Soffio al cuore

Che rumore fa il nostro flusso sanguigno? Di solito, quando la contrazione del nostro cuore spinge il flusso sanguigno all’interno dei vasi arteriosi, non si avvertono rumori di fondo. Ma in alcune circostanze, grazie all’auscultazione del paziente con il fonendoscopio, il cardiologo riesce a sentire molto chiaramente il passaggio compiuto dal sangue dal muscolo cardiaco all’arteria, in quanto è più veloce e turbolento di quello che dovrebbe essere lo standard. Questo suono è proprio quello che in molti conosciamo come soffio al cuore. Nella maggior parte dei casi si tratta di una manifestazione benigna e innocente. Ma in alcune particolari condizioni, eventualmente legate anche alla presenza di altre patologie, il soffio al cuore può anche rivelarsi segno di una malattia cardiaca, dalla gravità variabile a seconda del caso. Il primo passo fondamentale? Conoscere meglio questo fenomeno.

Esistono due tipologie di soffio al cuore:
  • il soffio cardiaco patologico o organico è quello che in sede di auscultazione del torace funge da campanello d’allarme per una vera e propria anomalia della struttura del cuore, legata a una patologia ben precisa
  • il soffio al cuore innocente o funzionale si avverte invece in soggetti con un cuore perfettamente sano
il soffio al cuore è inoltre classificato a seconda del tempo in cui compare e può quindi essere:
  • sistolico, quindi nella fase del ciclo cardiaco in cui il cuore si contrae. Questo tipo di soffio viene graduato in base alla sua intensità seguendo i sei gradi della scala di Levine (in senso crescente)
  • diastolico, quindi presente nel momento in cui il muscolo cardiaco si rilassa
  • continuo o sisto-diastolico, che interessa invece l’intero ciclo cardiaco

Fra le cause di un soffio al cuore non benigno possono esserci alcune alterazioni anatomo-fisiologiche, come ad esempio:
  • la stenosi, ovvero il restringimento di un’arteria o di una valvola cardiaca (stenosi aortica, mitralica..), che possiamo considerare una porta in grado di aprirsi e chiudersi in precisi momenti della contrazione del cuore per far scorrere il sangue in una sola direzione
  • un flusso sanguigno retrogrado attraverso un apparato valvolare che non chiude bene (insufficienza mitralica, insufficienza tricuspidale,.)
  • la dilatazione eccessiva di un vaso arterioso a seguito di aneurisma aortico
  • un flusso sanguigno tramite aperture cardiache per difetti del setto, o parete divisoria, interatriale o interventricolare
  • la presenza di altre sindromi non cardiache che condizionano il flusso sanguigno. Patologie come l’ipertiroidismo, che consiste in un eccessivo funzionamento della ghiandola tiroidea, l’anemia (soprattutto di considerevole entità), la febbre alta o persino l’ansia fanno sì che il nostro cuore lavori di più, aumentando sia il flusso di sangue che circola al suo interno che la frequenza cardiaca. Talvolta, anche un’attività fisica molto intensa può essere riconosciuta come causa
Ma il soffio al cuore innocente può trasformarsi in organico? Assolutamente no, in quanto, come abbiamo visto, il manifestarsi di un soffio funzionale corrisponde a una condizione di normalità del muscolo cardiaco. È però vero che il soffio al cuore organico può subentrare in un secondo momento a causa di patologie cardiache acquisite. Il soffio al cuore negli adulti, in particolare se compare dopo i 50 anni, può anche segnalare, come abbiamo visto, il restringimento di un’arteria o un disturbo delle valvole che consentono il passaggio del sangue nel cuore e il suo deflusso verso i grossi vasi.

Il soffio al cuore si manifesta nei bambini e nei neonati con percentuali che si aggirano addirittura fra il 50 e il 60 per cento, quindi con una frequenza decisamente alta. Nella maggior parte dei casi, non dà particolari disturbi o sintomi e in alcuni soggetti tende a scomparire del tutto con il passare degli anni.

