digiuno risultano troppo alti. Ecco perché c’è un legame molto stretto fra sindrome metabolica e diabete di tipo 2: chi è affetto da diabete, ha sofferto di diabete gestazionale o ha parenti prossimi che ne soffrono è più predisposto allo sviluppo di uno scompenso metabolico
 
  • I trigliceridi nel sangue risultano eccessivi.
  • Sono invece bassi i livelli di colesterolo HDL.
  • La pressione arteriosa è troppo alta.

Secondo alcuni studi ancora in corso, alla base della sindrome metabolica e delle cause correlate potrebbe esservi un’origine comune: l’insulino-resistenza, che implica l’incapacità dell’organismo di usare l’insulina nella modalità corretta.

L’insulina è legata ai livelli di glicemia, poiché questo ormone serve ad agevolare la conversione dello zucchero in energia per il corpo. In condizioni normali, il sangue porta il glucosio necessario ai tessuti e qui l’insulina ne favorisce l’entrata all’interno delle cellule.
Se l’organismo è affetto da insulino-resistenza, il processo non avviene correttamente: le cellule non reagiscono come dovrebbero, il glucosio resta in quantità eccessive nel sangue e l’organismo risponde producendo ancora più insulina, che a sua volta si trova nel sangue a livelli troppi alti.

Una quantità elevata di insulina va a influire anche sui livelli dei trigliceridi e di altri grassi, che aumentano a loro volta, e sulla pressione arteriosa, poiché ostacola il corretto funzionamento dei reni. Questi hanno infatti il ruolo di gestire la pressione grazie agli ormoni renina-angiotensina. Non è ancora del tutto chiaro quali fattori siano all’origine della stessa insulino-resistenza: l’ipotesi più accreditata vede all’origine una predisposizione genetica, ereditata dunque dai genitori.

Sono anche da tenere in considerazione l’età, poiché con il trascorrere del tempo aumenta il rischio e uno stile di vita scorretto, con una dieta disequilibrata e poca o nulla attività fisica. ù
Secondo alcuni studi, c’è da considerare anche l’etnia: la sindrome metabolica è maggiormente diffusa nelle popolazioni ispaniche e asiatiche.

Infine, è stata osservata una relazione fra disfunzione metabolica, steatosi epatica (il cosiddetto “fegato grasso”, caratterizzato dall’accumulo patologico di lipidi nell’organo) e sindrome delle apnee ostruttive del sonno, mentre in modo specifico per le pazienti di sesso femminile un ulteriore fattore di rischio può essere la sindrome dell’ovaio policistico.

Dal momento che, soprattutto nel mondo occidentale, l’obesità è sempre più diffusa, la sdr metabolica segue il medesimo corso. Si ipotizza perfino che nel prossimo futuro essa potrebbe diventare il fattore di rischio primario per lo sviluppo di patologie del sistema cardiocircolatorio, superando il fumo. Già attualmente, chi ne soffre presenta un rischio due volte maggiore di sviluppare tali patologie, fino a ictus e infarto. Rischio che aumenta fino a cinque volte per quanto riguarda invece lo sviluppo del diabete.

Dal momento che questa condizione presuppone il rischio di sviluppare patologie anche molto gravi, la diagnosi di sindrome metabolica dev’essere tempestiva e accurata.
La visita medica prevede prima di tutto la misurazione del peso, della circonferenza addominale e dei valori della pressione arteriosa. La misurazione del girovita è necessaria anche quando il paziente non è in sovrappeso: l’accumulo di grasso in eccesso può infatti avvenire anche in un corpo magro.

Fondamentali sono le analisi del sangue, che permettono di identificare alcuni possibili fattori di rischio grazie alla misurazione di valori specifici. In particolare, il medico che li prescrive presterà attenzione a:
 
  • Glicemia, ovvero i livelli di glucosio, lo zucchero prodotto di sintesi dopo l’assunzione di carboidrati. Un organismo equilibrato è caratterizzato da quantità di glucosio né troppo alte (iperglicemia), né troppo basse (ipoglicemia). In alcuni casi, per valutare in modo ancora più preciso l’intolleranza al glucosio, è possibile ricorrere alla curva glicemica, il test clinico che misura la concentrazione di zuccheri nel sangue prima a digiuno e poi in seguito alla somministrazione orale di una soluzione zuccherina.
 
