Distacco della retina

Il distacco della retina è da considerare emergenza medica: lo scollamento della retina, se non tempestivamente trattato, può portare alla cecità.

Come si manifesta

È da considerare a tutti gli effetti una vera e propria emergenza, poiché può avere conseguenze molto serie per la vista: il distacco della retina prevede lo scollamento della retina stessa dalla parete oculare a cui deve invece aderire.  La retina sollevandosi trascina con sé i vasi sanguigni che alimentano di ossigeno e nutrienti l'occhio causando, dopo 48 ore dal distacco, la morte delle cellule con conseguente perdita progressiva della vista.

Sul senso della vista l’essere umano fonda una buona parte del proprio esperire la realtà. Non a caso, l’occhio è un organo dalla complessità unica: la sua configurazione gli consente di elaborare un numero enorme di informazioni, oltre dieci milioni al secondo. All’interno della cavità orbitaria è contenuto il bulbo oculare, la cui parete è costituita da tre strutture concentriche:
  • Tonaca esterna, che comprende sclera (la membrana che riveste il bulbo e che nel linguaggio quotidiano viene chiamata “bianco dell’occhio”) e cornea (tessuto trasparente a forma di cupola che fa da “scudo” anteriore). Di natura fibrosa, mette in collegamento il bulbo con i muscoli che ne consentono la rotazione nelle varie direzioni.
  • Tonaca media o uvea, composta da coroide (membrana spugnosa che porta nutrimento alla retina), corpo ciliare (posto dietro l’iride e ricoperto all’interno da un’area retinica cieca), iride (il sottilissimo strato che determina il colore degli occhi) e cristallino (lente discoidale legata al corpo ciliare e deputata alla messa a fuoco). L’uvea è fatta di tessuto connettivo altamente vascolarizzato e alimenta la parte di retina a cui è vicina.
  • Tonaca interna, ovvero la retina, costituita da dieci strati di cellule nervose, fra cui bastoncelli e coni. Questi sono i responsabili della visione, rispettivamente di quella crepuscolare (in bianco e nero) e di quella a colori, e inviano le informazioni percepite al nervo ottico e quindi alla corteccia visiva.
La visione avviene attraverso il percorso retino-corticale, che comprende questi passaggi: l’occhio assimila la luce dall’ambiente, la deposita sulla cornea e crea così una prima immagine. Questa viene trasmessa dal nervo ottico al cervello, che la elabora. Da qui l’importanza della luce nella visione, poiché è proprio la luce a esporre un qualsiasi elemento all’attenzione dell’occhio. Essa viene assorbita attraverso camera anteriore e pupilla, passa per il cristallino e infine giunge alla retina, che tramite e coni e bastoncelli permette di identificare buio e luce, colori e contrasti.

L’occhio umano funziona quindi come un dispositivo fotografico, in cui la retina funge da pellicola sensibile. Privo di quella pellicola, l’occhio non potrebbe “restituire” alcuna fotografia. La capacità di visione dipende dunque direttamente dalla presenza e dalla funzionalità della retina.

Un altro componente dell’occhio entra in gioco in questo contesto, soprattutto in caso di distacco della retina. Fra cristallino e retina vi è uno strato di tessuto connettivo gelatinoso, fatto per il 99% d’acqua: è il corpo vitreo, il quale occupa la cavità del bulbo oculare, mantiene la retina aderente al fondo oculare e ne supporta la nutrizione

La patologia è abbastanza comune: basti pensare che in Italia si eseguono in media 5-10.000 operazioni chirurgiche all’anno. La primaria causa di distacco della retina è la relazione anomala fra retina e corpo vitreo: quest’ultimo tende a disidratarsi, specialmente durante le stagioni più calde e nei soggetti in età avanzata, e quando perde la propria componente acquosa, si contrae. Sono inoltre da considerare alcuni fattori di rischio per il distacco di retina:
  • Una seria miopia, in quanto la retina è eccessivamente sottile e il bulbo oculare più lungo del normale;
  • Alcuni traumi che coinvolgono gli occhi, come ad esempio lesioni dovute a incidenti automobilistici o attività sportive;
  • Precedenti operazioni chirurgiche nella zona interessata, soprattutto quella alla cataratta;
  • Familiarità.
Il distacco della retina può avere anche cause meno frequenti:
  • Retinopatia diabetica, conseguenza del diabete;
  • Patologie infiammatorie connesse a rare forme tumorali o uveite;
  • Patologie genetiche, in particolare la sindrome di marfan e la sindrome di ehler danlos.
In alcuni casi, soprattutto nelle persone anziane, può avvenire perfino un distacco della retina spontaneo, quindi senza altre cause evidenti. Vi sono inoltre alcuni studi scientifici degli ultimissimi anni che sostengono una correlazione fra distacco di retina e assunzione di fluorochinoloni, una classe di antibiotici. Proprio dalle cause del distacco della retina ha origine anche la sua classificazione in tipologie.

