Incontinenza urinaria

L’incontinenza urinaria è la condizione che comporta perdite involontarie e incontrollate di urina, in quantità più o meno abbondanti.
L’incontinenza urinaria è la condizione che implica involontarie perdite di urina. Una condizione invalidante, che può generare un disagio psicologico anche di notevole entità. Può colpire qualsiasi tipologia di paziente, ma è più frequente nelle donne e nei soggetti in età avanzata (fra cui in ogni caso si distingue circa un 30% di donne e un 15% di uomini). Tale maggiore frequenza è dovuta anche alla diversa conformazione dell’apparato urinario nelle donne e negli uomini.

Sono in particolar modo le basse vie urinarie a distinguere un soggetto di sesso maschile da uno di sesso femminile. In entrambi i casi l’organo preposto a contenere l’urina prima della sua espulsione controllata e consapevole è la vescica, mentre il canale da cui l’urina fuoriesce è l’uretra. Proprio l’uretra è l’elemento che determina una diversa capacità di continenza nell’uomo e nella donna: l’uretra maschile è lunga circa 18-20 centimetri, mentre quella femminile è decisamente ridotta sia nella lunghezza (3-4 centimetri), sia nel diametro (6 millimetri).

Negli uomini, la vescica si svuota in base alla tenuta dello sfintere uretrale, ossia la struttura muscolare localizzata presso il punto di passaggio da vescica a uretra (collo vescicale). In condizioni normali, lo sfintere è contratto e si rilassa prima dell’atto della minzione.

Nelle donne la situazione è più complessa: lo sfintere uretrale è infatti direttamente collegato ad altre strutture, in particolare i tessuti prossimi alla parete anteriore della vagina. Ciò comporta una maggiore mobilità del collo vescicale, ma anche una maggiore sensibilità alla pressione addominale. L’elasticità dei suddetti tessuti mucosi e sottomucosi è inoltre influenzata dai livelli di estrogeni: ciò si traduce in una loro atrofia a seguito della menopausa.

Da considerare infine è l’equilibrio non banale che caratterizza il pavimento pelvico: questa particolare zona del bacino è infatti il risultato delle relazioni, alterabili in diversi contesti, fra ossa, muscoli e nervi.

Incontinenza urinaria: le cause possibili

Anche se è vero che l’incidenza aumenta in età avanzata, è bene sottolineare che l’incontinenza urinaria non deve essere considerata una tappa tipica del processo di invecchiamento. In ogni caso, è possibile in certe situazioni collegare l’avanzare dell’età a un indebolimento di alcune strutture anatomiche.
Spesso, non è individuabile una sola causa di incontinenza urinaria, mentre è invece rilevabile una serie di concause:
  • Debolezza di sfintere urinario, pareti vescicali o muscolatura pelvica (soprattutto nelle donne che hanno partorito)
  • Ridotta coordinazione muscolare fra sfintere urinario e pareti vescicali
  • Ostruzione del collo vescicale specialmente negli uomini di mezza età
  • Vescica iperattiva, ossia un’attività in eccesso della muscolatura delle sue pareti, soprattutto nei pazienti più piccoli o giovani
  • Aumento del volume delle urine
  • Disturbi funzionali, che in genere provocano una perdita di urina maggiore e coinvolgono maggiormente le persone anziane

Esistono diverse tipologie di incontinenza, con modalità e cause specifiche differenti. Quando, come spesso accade, un paziente è caratterizzato da più tipi di questo disturbo, si parla di incontinenza urinaria mista.

Incontinenza da sforzo

L’incontinenza urinaria da sforzo è una problematica molto diffusa, in particolare fra i soggetti di sesso femminile: ciò è dovuto alla struttura muscolare che caratterizza le donne nell’area pelvi-perineale, che tende a essere sempre più lassa a seguito di alcuni eventi (parto, menopausa, ecc.).

L’incontinenza da sforzo implica perdite di urina subito dopo un movimento brusco o impegnativo, ma assolutamente normale nella quotidianità: può trattarsi di uno starnuto, di un colpo di tosse, di uno scoppio di risate, o anche semplicemente del sollevare un carico. Il movimento fa sì che la pressione addominale generi un aumento di quella intravescicale.

