Acufeni

È possibile parlare per questa patologia sia al singolare, sia al plurale: non esiste infatti una sola tipologia di acufene, ma anzi si possono citare gli acufeni.
Noto anche con il nome di “tinnito”, è un disturbo uditivo molto particolare, poiché non è scontato che vi sia sempre un legame diretto e unico fra acufene e orecchio. Tale disturbo è caratterizzato dalla percezione di suoni continui o intermittenti che non hanno però una fonte esterna identificabile.

Acufene: i sintomi

Questo disturbo uditivo può non solo manifestarsi con la percezione sonora sopra citata, ma anche accompagnarsi a ulteriori segnali che possono avere un impatto significativo sulla qualità della vita delle persone colpite.

In ogni caso, fra i sintomi di acufene il primo è certamente udire suoni persistenti e variegati, che possono variare in intensità e tonalità. Alcune persone descrivono il rumore come un fischio o uno scampanellio acuto, mentre altre lo definiscono come un ronzio o un fruscio che può variare di intensità e frequenza anche nella stessa giornata con variazioni individuali.

Si definisce l’acufene compensato se non interferisce in modo significativo sulla vita di relazione,scompensato se influisce sul ritmo sonno-veglia o sull’attività lavorativa.
Gli acufeni possono infatti causare:
 
  • Irritazione e disturbi del sonno: il continuo rumore percepito può rendere difficile addormentarsi o mantenere un sonno profondo, portando a stanchezza e affaticamento diurno. Inoltre, essendo l’acufene più facilmente individuabile in un ambiente silenzioso, è proprio al momento di coricarsi che spesso il paziente ne risente di più.
  • Ansia e stress: in quanto l'incapacità di liberarsi da questo rumore può generare un ciclo negativo di preoccupazioni e tensioni.
  • Difficoltà di concentrazione: alcuni pazienti segnalano difficoltà nell'ascoltare o seguire conversazioni.

Dal momento che gli acufeni sono una condizione uditiva caratterizzata da una vasta gamma di suoni percepiti, la loro classificazione può essere basata su diversi criteri, inclusi i caratteri del suono e la localizzazione, ma ancora oggi, data la complessità e la soggettività del tema, non è ancora stata stabilita una classificazione universalmente accettata. È comunque possibile distinguere il disturbo in acufene bilaterale, percepito in entrambe le orecchie, e acufene monolaterale, percepito in un singolo orecchio.
Tutti gli acufeni possono essere causati da:
 
  • patologie di tipo neurologico
  • esposizione prolungata a rumori molto intensi
  • patologie cardiovascolari
  • assunzione di farmaci ototossici
  • traumi o lesioni locali
  • problemi vascolari specifici
  • disturbi dell’ATM (articolazione temporo-mandibolare)

Un’ulteriore classificazione è possibile effettuare fra acufeni soggettivi (la maggioranza dei casi), ossia la percezione del suono senza alcun tipo di stimolo esterno e udibile soltanto dal paziente, e acufeni oggettivi, che corrispondono invece a un rumore causato da una struttura vascolare vicina all’orecchio, a volte ben udibile anche dallo specialista che visita il paziente.

Gli acufeni sono un fenomeno complesso e le cause possono derivare da una vasta gamma di fattori. La comprensione delle origini di questa condizione è spesso sfidante, poiché coinvolge interazioni intricate tra diversi sistemi del corpo.

Secondo alcuni studi, è possibile in alcuni casi un’alterazione delle reti neurali, ossia il gruppo di cellule nervose o neuroni, che gestiscono i segnali di trasmissione o di inibizione del rumore, causando così una sua percezione cronica.

Vengono riconosciute fra le più comuni cause degli acufeni:
 
  • Lesioni dell'orecchio interno, a seguito di esposizione a suoni intensi, infezioni dell'orecchio. Non è raro riscontrare in alcuni pazienti un acufene da otite, causato dall’infezione. Il danno alle cellule sensoriali dell'udito può alterare la trasmissione dei segnali uditivi al cervello, generando suoni fantasma.
  • Esposizione prolungata o anche acuta a rumori forti, sia in luoghi di lavoro, sia ad esempio durante concerti: essa può infatti danneggiare le cellule ciliate dell'orecchio interno. L'uso inadeguato di auricolari o cuffie con volumi elevati può inoltre aumentare il rischio di danni uditivi.
  • Problemi cardiovascolari, come l'ipertensione o i disturbi circolatori, possono influenzare la circolazione sanguigna nell'area dell'orecchio interno. Questo può compromettere l'apporto di ossigeno.
  • Acufeni somatosensoriali
  • ​Disturbi dell'articolazione temporo-mandibolare (ATM): si tratta di una delle articolazioni più complesse all’interno del nostro organismo e connette le ossa temporali del cranio con la mandibola. Le disfunzioni dell'ATM possono influire sulla muscolatura circostante e generare un acufene.
  • Disturbi del tratto cervicale della colonna vertebrale: è infatti possibile in alcuni casi rilevare una compresenza di forte tetensione nella zona del collo che generano l’acufene.