Sono quindi principalmente tre i tipi di questo disturbo:
  • Distacco di retina regmatogeno, il più frequente, connesso alla rottura della retina. Il processo avviene in questa sequenza di eventi: il corpo vitreo si distacca, si sviluppano piccole aperture (rotture retiniche) o vere e proprie lacerazioni, la retina si solleva e lascia uno spazio di ingresso al liquido vitreale.
  • Distacco di retina trazionale, legato invece molto spesso al diabete. La tonaca esterna dell’occhio, struttura fibrosa, agisce con forza di trazione sulla retina, causandone il distacco ma lasciandola intatta.
  • Distacco della retina essudativa, che non prevede una rottura della retina. Ma a causa di varie problematiche, come ad esempio infiammazioni, traumi, anomalie vascolari o patologie retiniche, sangue o fluido vitreale si accumulano sotto la retina stessa, che si separa dai tessuti a cui dovrebbe aderire.
Se coinvolta è la zona più centrale della retina, ovvero regione maculare e fovea, maggiore è il rischio di compromissione della vista.

Anche se non provoca alcun tipo di dolore, il distacco di retina si presenta con sintomi iniziali come la visione di lampi di luce, in genere nell’area periferica del campo visivo. Talvolta la fotopsia è accompagnata o seguita dal manifestarsi di corpi mobili nel campo visivo (“mosche volanti”): questi sono il risultato della concentrazione di fibrille vitreali in seguito al distaccamento del corpo vitreo. Man mano che la retina si distacca sempre di più, la persona inizia a percepire il calare di una sorta di “tenda” scura sul campo visivo (scotoma), che offusca o distorce la vista.

In alcuni casi, l’oscuramento può essere dato da un’emorragia vitreale. Il distacco retinico e tali sintomi sono infatti provocati innanzitutto dal distacco del corpo vitreo, che anticipa di poco quello della retina. Ecco perché, al presentarsi del distaccamento della retina con tali sintomi, è assolutamente necessario agire con tempestività, sottoponendosi immediatamente a un esame oculistico. Sono infatti sufficienti 48 ore dall’inizio del distacco perché le cellule retiniche muoiano, dando così il via a una progressiva cecità.

È normale provare timore in queste circostanze, ma si deve conservare il più possibile la propria lucidità e non lasciarsi andare a movimenti bruschi degli occhi o del capo.

Una visita oculistica consente di determinare se la retina dell’occhio è danneggiata. In particolare, per valutare l'acuità visiva e l'integrità della porzione posteriore dell'occhio si eseguono le seguenti indagini strumentali:
  • Oftalmoscopia, che attraverso l’uso dell’oftalmoscopio permette di analizzare l’occhio al suo interno ed eventualmente individuare aperture e lacerazioni della retina, così come distacchi particolarmente rilevanti.
  • Esame con lampada a fessura, o biomicroscopio, con cui il medico ispeziona il bulbo oculare e i suoi tessuti, a volte però può non identificare alcuni distacchi retinici periferici.
Altre indagini per la diagnosi di distacco della retina possono includere:
  • Test di acuità visiva e della percezione del colore, che aiutano a ipotizzare o al contrario escludere la presenza di patologie oculari specifiche.
  • Elettroretinografia, che esamina la reazione della retina sottoposta a uno stimolo luminoso e indaga lo stato delle sue cellule.
  • Angiografia con fluoresceina o fluorangiografia, con cui è possibile studiare la circolazione sanguigna nella retina e nella coroide, così da riconoscere eventuali patologie vascolari.
  • Tonometria per la misurazione della pressione intraoculare, che, se troppo alta, può compromettere la struttura oculare e in particolare il nervo ottico, come nel caso del glaucoma.

Una volta stabilito che si tratta di distacco di retina, si deve procedere con il trattamento più adeguato e soprattutto rapido: più velocemente si interviene, maggiore è la possibilità di non incorrere nella complicazione più temuta, ovvero la perdita della vista. Il distacco della retina richiede un intervento chirurgico: l’operazione alla retina ha l’obiettivo di ricollocarla nella sua posizione naturale e di sanarne la rottura. Lo specialista può scegliere in particolare fra due tecniche di operazioni alla retina:
  • Cerchiaggio dell’occhio o piombaggio sclerale dall'esterno, con chirurgia episclerale. Intorno al bublo oculare viene apposta una banda elastica di silicone (fibbia sclerale), così da avvicinare la parete oculare esterna alla retina e la retina al fluido vitreale.
  • Vitrectomia, che rappresenta la migliore opzione se il gel vitreale localizzato sotto la retina è particolarmente concentrato. In questa metodologia, si entra all’interno dell’occhio con cannule mininvasive, si aspira l’umor vitreo e lo si sostituisce con una tipologia di gas o di sostanza acquosa (olio di silicone). Al termine dell’operazione, si procede con fotocoagulazione tramite laser, che supporta il fissaggio della retina grazie alla formazione di una cicatrice.
  • Chirurgia laser e criopessia: fotocoagulazione (laser) e il trattamento con sonda fredda (criopessia) possono correggere una rottura retinica di piccole dimensioni.
È inoltre disponibile un’altra tecnica: la pneumoretinopessia o retinopessia pneumatica, che si esegue dall’interno dell’occhio con l’iniezione di una bolla di gas. Questa fa pressione contro la retina, spingendola nel suo letto naturale. Anche al termine di questa procedura, si ricorre alla fotocoagulazione.
 