Naturalmente è molto più facile identificare un soffio al cuore nei bambini, dotati di un torace di dimensioni più piccole, con pareti sottili e il muscolo cardiaco più vicino allo stetoscopio del medico. È inoltre da sottolineare che il loro sangue scorre più velocemente: se negli adulti la frequenza cardiaca è di circa 60-80 battiti al minuto, nei bimbi normalmente raggiunge i 120-140, andando anche oltre in certi casi. È quindi facile riscontrare delle accelerazioni del flusso sanguigno con conseguenti piccole “turbolenze” nella fase di espulsione del sangue, soprattutto dal ventricolo sinistro verso l’aorta.

È però anche naturale per una famiglia preoccuparsi del benessere del proprio bimbo e farsi una domanda: il soffio al cuore è pericoloso? Non c’è motivo di allarmarsi: in molti casi è dovuto al processo di crescita del bambini, che coinvolge anche il suo muscolo cardiaco. Ma è comunque bene determinare il carattere organico o funzionale di questo rumore caratteristico, la cui natura è possibile accertare con una visita cardiologica specialistica.

Il soffio al cuore benigno si manifesta in modo notevolmente frequente anche in persone molto giovani, senza dare segni particolari della propria presenza. Se invece ci troviamo di fronte a sintomi come fiato corto (fame d’aria), sudorazione profusa senza motivo, dolori al petto, vertigini, colorazione tendente al blu della pelle, della dita e delle labbra, allora è bene rivolgersi quanto prima a un medico specialista: potrebbe trattarsi di una spia della presenza di patologie più gravi.

Di solito, quando si ausculta il cuore del paziente e si individua un soffio molto intenso e forte, si tratta di un soffio al cuore organico. Ma esistono casi in cui, anche in presenza di patologie cardiache, il soffio al cuore è leggero e non particolarmente accentuato: di conseguenza, pur essendo spia di qualcosa di più grave, può essere confuso con un soffio funzionale.

Si rende quindi necessario l’accertamento e una diagnosi del medico specialista, previo consulto del proprio medico di famiglia. Alla visita e alla prima valutazione clinica si dovranno associare alcuni esami strumentali, proprio con l’obiettivo di identificare natura ed entità del soffio al cuore. Quindi si dovranno eseguire quei test che nella stragrande maggioranza dei casi forniscono fin da subito risposte chiare:
  • ECG (Elettrocardiogramma), che dura pochi minuti. Completamente sicuro e indolore, non richiede particolare preparazione da parte del paziente. Attraverso uno strumento dotato di elettrodi, registra graficamente l’attività elettrica del cuore e il suo ritmo, misurando le variazioni che si verificano durante la contrazione cardiaca e il rilasciamento
  • Ecocardiografia non invasiva, che grazie agli ultrasuoni riceve informazioni sul cuore e sulle sue strutture interne. Individua in particolare volume, funzione sistolica e diastolica delle camere ventricolari così come la morfologia e la funzione degli apparati valvolari
Per situazioni particolari sono indicati anche ulteriori test:
  • Radiografia toracica, che mostra forma e dimensioni del muscolo cardiaco e individua i vasi principali nel torace
  • Risonanza Magnetica Cardiaca, se si sospetta la presenza di una patologia che interessa il cuore. Non invasiva e assolutamente indolore, ha una durata di 40-60 minuti circa. Sfrutta i campi magnetici e le onde di radiofrequenza per produrre immagini tridimensionali, statiche o dinamiche, del cuore e dei grossi vasi, in totale assenza di radiazioni.
  • Holter cardiaco, ovvero la registrazione del tracciato elettrocardiografico nell’arco delle 24 ore per i disturbi del ritmo. Indolore e non disagevole, permette di identificare aritmie che non sono evidenziate da un ECG, in quanto sporadiche e irregolari. Si applica al paziente un elettrocardiografo portatile che registra l’attività del cuore per almeno 24 ore (fino a un massimo di 7 giorni per casi particolari). Una volta terminato il tempo di applicazione concordato con il medico, si deve tornare presso la struttura per la rimozione dello strumento e la lettura dei dati 
  • Prova da sforzo con ECG su cyclette o tapis roulant, che consente di individuare patologie cardiache latenti e di comprendere, in presenza di un dolore toracico, se l’origine sia ischemica oppure solo osteo-muscolare

Come abbiamo visto, nella grande maggioranza dei casi il soffio al cuore scompare quando scompare la sua causa: crescita naturale nel caso dei bambini, altre condizioni che non hanno a che fare con il cuore negli adulti (ad esempio, una volta intervenuti correttamente sulla disfunzione tiroidea o sulla febbre). Ma se la sua origine è invece una patologia che interessa il funzionamento cardiaco e si rivela un disturbo invalidante, è necessario intervenire.

