Sindrome del nodo del seno

In alcuni casi il nodo del seno può funzionare in maniera ridotta, determinando un anomalo rallentamento dei battiti cardiaci
Il cuore ha un’attività elettrica interna, per mezzo della quale viaggiano gli impulsi che fanno contrarre le fibre muscolari. Le cellule che compongono questo sistema elettrico sono le stesse che controllano il ritmo e la velocità dei battiti del muscolo cardiaco. Il ritmo del cuore è controllato dal nodo sinusale o nodo seno atriale (SA), un gruppo di cellule specializzate situate nell’atrio destro. Il numero dei battiti che il cuore compie in un minuto (bpm) si definisce frequenza cardiaca e varia secondo l’attività svolta dal soggetto. In un individuo sano è di 70 bpm per gli uomini e di 75 bpm per le donne, si parla di bradicardia quando è inferiore ai 60 bpm e di tachicardia quando è superiore ai 100 bpm. In alcuni casi il nodo del seno può funzionare in maniera ridotta, determinando un anomalo rallentamento dei battiti cardiaci. Se la patologia è in fase avanzata, il nodo del seno può non essere più in grado di generare i battiti, questo darà origine a prolungate pause tra una contrazione e l’altra. In questo quadro altri gruppi di cellule, situate in una parte del muscolo cardiaco diverso dal nodo del seno, produrranno la contrazione. Spesso questo disturbo è correlato ad altre aritmie come la fibrillazione o il flutter atriale, in tal caso, si parla di “sindrome bradicardia-tachicardia"

La disfunzione del nodo del seno si manifesta, in molti casi, con l’aumentare dell’età o per patologie e condizioni che causano cicatrici o danni al sistema elettrico del cuore (anche cicatrici da interventi cardiochirurgici precedenti). Altri fattori possono essere l’assunzione di alcuni farmaci, per esempio antiaritmici o beta-bloccanti o può essere legata a patologie cardiache che limitano il flusso ematico (coronopatia) o causano infiammazione (febbre reumatica) o miocardite (infiammazione del miocardio).

Nei casi in cui il battito cardiaco rallenta o le pause tra una contrazione e l’altra sono troppo prolungate, si verifica una riduzione o un’interruzione dell’apporto di flusso sanguigno ai diversi organi. Questo quadro clinico provoca i seguenti sintomi: sensazione di mancamento o vertigini, affaticamento, difficoltà di concentrazione, sensazione di battiti cardiaci veloci e fluttuanti (palpitazioni), mancanza di respiro e bradicardia. In taluni soggetti, i sintomi, nella fase iniziale della patologia, possono non essere presenti o intermittenti. In presenza di alcuni dei segni suddetti è bene che il medico di famiglia indirizzi il paziente a un consulto presso un elettrofisiologo (cardiologo esperto di aritmie cardiache); nei casi più severi è necessario recarsi al Pronto Soccorso.

Per formulare una diagnosi corretta il medico rivolge al paziente delle domande per comprendere la gravità dei sintomi e la frequenza con cui si presentano. Richiede inoltre indagini diagnostiche quali l’Elettrocardiogramma; se però i ritmi cardiaci anormali sono intermittenti, non possono essere rilevati in breve tempo con un ECG standard, quindi potrebbero essere necessari altri tipi di esami, Holter ed Ecocardiogramma.

Il trattamento consiste nel prevenire i sintomi correlati alle pause prolungate tra una contrazione cardiaca e l’altra che provocano svenimenti.
La somministrazione di farmaci quali calcio-antagonisti o beta-bloccanti possono aggravare la patologia e causare la comparsa dei sintomi, pertanto devono essere consigliati solo dal medico curante o dal cardiologo. Il trattamento più efficace consiste nell’impianto di un pacemaker dispositivo inserito sottopelle, a livello del petto, che si attiva automaticamente, al bisogno o in modo costante, in caso di rallentamento del ritmo cardiaco (bradicardia) inviando impulsi elettrici. Il generatore può essere impiantato sia nei casi di mancata partenza degli impulsi elettrici dal muscolo cardiaco, sia a seguito di un blocco atrioventricolare, quando il cuore emette l’impulso elettrico che però non si propaga a tutto il muscolo.
Il corretto funzionamento di questo dispositivo salvavita sarà valutato mediante periodici controlli ambulatoriali. Quando le batterie sono scariche, solitamente dopo molti anni dall’impianto, il pacemaker sarà sostituito.
Terapie aggiuntive possono essere farmaci anticoagulanti orali, nei pazienti con sindrome bradicardia-tachicardia, per evitare il rischio di embolie, o l’ablazione transcatetere per la tachiaritmia.
Le informazioni contenute nel Sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica.

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