Alluce valgo

L’alluce valgo è una patologia molto comune, le cui cause non sono note, caratterizzata da deformazione dell’articolazione metatarso-falangea del primo dito del piede, che forma una prominenza ossea, la cosiddetta “cipolla”.
Alluce valgo
Particolarmente diffuso nelle donne, l’alluce valgo si presenta come una deformazione in cui la punta del dito è inclinata verso le altre dita e la base sporge esternamente e prende il nome di valgismo. Nelle forme avanzate, l’alluce finisce sopra o sotto il secondo dito. La caratteristica “cipolla” sul piede è una tumefazione della testa del primo metatarso, dovuta al contatto continuo con le scarpe durante la deambulazione, la cui presenza può generare dolore e fastidio in misura sempre più rilevante. Ma un piede con alluce valgo può essere a sua volta fonte di ulteriori complicazioni quali borsiti, dolori intensi e difficoltà di deambulazione. Per comprendere meglio la sua funzione è utile fare un passo indietro e capire come funziona l’anatomia del piede.

La struttura ossea del piede

Sono 26 le ossa che compongono il piede umano, suddivisibili in tre insiemi:
  • Ossa tarsali, nell’area più retrostante. Sono l’astragalo e il calcagno, molto importanti nella formazione della caviglia, il navicolare che dà inserzione al tendine tibiale posteriore, il cuboide e i tre cuneiformi, che insieme compongono l’arco del piede;
  • Ossa metatarsali nella zona intermedia, lunghe e posizionate parallelamente;
  • Falangi, ovvero le ossa delle cinque dita del piede, intervallate da singole articolazioni per dare mobilità alle dita.
Questa struttura ha come funzione fondamentale quella di sostenere l’essere umano nei suoi movimenti di ogni giorno. Come ogni osso presente nell’organismo, anche quelle del piede possono andare incontro a fratture e ad altre problematiche. Fra queste, l’alluce valgo.

Perché viene l’alluce valgo? Diverse cause, sia genetiche che acquisite, possono esserne all’origine e per questo è difficile determinarle con precisione.

Fra queste c’è il cosiddetto piede piatto, caratterizzato da una volta plantare appiattita: questa parte del piede è quella che in posizione eretta non è a contatto con il terreno. Tale condizione può generare un sovraccarico della parte anteriore del piede, con possibili conseguenti deformazioni. Anche la malformazione opposta, ovvero il piede cavo, può essere compresa fra le cause di alluce valgo: in questi casi, l’arco plantare mediale è più elevato della norma, con relative problematiche di sovraccarico su avampiede e calcagno.

A queste cause legate a una componente genetica è poi da affiancare la tendenza a indossare calzature troppo strette e che non tengono conto della naturale morfologia del piede. Diverse altre condizioni rendono vulnerabili allo sviluppo del disturbo, come problemi di peso, di postura o di tono muscolare, lesioni a carico del piede e alcuni tipi di artrite.

L’alluce valgo si sviluppa soprattutto nelle donne, con un rapporto 15:1 rispetto agli uomini. In Italia, ne soffre ben il 40% della popolazione femminile. Anche se si manifesta in particolar modo nelle persone fra i 40 e i 60 anni, l’alluce valgo può interessare anche pazienti più giovani o di età più avanzata, specialmente se affiancato all’artrosi.

La sintomatologia può variare da persona a persona, dato che vi è un’infiammazione all’origine dell’alluce valgo, i sintomi che si manifestano possono includere:
  • Ispessimento e degenerazione graduale dell’articolazione alla base dell’alluce;
  • Gonfiore o arrossamento intorno all'alluce;
  • Dolore persistente o intermittente;
  • Difficoltà nella deambulazione e nel mantenimento della posizione eretta.
L’alluce valgo può all’inizio non presentarsi con alcun sintomo particolare. Un alluce valgo al primo stadio manifesta sicuramente fra i sintomi iniziali un significativo dolore dell’area infiammata. I dolori dati da un alluce valgo prendono il nome di metatarsalgie. Se il disturbo si associa piede piatto o cavo, i dolori possono spingersi fino al retropiede.

In seguito, l’alluce valgo infiammato può anche portare alla formazione di calli, ad arrossamenti e a un ispessimento della pelle (ipercheratosi): questi possono evolversi in ulcere o borsiti, ovvero infiammazioni delle “borse” piene di liquido che hanno il compito di proteggere le articolazioni.