Quando si parla di distacco della retina, come funziona la convalescenza?

Ciò dipende prima di tutto da quale tipo di intervento alla retina è stato eseguito. Ad esempio, in seguito a vitrectomia, è necessario un po’ di tempo prima che le sostanze inserite per sostituire il fluido vitreale si riassorbano: i migliori risultati si vedono in genere dopo 15-20 giorni dall’operazione.

Se invece è stata eseguita una pneumoretinopessia, è probabile che il paziente debba conservare una determinata inclinazione del capo per alcuni giorni, così da agevolare la più efficace pressione possibile sulla retina. Dopo entrambe queste operazioni, la visione risulterà provvisoriamente sfocata.

È necessario quindi pazientare prima di riprendere le proprie normali attività quotidiane, come ad esempio la guida, e fare attenzione a non strofinare l’occhio interessato. Altre manifestazioni particolarmente comuni, che scompaiono entro due giorni circa, sono prurito e gonfiore alle palpebre e fuoriuscita dall’occhio di fluido in minime quantità. Per limitare il gonfiore e soprattutto la possibile comparsa di infezioni, il medico può consigliare l’uso di un collirio specifico. A proposito di infezioni, se queste sono all’origine del distacco di retina, è possibile che si proceda con una terapia apposita, mirata ad agire sulla causa primaria.

Le modalità di recupero variano da paziente a paziente: a fronte di chi vede la propria vista migliorare, anche se in molti mesi, vi è anche chi sperimenta una riduzione stabile della stessa, ma non fino alla cecità. Queste varianti dipendono in gran parte dalla gravità e dalla durata del distacco della retina, ma anche dal verificarsi di un sanguinamento oculare. In ogni caso, si devono attendere molti mesi prima di valutare l’opportunità di una seconda operazione chirurgica.

È piuttosto raro l’insorgere di complicanze, soprattutto se l’intervento è avvenuto a tempo debito. Ma non è scontato che l’operazione chirurgica dia i risultati sperati: per questo, la complicanza più frequente di un distacco di retina è la perdita della vista. Oltre a questa, che resta certamente la più invalidante, possono verificarsi durante o in seguito all’intervento:
  • Comparsa di lividi intorno all'occhio
  • Sanguinamento intraoculare causata dall’emorragia del vitreo
  • Cataratta
  • Glaucoma
  • Visione doppia
  • Infezione oculare
  • Atrofia del bulbo oculare, con conseguente perdita dell’occhio
Trattandosi di un’operazione chirurgica, è inoltre da tenere in conto una possibile allergia al farmaco anestetico somministrato.

Dal momento che il distacco di retina è legato alle condizioni del corpo vitreo, che non deve disidratarsi, è assolutamente fondamentale cercare di prevenire questa situazione. Ecco perché si deve sempre ricordare di bere con regolarità, soprattutto in estate e in generale nei contesti particolarmente caldi, quando il rischio è maggiore. Eventualmente, se l’idratazione non fosse sufficiente, è possibile consultare il medico per capire se e quali integratori assumere.

Anche una dieta sana può contribuire alla salute della vista, in particolare i cibi ricchi di sostanze antiossidanti come frutta e verdura. Oltre a queste buone pratiche, non vi sono però regole certe nella prevenzione di questa patologia, il cui sviluppo è difficilmente prevedibile. Dato che il distacco della retina può portare a conseguenze come la cecità totale, è quindi importantissimo sottoporsi a controlli periodici accurati e rigorosi. Tale regolarità dev’essere inflessibile nel caso si soffra di grave miopia o diabete, oppure in caso di anamnesi familiare di distacco di retina.

Sono quindi numerosi i fattori da tenere monitorati e per questo è importante rivolgersi a strutture specializzate, dove un approccio multidisciplinare va di pari passo con l’evoluzione continua delle competenze e della ricerca tecnologica.
Le informazioni contenute nel Sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica.

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