Si può trattare l’incontinenza urinaria da sforzo con rimedi appositi, individuati anche grazie al riconoscimento delle possibili cause:
 

  • gravidanza
  • menopausa
  • obesità 
  • età avanzata
  • lassità del pavimento pelvico (specie nelle donne a seguito del parto)
  • isterectomia nelle donne
  • prostatectomia negli uomini
  • diabete
  • infezioni del tratto urinario
  • assunzione di alcuni farmaci
  • fumo
  • eccesso di caffeina
  • attività fisica troppo intensa o troppo scarsa


Incontinenza da stress

Sebbene a un primo sguardo possa sembrare che si parli di incontinenza da stress psicologico, in realtà non è così. Con la definizione di incontinenza urinaria da stress si indica sempre l’incontinenza da sforzo, in quanto si considera lo stress fisico e non quello psicologico. È però altrettanto vero che in diversi casi l’incontinenza urinaria può a sua volta diventare motivo di disagio e isolamento, soprattutto a causa del timore di non controllarsi in pubblico, e talvolta sfociare in depressione.


Incontinenza da urgenza

L’incontinenza urinaria da urgenza è la necessità improvvisa di svuotare la vescica, che si contrae in modo imprevedibile. Il paziente non è dunque in grado di controllare lo stimolo, né di trattenerlo, nemmeno durante il riposo notturno. L’incontinenza da urgenza può avere cause come: 

È possibile affrontare l’incontinenza da urgenza con rimedi specifici, farmacologici e non solo.
 

Incontinenza urinaria riflessa

Questa tipologia di incontinenza comporta perdite urinarie involontarie a seguito dello sviluppo di disturbi neurologici, che portano il paziente a non percepire il bisogno di urinare.
 

Incontinenza funzionale

Si definisce incontinenza urinaria funzionale quella che ha alle spalle un disturbo non direttamente collegato al controllo della vescica. Può trattarsi di decadimento fisico così come cognitivo: tipico è il caso dei pazienti affetti da demenza, che potrebbero non rilevare lo stimolo oppure non riconoscere o non raggiungere in tempo il luogo preposto alla minzione.


Incontinenza da rigurgito

Si manifesta quando il paziente è caratterizzato da uno stimolo ridotto e la perdita di urine avviene perché è stata superata la massima capacità della vescica di trattenerle. In molti casi, questa tipologia si presenta insieme al mancato svuotamento della vescica stessa. È spesso dovuta a debolezza muscolare o vescicale oppure ostruzione del collo vescicale, legata per esempio a ipertrofia prostatica benigna.
 

Incontinenza urinaria totale

In questo caso, la perdita di urina è costante, a prescindere dal momento del giorno. Può essere causata da lesioni al sistema nervoso centrale, malformazioni congenite, traumi all’apparato uro-genitale.

I tipici sintomi di incontinenza possono riassumersi in realtà in uno soltanto: la perdita di controllo dello stimolo alla minzione. Le perdite di urina possono però verificarsi in modalità differenti: lievi (soprattutto in caso di incontinenza da stress) oppure abbondanti e frequenti. Si parla di incontinenza di stadio grave quando la perdita di controllo coinvolge anche lo sfintere anale, dando così luogo all’incontinenza fecale. L’atto dell’urinare può rivelarsi talvolta doloroso, mentre il ristagno dell’urina in alcuni punti della cute può causare irritazioni superficiali.

Da non sottovalutare è infine l’aspetto psicologico: il disturbo può influire negativamente sulla qualità della vita, poiché mette il paziente in una situazione di disagio che potrebbe portarlo a non vivere appieno la propria dimensione emotiva e sociale.

Può trattarsi di una condizione improvvisa e temporanea oppure può anche rivelarsi cronica e dunque durare nel tempo: ecco perché è fondamentale ottenere una tempestiva diagnosi grazie a una visita uroginecologica o uroandrologica.

Per prima cosa, il medico chiede al paziente informazioni sulla sua storia clinica e familiare, sulla sintomatologia e sullo stile di vita. La raccolta di tali dati, che già potrebbero portare il medico a individuare una possibile causa, supporta il successivo esame obiettivo, durante il quale vengono anche testati forza e sensibilità di determinate strutture.Più raramente l’incontinenza improvvisa può infatti essere un campanello d’allarme: se associata a perdita di sensibilità o debolezza delle gambe, o anche perdita di sensibilità nella zona genitale o intorno all’ano, è necessario approfondire ulteriormente la situazione per escludere o rilevare possibili danni al midollo spinale.

Viene effettuato anche un esame rettale, che nei pazienti di sesso maschile consente anche di valutare la prostata. Per quanto riguarda le pazienti di sesso femminile, viene anche eseguito un esame pelvico per verificare l’elasticità della muscolatura. Potrebbe essere richiesto al paziente di tossire con la vescica piena e nei giorni seguenti tenere il cosiddetto diario della minzione: il paziente annoterà orari e volumi di svuotamento della vescica, nonché qualsiasi attività a cui sia seguito un episodio di incontinenza urinaria, compresa l’assunzione di cibi o bevande.