Se l’alluce valgo è grave, il dito può perfino andare a sovrastare o al contrario posizionarsi sotto il secondo dito del piede, provocando un vero e proprio squilibrio a livello posturale. Una volta che la postura si è adattata alla condizione, anche le articolazioni di caviglie, ginocchia, anche e colonna vertebrale ne risentiranno. In alcuni casi, si manifesta anche un alluce valgo bilaterale, ovvero su entrambi i piedi.

Per diagnosticare con certezza il disturbo dell’alluce valgo, si ricorre prima di tutto a una visita specialistica ortopedica, durante il quale il paziente viene osservato fermo in posizione eretta e in seguito mentre cammina: il medico può quindi analizzare le condizioni di appoggio di avampiede e retropiede. Viene poi effettuata una radiografia ai piedi, durante la quale al paziente si richiede di restare in posizione eretta. Eventualmente, per ottenere informazioni ancora più specifiche, il medico potrebbe approfondire la situazione con ecografia, Risonanza Magnetica o TC.

Una volta identificato l’alluce valgo, cosa si può fare? Se si tratta di alluce valgo lieve, la prima scelta è in genere la terapia conservativa. Quando la fastidiosa cipolla ai piedi è un problema estetico che non dà però sintomi particolarmente impegnativi, si può ricorrere a dispositivi come tutori e plantari. Per un alluce valgo iniziale i rimedi possono includere pediluvi e oli essenziali per dare sollievo, così come massaggi ed esercizi specifici. Quando l’alluce valgo è infiammato, i rimedi possono includere l’assunzione di farmaci antidolorifici.

Ma se queste procedure non ottengono i risultati sperati, la correzione dell’alluce valgo tramite operazione chirurgica può essere l’unica opzione possibile. Si è infatti di fronte a una deformazione legata alla struttura scheletrica: i metodi precedentemente descritti non sono quindi risolutivi. Per intervenire sull’alluce valgo si possono utilizzare anche nuove tecniche mininvasive, a seconda della gravità del disturbo e delle caratteristiche del singolo paziente.
 

Alluce valgo: l’operazione

Il solo trattamento efficace, nei casi in le misure conservative non bastino, è un intervento chirurgico all’alluce valgo. Le tecniche chirurgiche vanno valutate con cura a seconda della situazione del paziente, è infatti possibile che in alcuni casi sia necessario operare non soltanto l’alluce valgo, ma intervenire anche sulle altre dita del piede, sui tendini e sul metatarso. È possibile intervenire anche utilizzando metodiche miste, quindi in parte con tecnica percutanea e in parte con piccole incisioni.
 

Intervento all’alluce valgo con elementi in ferro

Il chirurgo può anche ricorrere alla tradizionale metodica a cielo aperto, utilizzata sempre più raramente, che consente la visualizzazione diretta dell’articolazione interessata. Operare l’alluce valgo in questo modo pone di fronte a pro e contro da valutare con attenzione: certamente la visualizzazione diretta della struttura ossea e dell’articolazione è un vantaggio perché porta a una significativa precisione nell’intervento, ma l’incisione è di grandi dimensioni. Questo conduce a maggiori rischi di sanguinamento e a tempi di recupero più lunghi.

Nel caso di chirurgia a cielo aperto, si ricorre a un’osteotomia dell’alluce valgo: il fine di questa tecnica è il riallineamento delle ossa dell’alluce, così da ricreare l’equilibrio precedente la deformità. Si incide a livello della zona ossea coinvolta, si rimuove la parte gonfia dell’osso e si procede con il riallineamento. Le ossa vengono poi fissate con mezzi di sintesi come viti o fili in metallo: questi ultimi, che emergono dalla pelle, vengono rimossi a circa un mese dall’intervento. Se questa tipologia di tecnica è preferibile quando si interviene su pazienti in età più avanzata e che presentano degenerazioni articolari, è però possibile anche ricorrere a un’osteotomia mininvasiva sui pazienti più giovani, soprattutto se l’alluce valgo è ancora a uno stadio iniziale.
 