Altre cause di acufene:
 
  • Accumuli di cerume e ostruzioni dell'orecchio, che in genere causano acufeni reversibili.
  • Stress e ansia, che possono esacerbare l’acufene o esserne un fattore scatenante. La risposta fisiologica allo stress può influenzare il sistema uditivo.
  • Patologie neurologiche centrali, come la sclerosi multipla possono influire sulla trasmissione dei segnali neurali.
  • La malattia di Meniere legata a un’idrope ossia ad un aumento di pressione dei fluidi all’interno della chiocciola ove sono localizzate le cellule neurosensoriali uditive.
  • Presenza di neurinomi, ovvero tumori benigni del nervo acustico.
  • Assunzione di farmaci ototossici, come alcuni antibiotici o chemioterapici.
  • Età avanzata: che fisiologicamente causa una compromissione dell’udito e a volte la comparsa dell’acufene.
  • Traumi cranici o acustici

È possibile operare riguardo a questo tema un’ulteriore classificazione:
 
  • Acufene acuto: quando si manifesta all’interno di un periodo di tre mesi.
  • Acufene subacuto: quando dura fino a sei mesi.
  • Acufene cronico: quando si protrae dopo i sei mesi. In alcuni casi l’acufene diventa continuo e persistente.

Nel caso di acufeni legati a fattori temporanei, come un'infiammazione dell'orecchio o una congestione dovuta a infezioni, il decorso potrebbe essere più favorevole con la risoluzione dell'evento scatenante.

Per alcuni pazienti, l'adattamento psicologico può giocare un ruolo significativo nel migliorare la gestione dell’acufene nel tempo. La consulenza psicologica e le terapie comportamentali possono aiutare a ridurre l'impatto emotivo della condizione, migliorando la qualità della vita anche se i sintomi persistono.

Nel caso di acufeni legati a cause sistemiche, come problemi cardiovascolari o neurologici, il decorso potrebbe essere più complesso e richiedere una gestione a lungo termine.

Nei casi più seri, questo disturbo può inoltre generare problematiche come:
 
  • Ritiro sociale, a causa delle difficoltà legate alla comunicazione e alla sensazione di isolamento. Le attività sociali possono diventare meno piacevoli a causa dell'interferenza del suono persistente. 
  • Variazioni della percezione del suono: il paziente può sperimentare fastidiosi cambiamenti nella percezione uditiva, come ipersensibilità a determinati suoni o ipoacusia temporanea. 
  • Coinvolgimento del sistema nervoso centrale, con relativi cambiamenti nei segnali neurali e nell'elaborazione uditiva. Ciò può contribuire alla persistenza dei sintomi e alla complessità del trattamento.

Data la natura soggettiva dei sintomi, è fondamentale per il paziente sottoporsi a una visita otorinolaringoiatrica specialistica e in seguito a una serie di esami, per riconoscerne le cause i e sviluppare un piano di gestione personalizzato.

Durante la visita, il medico raccoglierà una storia medica completa, concentrandosi sulla durata, l'intensità e la natura dei sintomi. Informazioni riguardanti eventuali esposizioni a rumori intensi, uso di farmaci ototossici e precedenti problemi uditivi saranno essenziali per la valutazione.

In seguito, ricorrerà a un attento esame fisico, in particolare dell'orecchio e delle strutture adiacenti, fondamentale per identificare eventuali anomalie, come presenza di cerume, infezioni dell'orecchio o problemi temporomandibolari o cervicali.