  • Trigliceridi, i grassi sintetizzati a seconda dell’alimentazione seguita. Se presenti in quantità eccessive nel sangue, possono contribuire allo sviluppo di patologie cardiovascolari e non solo.
 
  • Colesterolo totale, colesterolo HDL (“buono”) e colesterolo LDL (“cattivo”). Il colesterolo non è affatto un elemento negativo di per sé, poiché è una delle fonti d’energia dell’organismo. Ma fra colesterolo HDL ed LDL deve stabilirsi una relazione d’equilibrio, poiché il primo ha il compito di rimuovere il colesterolo in eccesso dai tessuti.
 
  • Acido urico, un prodotto di scarto del metabolismo delle cellule. Una sua quantità troppo alta nel sangue può segnalare la presenza di varie patologie.

Non è facile parlare di sintomi di sindrome metabolica, in quanto la maggior parte dei pazienti non lamenta fastidi particolari. Quindi, in mancanza di sintomatologia specifica, si individua la sindrome metabolica con i criteri ATP III, che si basano sulle linee guida supportate dall’American Heart Association.
In particolare, devono essere presenti nel paziente tre o più di questi elementi:
 
  • Obesità e quantità elevata di tessuto adiposo addominale. L’obesità viene misurata attraverso l’indice di massa corporea (BMI), che indica la percentuale di grasso corporeo sulla base di altezza e peso: il rischio di sdr metabolica è molto più alto se l’indice è maggiore di 25. Per quanto riguarda il grasso corporeo addominale, esso viene considerato criterio determinante se il girovita misura più di 102 cm di nell’uomo e più di 88 cm nella donna. In genere, un eccesso adiposo nell’addome ha più probabilità di presentarsi nei soggetti di sesso maschile e nelle donne dopo la menopausa.
 
  • Pressione arteriosa alta: più di 130 la sistolica o più di 85 la diastolica, oppure entrambe troppo elevate; anche il trattamento farmacologico in corso è un punto d’attenzione.
 
  • Livelli troppo alti di colesterolo totale (più di 200 mg/dl) e troppo bassi di colesterolo HDL (meno di 40 mg/dl nei soggetti di sesso maschile e meno di 50 mg/dl in quelli di sesso femminile). Da tenere in considerazione anche l’eventuale assunzione di farmaci per la gestione del colesterolo.
 
  • Livelli troppo alti di trigliceridi: più di 150 mg/dl oppure con terapia farmacologica in corso).
 
  • Intolleranza al glucosio. In questo caso, gli esami del sangue rilevano un livello di glucosio a digiuno superiore a 100 mg/dl. Se i valori superano i 125 mg/dl, si parla ufficialmente di diabete. Anche in questo caso, la terapia farmacologica specifica è già un fattore da considerare.

Sono inoltre da ritenere a supporto di questi fattori la familiarità del diabete ed elevate quantità di acido urico nel sangue (più di 7,0 mg/dl).
Di fronte a tali criteri, appare ancora più evidente il legame fra sindrome metabolica e rischio cardiovascolare.

Come si è accennato, è più facile che nelle donne questa condizione si presenti in seguito alla menopausa. Questa fase della vita femminile è caratterizzata da una notevole riduzione degli estrogeni, con relativi sintomi. Questo calo può anche essere causa di alterazioni metaboliche, fra cui l’insulino-resistenza, e dell’aumento di quei parametri che segnalano una possibile sdr metabolica. Ecco perché una paziente in menopausa deve prestare particolare attenzione al proprio stile di vita e sottoporsi regolarmente a controlli per tenere monitorati i valori d’interesse.

