In presenza di sintomi, è necessario sottoporsi il prima possibile a una
visita cardiologica specialistica. Dopo la visita, lo specialista può richiedere
esami del sangue, ecocardio color Doppler transtoracico o transesofageo.
In seguito alla diagnosi, la strategia terapeutica per le valvulopatie dipende dalla gravità della condizione, dall’impatto sulla funzionalità cardiaca, dall’età e comorbidità della persona.
Nei casi meno complessi, può essere sufficiente un
monitoraggio clinico regolare, mentre
nelle forme più avanzate si rende necessario un approccio farmacologico o chirurgico/interventistico.
Quando la valvulopatia è
asintomatica o lieve, il trattamento si basa su
controlli cardiologici periodici, con visite specialistiche ed esami diagnostici come l’
ecocardiogramma, per valutare come la patologia si sta evolvendo.
La
terapia farmacologica, pur non essendo risolutiva, ha l’obiettivo di
alleviare i sintomi e preservare la funzionalità del ventricolo sinistro, evitando il peggioramento della condizione. Tra i farmaci più utilizzati troviamo:
- Diuretici, impiegati per ridurre l’edema e contrastare la ritenzione idrica causata dall’insufficienza cardiaca.
- Beta-bloccanti, utili per rallentare la frequenza cardiaca e diminuire il carico di lavoro del cuore.
- Antiaritmici, prescritti per il controllo delle aritmie cardiache associate alla valvulopatia.
- Antipertensivi, indicati per il controllo della pressione arteriosa e prevenire lo scompenso cardiaco.
Quando i sintomi diventano
severi e la funzionalità della valvola è gravemente compromessa, si rende
necessario un intervento chirurgico o endovascolare. Le principali opzioni sono:
- Riparazione valvolare, che consiste nella correzione diretta della valvola danneggiata, mediante tecniche che ne ripristinano la normale funzionalità senza sostituzione. In caso di valvulopatia mitralica, è possibile contare anche su tecniche innovative come MitraClip, Neochord e Cardioband.
- Sostituzione valvolare, indicata nei casi in cui la valvola sia irrimediabilmente compromessa. È possibile impiantare due tipologie di protesi:
- Valvola biologica, in tessuti animali, che ha una durata limitata nel tempo ma non richiede terapia anticoagulante a lungo termine.
- Valvola meccanica, costituita da materiali sintetici altamente resistenti, che garantisce una lunga durata ma impone l’assunzione di anticoagulanti a vita per prevenire la formazione di trombi.
L’intervento di sostituzione tradizionale prevede
l’apertura del torace e l’utilizzo della macchina cuore-polmone per supportare la circolazione sanguigna durante l’operazione. In caso di valvulopatia aortica, nelle persone
più anziane o ad alto rischio chirurgico, si preferisce una procedura
meno invasiva, la
TAVI (Transcatheter Aortic Valve Implantation). La TAVI viene eseguita per via percutanea, solitamente attraverso
l’arteria femorale, senza necessità di chirurgia a cuore aperto. L’intervento prevede:
- L’introduzione di due cateteri, uno per la dilatazione della valvola con un palloncino e l’altro per il monitoraggio.
- L’inserimento e l’impianto di una protesi valvolare, che sostituisce la valvola malata senza la necessità di una chirurgia a cuore aperto.
In caso di sostituzione della valvola mitralica, è possibile che dopo alcuni anni si renda necessario un secondo intervento, con tecniche mininvasive come
il valve in valve mitralico transcatetere.