Se, ad esempio, si è verificato il danneggiamento di una valvola, la si ripara o la si sostituisce chirurgicamente. Se dipende dal restringimento delle arterie, si procede a un’angioplastica percutanea in anestesia locale: si inserisce lo stent, che dilata e sostiene la parete dell’arteria, attraverso una semplice puntura nell’arteria femorale o nell’arteria radiale. Lo stent può essere d’acciaio medicato a rilascio di farmaco oppure perfino in materiale riassorbibile all’interno delle arterie. Il paziente può tornare a casa già il giorno dopo l’intervento e tornare a una normale vita quotidiana.

Molti sportivi anche a livello amatoriale si domandano se sport e soffio al cuore possano convivere. Del resto, lo sport è una componente molto importante della vita quotidiana, anche nei bambini: in molti casi aiuta anche a prevenire l’insorgenza di patologie tumorali e non solo. Proprio per questo, è importante far sì che l’attività sportiva faccia parte delle nostre abitudini fin da piccoli, non solo per un giovamento dell’umore, ma anche del benessere fisico: nei paesi occidentali, dove abbiamo uno stile di vita particolarmente ricco e florido, circa il 30% dei bambini va incontro a sovrappeso o addirittura all’obesità fin dai primi anni di vita (dati Istat). 

Sappiamo che l’accumulo di grasso in eccesso non favorisce certamente la salute del nostro muscolo cardiaco. In ogni caso, la pratica di un’attività sportiva deve necessariamente venire dopo una diagnosi di soffio al cuore innocente: in tal caso, la sua manifestazione non ha particolare rilevanza, e di conseguenza non ci sono controindicazioni a una buona e regolare attività fisica. Se invece viene individuato un soffio al cuore organico, è bene ridurre la pratica sportiva e in genere non viene consentita l’attività di tipo agonistico. Nel caso in cui non si manifestino sintomi rilevanti, è consigliata una ginnastica moderata, in modo da portare beneficio al cuore senza affaticarlo.

La gravidanza è un momento bellissimo per una famiglia, ma anche una fase che mette alla prova il corpo di ogni donna. In particolare, l’apparato cardiocircolatorio è costretto a sostenere un carico di lavoro maggiore: deve infatti supportare il circolo placentare, che deve a sua volta rispondere alle necessità di nutrizione del feto. Questo provoca un aumento del volume circolante, associato al ridursi della pressione arteriosa in seguito all’azione degli ormoni. Di conseguenza, non c’è da sorprendersi se durante la gravidanza può comparire un leggero soffio al cuore funzionale.

Se il soffio al cuore era già presente nella donna prima del concepimento, è sempre bene tenere monitorata la condizione cardiaca ma non c’è da preoccuparsi per il nascituro, che potrà essere perfettamente sano e non subirà conseguenze sulla salute del proprio cuore.  Ci sono però anche casi in cui può manifestarsi la rara cardiomiopatia peripartum o gravidica, ovvero il danneggiamento delle pareti del cuore verso la fine o subito dopo la gravidanza. Le sue cause non sono ancora state chiarite, ma secondo le statistiche colpisce una gestante su 3.000 circa. Dal momento che può regredire del tutto o solo in parte, è una patologia che deve essere riconosciuta e curata il prima possibile. Si consiglia quindi a ogni donna in gravidanza di sottoporsi a un controllo cardiologico ed eventualmente anche a un’ecocardiografia.

Come ogni condizione particolare che riguardi la nostra salute, anche il soffio al cuore richiede esami specifici e approfonditi, su misura per ogni singola persona. È importante scegliere strutture dotate di tecnologie all’avanguardia e che possano contare sulla competenza e l’esperienza di medici e tecnici specializzati. Nei poliambulatori e negli ospedali GVM su tutto il territorio nazionale è possibile avvalersi di un supporto multidisciplinare avanzato e sempre a disposizione.

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