Anche i bambini possono soffrirne: se un paziente in età pediatrica risulta in sovrappeso o già obeso, è legittimo sospettare una sindrome metabolica. Anche in questo caso, vengono misurati peso, circonferenza della vita e pressione arteriosa (in alcuni casi il monitoraggio può durare anche 24 ore, cosa che permette di valutarne gli eventuali cambiamenti). Si ricorre sempre agli esami del sangue per verificare livelli di glucosio (talvolta con curva da carico orale), trigliceridi e colesterolo. Può essere utile anche eseguire un test da sforzo per studiare la funzionalità cardiovascolare.

La risposta più efficace di fronte alla diagnosi è un forte mutamento dello stile di vita. Fare attività fisica e ridurre il peso sono i due passi fondamentali per affrontare le sindromi metaboliche. In alcuni casi, soprattutto in presenza di ipertensione arteriosa, glicemia o colesterolo troppo alti, il medico potrebbe ritenere necessario prescrivere farmaci specifici per tenerli sotto controllo. Inoltre, lo specialista può valutare l’opportunità di prescrivere una terapia a base di aspirina per ridurre il rischio di ictus o infarto, nonché l’assunzione di farmaci insulino-sensibilizzanti per agevolare l’organismo nell’utilizzo dell’insulina stessa.

Date le circostanze in cui può svilupparsi la condizione, la domanda essenziale è: come prevenire la sindrome metabolica? In base all’età e allo stato di salute, che sono specifici per ogni paziente, è assolutamente necessario seguire queste buone pratiche:
 
  • Tenere sotto stretto controllo il proprio peso e in particolare evitare l’accumulo di tessuto adiposo nell’addome.
  • Tenersi regolarmente in movimento. Bastano attività fisiche semplici e leggere, come ad esempio la camminata veloce. La combinazione ideale prevede l’unione di attività aerobica e allenamento della forza.
  • Non fumare, poiché il fumo influisce sulla resistenza all’insulina e in più fa aumentare il rischio di coronaropatia.

È inoltre indispensabile seguire una dieta equilibrata e portare avanti alcune sane abitudini:
 
  • Consumare verdura di stagione, in particolare asparagi, bietole, broccoli, carciofi, funghi, indivia, spinaci, verza, zucca e zucchine.
  • Consumare cereali integrali per accrescere ulteriormente le riserve di fibra.
  • Consumare frutta di stagione che non sia zuccherina.
  • Preferire carni bianche e pesce.
  • Fare 4 o 5 pasti al giorno e non troppo abbondanti.
  • Fare attenzione a non associare nel medesimo pasto due pietanze ricche di carboidrati oppure nel medesimo piatto due elementi a base di soli carboidrati (ad esempio la pasta in bianco).
  • Per insaporire e condire le pietanze ridurre la quantità di sale e prediligere quello iodato, accompagnato da limone, aceto e spezie.
  • Consumare meno grassi animali possibili (il pesce azzurro di piccola taglia può costituire un’eccezione).
  • Evitare le bevande zuccherate, i cibi ricchi di grasso e di calorie, gli alimenti fritti, i cereali raffinati, i dolci.

Ogni singola situazione di sdr metabolica è un caso a sé, soprattutto perché, sebbene non dia spesso sintomi specifici, può comunque costituire una fonte di rischi seri. Il paziente deve quindi affidarsi a strutture specializzate, fondate non solo su una visione ampia nei confronti della persona, ma anche su una prospettiva multidisciplinare, facilitata dalla presenza di molteplici competenze e dal supporto degli strumenti più all’avanguardia.

Presso le strutture GVM Care & Research è possibile sottoporsi a tutti gli esami e i controlli necessari a individuare e gestire la problematica, grazie all’elevata preparazione di specialisti esperti. Questo approccio consente non solo di ottenere un programma di prevenzione e cura personalizzato, ma anche di ritararlo periodicamente nel caso la problematica si evolva.
Le informazioni contenute nel Sito, seppur validate dai nostri medici, non intendono sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica.

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