Una volta ipotizzata una causa all’origine, è necessario ricorrere a esami di approfondimento per identificarla con certezza, in particolare:
 
  • Analisi delle urine e urinocoltura con antibiogramma per individuare possibili infezioni
  • Esami del sangue
  • Ecografia pelvica e renale
  • Endoscopia della vescica
  • Esame urodinamico per studiare la funzionalità del tratto basso urinario

È assolutamente importante trovare il giusto metodo di trattamento di questa condizione, in quanto in alcuni casi è possibile curare anche forme di incontinenza cronica. Molte persone sono portate a credere che questo disturbo faccia normalmente parte dell’avanzare dell’età, ma non è affatto scontato. Inoltre, è comunque possibile approntare un piano di trattamento che faccia migliorare la situazione.

I rimedi per l’incontinenza urinaria possono prevedere azioni di diverso spettro, in base alle necessità del paziente. Se è vero che negli ultimi anni è stata fatta molta strada relativamente alla produzione di assorbenti, è altrettanto vero che indossarli per un tempo prolungato può dare luogo allo sviluppo di infezioni, senza dimenticare che non sono adatti a tutte le situazioni.

È possibile individuare i seguenti approcci terapeutici:
 
  • Terapia comportamentale, che comprende un allenamento della vescica e un’idratazione corretta. Grazie al supporto del medico, il paziente può costruire un programma giornaliero così strutturato: si procede allo svuotamento della vescica ogni 2-3 ore e si combatte l’urgenza della minzione negli intervalli di tempo attraverso tecniche di rilassamento. Con il passare del tempo, tali intervalli si allungano per gradi. Lo stesso tipo di approccio può essere utilizzato con pazienti affetti da disturbi cognitivi, sollecitandone l’eventuale necessità di urinare con una domanda diretta a intervalli regolari. Inoltre, è possibile abituarsi a bere in momenti specifici (per esempio qualche ora prima del riposo notturno). È sempre bene durante il giorno bere 1,5-2 litri d’acqua.t
  • Fisiokinesiterapia. Molto importante è il contributo di questo tipo di terapia per rinforzare i muscoli perineali e ripristinare la funzionalità del perineo. Il fisioterapista procede quindi con una rieducazione manuale, che ha l’obiettivo di far comprendere al paziente come rilassare e contrarre i muscoli, e in alcuni casi può rendersi utile il biofeedback: grazie all’introduzione di una piccola sonda, il paziente può recuperare il controllo dell’attività muscolare e verificarne l’efficacia.
  • FES (elettrostimolazioni del pavimento pelvico): questa particolare tecnica prevede l’inserimento di una piccola sonda anale o vaginale con l’obiettivo di tonificare i muscoli. 
  • Neuromodulazione sacrale, ossia l’elettrostimolazione mini-invasiva dei nervi sacrali. Tale trattamento può rendersi necessario soprattutto in caso di incontinenza da urgenza, nel caso le altre terapie abbiano dato scarsi risultati.
  • Terapia medica: alcuni farmaci possono agire su un’eventuale incompetenza del collo vescicale. In particolare, gli antagonisti dei recettori muscarinici possono ridurre la contrazione anomala della vescica e quindi anche il bisogno di urinare. In caso di incontinenza notturna, può essere prescritta la desmopressina.
  • Tossina botulinica: indicate in caso di incontinenza da urgenza, le infiltrazioni di tale tossina contribuiscono al rilassamento della vescica e al conseguente aumento della sua capacità di accumulo.
  • Terapia chirurgica: quando la situazione del pavimento pelvico e dei relativi organi è ormai al di là della riabilitazione, in caso soprattutto di incontinenza da stress, lo specialista può optare per un intervento chirurgico mini-invasivo. È possibile introdurre tramite laparoscopia una rete protesica con un doppio obiettivo: rinforzare il pavimento pelvico e rendere stabili gli organi al suo interno, permettendo così a vescica e uretra di coordinarsi correttamente.

Altre tipologie di trattamento possono essere:
  • Introduzione temporanea o permanente di un catetere, soprattutto in caso di debolezza della muscolatura.
  • Filler di collagene, specialmente nelle situazioni più gravi (come ad esempio incontinenza urinaria a riposo). In regime di day hospital e anestesia locale, il collagene viene inserito intorno al canale dell’uretra: ciò comporta un aumento di spessore e una conseguente restrizione di diametro, così da bloccare le perdite di urina più rilevanti. Dal momento che questo tipo di materiale viene assorbito dall’organismo, il paziente deve sottoporsi al trattamento in media ogni 2 anni.
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