Alluce valgo e intervento mininvasivo

Il PBS per l’alluce valgo è una metodica chirurgica mininvasiva, che permette la correzione della deformazione. La sigla con cui è nota indica la sua peculiare procedura e il nome del suo inventore: Percutaneous Bianchi System. Questa tecnica percutanea per correggere l’alluce valgo comprende l’utilizzo di frese chirurgiche, derivate dall’ambito odontoiatrico, che vengono inserite all’interno del piede attraverso piccole incisioni sulla cute (2-3 millimetri). Il chirurgo visualizza la struttura delle ossa e le frese stesse grazie a uno strumento radiologico, che gli permette quindi di guidare le frese correttamente. Ancora più innovativa è l’assenza nella procedura dell’utilizzo di mezzi di sintesi, come viti, fili o chiodi. Tale trattamento, che dura circa 20 minuti, può quindi essere eseguito con anestesia locale e in regime di day hospital.

I vantaggi della tecnica PBS per l’alluce valgo sono decisamente rilevanti. Il paziente può riprendere a camminare nel momento immediatamente successivo all’operazione, grazie a una fasciatura studiata dall’équipe medica per il singolo paziente e all’apposita calzatura post-operatoria, e senza l’ausilio di stampelle. Dopo 20 giorni circa dall’intervento, durante il primo controllo si riduce l’ingombro del bendaggio e si applica il calzino PBS, grazie al quale il paziente può di nuovo indossare scarpe comode (anche con taglie più grandi di quella solitamente utilizzata). Dopo eventuali visite ulteriori di controllo, a seconda dello stadio di sviluppo dell’alluce valgo, si controlla il carico ortostatico con radiografia.
In sintesi, si riducono trauma chirurgico, sanguinamento e tempo di degenza: i tempi di recupero si fanno molto più rapidi, a beneficio del benessere psico-fisico della persona.

Subito dopo l’operazione, vengono somministrati al paziente antidolorifici per via endovenosa. Nel momento dell’uscita dalla struttura, la persona può camminare in autonomia. La metodica chirurgica e le particolarità del paziente influiscono anche sulla formazione e sulla durata del gonfiore post-operatorio, che però non deve affatto incutere timore: non ha nulla a che fare con un presunto insuccesso dell’intervento, ma può essere invece legato all’assenza di mezzi di sintesi e al conseguente ritardo nella formazione di callo osseo.

Qualche nota a parte merita la medicazione: se l’intervento è stato eseguito a cielo aperto, il paziente può medicare e gestire la propria ferita, mentre se la tecnica utilizzata è mininvasiva o mista, è il chirurgo a effettuare la medicazione durante gli appositi controlli.

Di solito, già dopo un mese dall’intervento, il paziente può tornare alla guida: in ogni caso, deve farlo quando l’uso del piede non darà più alcun dolore. Per quanto riguarda il ritorno al lavoro, tutto dipende dalla tipologia stessa di professione: se si tratta di un impegno continuo e intenso, e soprattutto in frequente posizione eretta, è bene riprenderlo in un arco di tempo che va da uno a tre mesi. Se si tratta di un lavoro da scrivania, è possibile riprenderlo anche prima. Lo sport può tornare a essere una regolare attività dopo circa tre mesi dall’operazione.

In genere, grazie all’esortazione a camminare fin da subito, il paziente può non avere alcuna necessità di fare riabilitazione. Questa si rende necessaria solo in soggetti in età molto avanzata, che potranno ricorrere a fisioterapia, linfodrenaggio, esercizi di mobilizzazione delle dita del piede ed eventuale rieducazione alla deambulazione.

Si può prevenire l’alluce valgo? La risposta è: difficilmente.
Come si è visto, lo sviluppo di questo disturbo dipende da tutta una serie di fattori di rischio e cause, senza un’unica origine nota. In ogni caso, è possibile mettere in atto alcuni accorgimenti, soprattutto se il paziente è già ben conscio di soffrire di altre problematiche al piede. Contro l’alluce valgo, la prevenzione può innanzitutto prevedere l’utilizzo di scarpe confortevoli, con tacco basso e pianta larga. Importantissimo in questo contesto diventa il ruolo della diagnosi precoce: affidarsi a una struttura specializzata, che possa offrire il sostegno di competenze e procedure all’avanguardia, è il primo passo per affrontare nel modo migliore i primi segni di alluce valgo. Prima se ne accerta la presenza, maggiori saranno le probabilità di successo del trattamento.
 
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Le Strutture Sanitarie che accertano o curano questa patologia

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