Saranno quindi molto importanti i seguenti accertamenti:  
 
  • Esame audiometrico e timpanometria vengono eseguiti per valutare la funzione uditiva e identificare eventuali perdite uditive. Il primo ha l’obiettivo di stabilire la soglia di udibilità minima del paziente, mentre la seconda serve a valutare la funzionalità dell’orecchio medio e della membrana timpanica. Questi test possono determinare se l'acufene è associato a un deficit uditivo.
  • Risonanza magnetica (RM) o tomografia computerizzata (TC) possono essere indicate per escludere anomalie strutturali nell'orecchio o nel cervello. Questi accertamenti sono particolarmente rilevanti se è emerso il sospetto di problemi neurologici.
  • Ecocolordoppler o angiografia possono essere eseguiti per valutare il flusso sanguigno nell'area dell'orecchio.
  • Esami neurologici mirati possono essere condotti per escludere o identificare eventuali patologie neurologiche.
  • Valutazione psicologica, che può essere utile per comprendere il possibile impatto degli acufeni sul benessere mentale del paziente. Lo stress, l'ansia o la depressione possono influire sulla percezione e sulla gestione degli acufeni, o esserne anche l’effetto diretto.
  • Valutazione dell'ATM o del rachide cervicale per comprendere se una tensione particolare in tale zone possa essere causa del disturbo uditivo. È importante notare che la diagnosi potrebbe richiedere tempo, poiché è necessario escludere molteplici fattori contribuenti. Una volta ottenuta, il trattamento può essere mirato alle cause sottostanti e alla gestione dei sintomi.

Di fronte alla sfida dell’acufene, cosa fare? Diversi approcci terapeutici possono contribuire a mitigare i sintomi e migliorare la qualità della vita. Anche se non esiste una cura definitiva, è possibile prima di tutto affrontare l’acufene con rimedi immediati, come:
 
  • Mascheramento del suono: l'utilizzo di suoni bianchi o altri suoni rilassanti, come onde oceaniche o musica tranquilla, può mascherare il disturbo, riducendo la percezione del rumore indesiderato.
  • Utilizzo di dispositivi sonori indossabili, come generatori di suono portatili o apparecchi acustici, per fornire un suono di sottofondo e migliorare la concentrazione.
  • Gestione dello stress e tecniche di rilassamento: la meditazione, la respirazione profonda e il biofeedback possono aiutare a ridurre l'ansia associata agli acufeni e migliorare la qualità del sonno.
  • Evitare rumori intensi, limitando l’esposizione e utilizzando protezioni auricolari in ambienti rumorosi, può contribuire a prevenire danni uditivi aggiuntivi e a ridurre l'aggravamento del disturbo.
 
Inoltre, la terapia per acufeni può comprendere le seguenti possibilità:
 
  • Terapia uditiva cognitivo-comportamentale (TCC), che mira a cambiare le reazioni emotive e comportamentali agli acufeni insegnando alla persona come gestirle. Questa terapia può aiutare i pazienti a tenere sotto controllo lo stress e adattarsi alla presenza del suono.
  • Impianto di dispositivi acustici, soprattutto in presenza di perdita di udito, poiché permettono di compensarla. Essi possono rivelarsi utili specialmente in caso di acufeni a bassa frequenza.
  • Impianto di apparecchi cocleari, ossia orecchie artificiali, in pazienti con gravi perdite uditive neurosensoriali che non possono essere corrette con un apparecchio acustico.
  • Terapia farmacologica: è possibile aiutare il paziente a gestire l’acufene con un trattamento di questo tipo soprattutto quando associate al disturbo vi sono ansia o depressione. Tuttavia, i risultati possono variare e, prima di qualsiasi prescrizione, il medico valuta rigorosamente i possibili effetti collaterali. Altri farmaci specifici in base alla causa possono essere antinfiammatori o rilassanti muscolari.
  • Terapie fisiche o ortodontiche consigliate per affrontare problemi muscolari o dell'articolazione temporo-mandibolare che potrebbero contribuire allo sviluppo del disturbo.
 
Un trattamento specifico è inoltre riservato a patologie neurologiche e cardiovascolari, che richiedono un percorso a sé.

È fondamentale sottolineare che il trattamento degli acufeni è altamente individualizzato e potrebbe richiedere un approccio combinato: fondamentale è il consulto di un otorinolaringoiatra, ma ancora più spesso è cruciale la consulenza multidisciplinare di specialisti, ossia Otorinolaringoiatri, Audiologi, Fisiatri, Ortodontisti, Psicologi, per sviluppare un piano di gestione personalizzato che tenga conto delle cause e delle specifiche esigenze del paziente.

Le competenze degli esperti devono inoltre essere associate alle tecniche di imaging più avanzate e alla presenza di équipe di supporto di alto livello. Presso gli ospedali GVM Care & Research tali elementi sono parte integrante del percorso di diagnosi, trattamento e follow-up. Ma non solo: essenziale è un approccio di cura mirato singolarmente in relazione alla persona, in quanto ogni paziente possiede una propria storia clinica e personale. In presenza di una problematica tanto complessa e dalla natura estremamente variabile, tale visione risulta ancora più importante.  
Le informazioni contenute nel Sito, seppur validate dai nostri medici, non intendono sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica.

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